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La Voce del Savuto

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Per il sud occorrono buoni politici
domenica 19 luglio 2009

Imagedi Giacomo Mancini

Il Sud non ha bisogno di un altro partito, ma di buoni politici. Basterebbe forse questa considerazione per liquidarel’iniziativa di cui si discute in questi giorni.

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E, però, depurando il tema dal tatticismo con cui viene agitato dai suoi proponenti che sembrano mossi solo dallanecessità di conquistare maggiore centralità o di uscire dalle difficoltà o addirittura dall’isolamento che vivono all’interno del proprio campo politico, ci si imbatte in una grande discussione che trova nuovi spunti anche nei dati di recente diffusi da Svimez che denunciano la fuga dal Sud di molte giovani intelligenze.Secondo l’istituto che si occupa di monitorare l’economia nel meridione, infatti, nel periodo che va dal 1997 al 2008 oltre 700 mila persone hanno lasciato le regioni del Sud per trasferirsi al Nord. Nello stesso decennio (questa volta la fonte è Bankitalia) 181 miliardi di euro sono stati stanziati per il Mezzogiorno. Insomma i cittadini abbandonano il Sud, ma il Sud non è stato abbandonato dai governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio. Nonostante le responsabilità che si rimpallano reciprocamente le forze che si sono alternate all’opposizione con quelle che si sono succedute al governo, il Mezzogiorno è stato e continua ad essere sommerso di risorse. Nazionali e comunitarie. Quello che manca al Sud, quindi non sono le risorse, ma è una classe dirigente capace di trasformare questi enormi flussi di denaro in sviluppo e in opportunità. Purtroppo sono ancora in troppi quelli che considerano più facile prodursi in lamenti che produrre idee, che reputano più redditizio denunciare disattenzione da parte degli altri, che rimboccarsi le maniche e dimostrare quello che si è capaci di fare. Soprattutto tra la classe dirigente.E da qui che deve iniziare un nuovo percorso per il riscatto del Mezzogiorno: occorrono donne e uomini che nei rispettivi ruoli nei partiti, nelle istituzioni, nelle imprese, nelle associazioni di categoria siano mossi dall’orgoglio dell’essere meridionali e insieme dalla consapevolezza che qui come (e anche più) che al Nord è possibile fare, realizzare, contare.Nel corso della campagna elettorale per le europee che mi ha regalato la soddisfazione di essere dopo Berlusconi il più votato in Calabria tra tutti i candidati della mia lista, ho conosciuto tante persone, soprattutto giovani, animate da questo spirito.Ed è proprio a queste giovani energie che occorre dare voce e speranza. E’ questa la sfida dei partiti. Primo tra tutti del Pdl che nella modernizzazione e nell’innovazione ha la sua cifra e insieme la sua ragione sociale. E che, come hanno confermato le ultime elezioni, vince quando ha la capacità di spingere l’acceleratore fino in fondo sul terreno del cambiamento, arretrando, invece, quando offre una proposta contigua al modello che invece deve contrastare. Allo steso tempo, sarebbe auspicabile che su questa prospettiva si misurasse, dando vita ad una sorta di competizione virtuosa con il Pdl, anche il Pd che tante responsabilità ha nella cattiva gestione delle regioni e degli enti locali del Sud.E per vincere questa sfida la strada maestra è quella di mettere in campo una nuova generazione di dirigenti che sappia imporre nell’agenda e nelle scelte di governo gli interessi delle nostre terre e non che subisca ed esaudisca in silenzio i desiderata di qualche luogotenente settentrionale (anche questo ho verificato in campagna elettorale) perchè pensa che soltanto così potrà essere garantita la propria permanenza nelle istituzioni.Del resto quando ci sono le buone idee e non manca la determinazione nel battersi per farle prevalere, si trova sempre chi le sostiene e chi le appoggia anche lontano dai nostri confini.E’ successo, per esempio, quando il Sindaco di Reggio Calabria ha chiesto e si è speso fino a quando non ha ottenuto il riconoscimento per la sua splendida comunità

Gli emigrati di Motta S. Lucia/Angelo Gigliotti

di Mario Grandinetti

Figlio di Francesco Gigliotti e di Maria Rosa Bevacqua, nasce il 1 dicembre 1882.

Il padre, al momento in cui il secondogenito Angelo viene alla luce, è assente dal paese: risulta infatti “emigrato in America”.

Francesco Gigliotti, nato il 2 febbraio 1851, era stato uno dei primi emigrati mottesi in Usa.   Per la prima volta  approdò a New York con la nave “Italia” il 20 dicembre 1882, a questo suo viaggio ne seguirono altri: era in America anche al momento della nascita del figlio Diego, il 23 dicembre  1887 e  di Antonio il 6 ottobre 1891.

Nel 1921, il 28 giugno, al momento della sua morte, Francesco si trovava a Motta Santa Lucia.

Suo figlio Angelo arriva in America, sembra, nel 1900, vi rimarrà fino al 1904. Dopo un breve intermezzo in patria, l’8 agosto 1905, per la seconda ed ultima volta, intraprende un nuovo viaggio. Parte da Napoli sulla nave “Sardinia” alla volta del porto di New York.

In America trascorrerà tutta la sua vita. Il 21 settembre 1907 è in Pennsylvania dove sposa Carmella Rocco nella chiesa di Santa Maria Madre di Dio di Yatesboro. Carmella era la figlia di Stefano Rocco e di Teresa Ciangia 

Egli - ricorda la nipote Helen - passò  la maggior parte dei suoi anni da adulto lavorando nelle miniere di carbone di Dayton, contea di Armstrong, Pennsylvania. Angelo era un conducente di muli e quando arrivò l’elettricità nelle miniere, si occupò del motore elettrico per trascinare i carri di carbone nelle gallerie. Dal censimento del 1910 risulta che viveva con lui il fratello Dick (Diego), di vent’anni e che Angelo non era in grado di leggere e scrivere in inglese.. Nel censimento del 1920 risulta che  affittava casa sua ad altri immigrati e ed era in grado di leggere e scrivere in inglese. Egli fu anche usato dalla direzione delle miniere come interprete per gli altri lavoratori italiani
Ultimo aggiornamento ( luned́ 11 luglio 2011 )
 
 
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