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La Voce del Savuto

Thursday
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La Legge, la Norma e la Regola
venerd́ 21 agosto 2009

Imagedi Raffaele Paolo Saccomanno*

Noi usiamo queste tre categorie come sinonimi e le interscambiamo a piacimento. Ciò non è consentito in una rigorosa ricostruzione epistemologica, in cui esse vanno necessariamente distinte e chiarite.

Chiamiamo Legge quell’Ordinamento che consente a un ente o a un’istituzione di permanere nel suo stato; chiamiamo Norma i parametri di oscillazione che sono consentiti nell’ambito del sistema stesso; chiamiamo Regola la media che si osserva nell’oscillazione della Norma.

Esemplifichiamo: consideriamo una stagione dell’anno qualsiasi, ad esempio l’estate. La Legge dell’estate è quella che la specifica perché tale e la fa distinguere nettamente dalle altre stagioni, configurandola nel suo aspetto fondamentale: come “stagione calda”. Questo stato comporta una Norma secondo cui il caldo, può oscillare tra un minimo e un massimo, entro cui la stagione può definirsi “estate” e fuori della quale si snatura. La media, ossia quello che Aristotele definiva “il giusto mezzo”, rappresenta la normalità, la Regola, che è ritenuta valida nella sua generalità.

Tutta la Natura è costruita secondo Legge, Norma e Regola, perciò mantiene esattamente il suo equilibrio e il suo ordine. Se violiamo le sue regole e andiamo oltre la norma, poniamo le premesse della fine della natura e della sua trasformazione in semplice terra. Ma, questo non c’è permesso, non essendo noi i creatori, e prima che possa avvenire un tale disastro è l’uomo stesso a perire per primo: perché è consentito, fino a un certo limite, violare la Norma e la Regola, ma mai la Legge stessa.

Ha, dunque, l’uomo il compito di obbedire a un ordine, di derogare fino a un certo limite e di concepire perfettamente cosa sia la normalità.

Gli antichi avevano chiara questa distinzione ed essa si è mantenuta nei suoi limiti fino all’avvento della borghesia, la classe che giustamente Marx ritiene che abbia compiuto una rivoluzione paragonabile soltanto a quella neolitica.

La borghesia ha violentemente manomesso la natura, le istituzioni e le fondamentali aggregazioni sociali quali famiglia, appartenenza politica e credo religioso, perché non aveva più bisogno di questi mezzi classici per instaurare il suo ordine economico ed ha fatto del solo profitto il mezzo utile per la propria supremazia.

Il movimento dei lavoratori, che a essa si oppone naturalmente, ha opposto i propri valori costitutivi ben sapendo che “la ruota della storia non può girare indietro”, ma, imbrigliata nelle trappole del consumismo, ossia imborghesendosi, ha demandato in un secondo tempo la costruzione di una società socialista.

E, dunque, in questo lungo periodo di transizione portiamo il peso dell’agonia della famiglia, dei Partiti e della Chiesa, con tutti i loro vecchi valori, e non abbiamo saputo rinnovarli, nella perdita del senso di auctoritas, in una superiore costruzione familiare, politica e religiosa. Intanto le istituzioni politiche diventavano bivacco di imbecilli, profittatori e arroganti caporali di giornata.

Questo è il quadro sommario da cui dovremmo partire. Al più presto, superando questo serioso dibattito inconcludente di sinistra. 

 
 
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