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La Voce del Savuto

Friday
Nov 22nd
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Riflessioni sul Savuto...
sabato 03 ottobre 2009

di Salvatore DIANA

 

Image  Uno come me, letteralmente nato e cresciuto sul posto, quali sensazioni prova osservando la foto allegata?

Di ammirazione per la bellezza naturale del posto, di tenerezza e di nostalgia per i ricordi che riaffiorano prepotenti o semplicemente di indignazione per lo scempio ambientale che è stato perpe­trato? Forse un po' di tutto!Come nipote della famiglia Altomare, che aveva la fattoria a due passi e la proprietà che si estendeva dall'argine del fiume fino alla metà del costone che portava a Carpanzano di cose da dire ne avrei proprio tante!E non potrebbe essere altrimenti per il fatto che, insieme a mia sorella, ho trascorso il periodo dell'infanzia appunto presso i nonni materni, al Carito. Sempre con negli occhi la visione del Savuto e nelle orecchie il placido mormorio dell' acqua nella bella stagione, come il ruggito delle sue piene in inverno.Perché la casa colonica era come un balcone fiorito e profumato affacciato sulla valle.Erano gli anni Cinquanta ed ancora non era stata realizzata l'Autostrada del Sole; il traffico lo­cale e nazionale era dunque supportato dalla vecchia S.S. 19, tangente la casa dei nonni, e quindi vi era tanta vita. Numerosi i viaggiatori che si fermavano in visita o per acquistare frutta ed ortaggi ap­pena raccolti. A questo periodo sono legati i ricordi più belli della mia esistenza, anche per il fatto che ancora vivevano le persone a me più care.Il posto non era come si presenta adesso, invaso dalle spine e fagocitato dal bosco. Ogni palmo di terra aveva una precisa coltivazione: orto, vigneto, frutteto, seminato, oliveto, castagneto, pascolo per le mucche. Intorno alla casa poi le mie zie curavano un giardino variegato e profumato, per i cui fiori la gente veniva dai paesi vicini.Di quei tempi ricordo la vecchia corriera che passava due volte al giorno, sulla tratta Motta S. Lucia - Cosenza. Era molto usata dalla mia nonna materna, "za Rosaria" come affettuosamente la chiamavano tutti, per scendere ogni mattina al mercatino di Rogliano con le sue mercanzie.Ricordo anche le schiere di lavandaie, che dai borghi scendevano a valle per sciacquare i loro panni nelle terse correnti. Le carovane di mulattieri, tormentati dal caldo e dai tafani, che facevano un saliscendi continuo lungo gli irti sentieri che portavano a Carpanzano, Malito, Rogliano, Marzi, Belsito; trasportanti pietre di fiume, sabbia e calce (vi erano anche delle calcare!) nelle apposite cassette di legno fissate al basto degli animali. Una fatica di Sisifo che oggi può sembrare assurda ma che è valsa ad edificare tante case dei nostri centri storici.La popolazione fluviale di allora comprendeva anche qualche pescatore, che talvolta incontravo durante le mie passeggiate lungo il fiume: rispetto ad oggi erano fortunati poiché avevano a disposizione gli invasi delle centrali idroelettriche per l'esercizio della loro attività sportiva. Credo tutti sappiano che, fino ad un certo periodo, il Savuto ha fornito di energia economica e certa tutta l'utenza della sua Valle.Nella bella stagione flotte di bagnanti scendevano per fare balneazione nei caratteristici "vulli", sbarramenti del corso del fiume utilizzati come piscine. Osservandoli in qualche vecchia stampa magari ci viene da ridere nel vederli avvolti nei loro bianchi lenzuoli.Vi erano poi i contadini che coltivavano le varie "macchie'", quei ritagli di terra fertile a contatto del fiume destinati all'orticoltura, che producevano ortaggi e frutta da sogno. Il clima quasi marino permetteva l'impianto di aranceti e di altre colture magari impensabili per il contesto climatico e territoriale.Al limitare delle "macchie", nella parte antistante il terreno dei nonni, passava un canale artificiale, immerso nella vegetazione e sorvolato da flotte di libellule. Dal "ponte nuovo" portava l'acqua al vecchio mulino Mirabelli, all'epoca ancora funzionante, presso cui si trasportava il grano a dorso d'asino o sulla testa delle contadine per la molitura. Chissà quante volte mi sono recato con le mie zie, ogni volta era uno spasso guadare il fiume a piedi nudi!Ora le "macchie" non ci sono più. Negli anni Sessanta iniziò lo sfruttamento irresponsabile ed incontrollato dell'arenile, come testimoniano i ruderi dei vari silos, ed il placido mormorio estivo delle acque fu soppiantato dal rombo degli escavatori e dei camion. Si scavò senza criterio anche a ridosso delle zone coltivate cosicché, quando in inverno arrivarono puntualmente le piene, la forza distruttrice della corrente non trovò ostacoli. Anzi, grazie agli sbancamenti, si trovò indirizzata verso gli orti da sempre amorevolmente tenuti e fece tabula rasa. Lasciando tanti coloni e proprietari addolorati e sgomenti.Naturalmente questa situazione dette negli anni successivi nuovo slancio allo sfruttamento dell'alveo. Non si trattava più di prelevare a dorso di mulo pietre o sabbia per restaurare o costruire qualche casetta, come succedeva in passato. Eravamo ormai allo sfruttamento industrializzato asservito alla speculazione edilizia, fenomeno tipico degli anni Sessanta.Ad un certo punto, non ricordo bene il motivo, lo scempio cessò all'improvviso ed il fiume restò abbandonato al suo destino, al degrado ed all'inselvaticamento progressivo.Per la verità una ventina di anni fa si tornò saltuariamente a parlare di esso, per problemi legati all'inquinamento o dirottamento delle sue acque verso altri territori. Pretesti che dettero adito a manifestazioni campanilistiche più che di coscienza e che, come succede sempre in questi casi, caddero inesorabilmente nel dimenticatoio.In seguito l'ente preposto allo sviluppo della nostra zona, la Comunità Montana del Savuto, per far riemergere e quindi valorizzare i tanti siti naturalistici e storici esistenti (cascate di Cannavina, ponte di Tavolaria, ponte delle Fratte, ponte di Annibale, postazioni di guardia ed altro) e quindi dare slancio al turismo locale che per qualità e quantità non ha niente da invidiare agli altri, aveva migliorato la viabilità verso di essi creando anche delle apprezzatissime aree per picnic.L'idea era buona ma si trattava del classico caso del gigante dai piedi d'argilla!Bisognava pensare prima al contenimento ed incanalamento delle acque, tenendo conto del carattere torrentizio del fiume, ed ai danni che esse provocavano ogni cattiva stagione. Cioè fare esperienza del passato per studiare nuovi e più duraturi progetti.Il risultato è che i manufatti realizzati di recente si presentano in condizioni molto peggiori rispetto ai reperti romani di tanti secoli fa.Infatti nel corso delle ultime piene il fiume, come ha sempre fatto, ha cambiato il suo cammino e travolto come fuscelli gran parte delle infrastrutture; lo stupido vandalismo umano si è occupato del resto! Ora le aree sono abbandonate ed in preda alle sterpaglie, non si è nemmeno tentato di recuperarle. Col caldo che fa e con la crisi che c'è, oggi sarebbero meta di tanti frequentatori.Sembra quasi che del nostro fiume si parli unicamente per politica o per campanilismo, che in fondo è la stessa cosa!Cioè quando fa comodo ai propri interessi o a quelli dei propri "santi".Torniamo alla foto. Osserviamo quella struttura slanciata ed avveniristica che sovrasta e mortifica il caro e vecchio "Ponte Nuovo!". Sicuramente Gioacchino MURAT che 1'ha fatto costruire qualche secolo fa si rivolterà risentito nella tomba per l'affronto.Il viadotto in questione serve a far oltrepassare il fiume alla superstrada del Medio Savuto, pensata dalla comunità Montana per collegare la zona di Piano Lago con quella di Catanzaro, quindi in alternativa all'Autostrada del Sole per alleggerirne il traffico e ridurne gli incidenti. Dopo tanti anni il breve tratto realizzato nella nostra zona, compreso fra Vallegiannò e per l'appunto cascina dei miei nonni al Carito, si presenta tutto franato in modo irrimediabile ed abbandonato all'oblio. Ideata male, progettata peggio e costruita come si suol dire "a capocchia", l'opera aveva illuso gli abitanti dei paesetti serviti grazie alla presentazione dei politici coinvolti. Loro avevano sperato, in buona fede, di poter uscire grazie ad essa dall'atavico isolamento e quindi avere qualche speranza di sviluppo e di sopravvivenza!Oggi, purtroppo, sono tutti rassegnati, delusi dalle istituzioni e dai politici che, puntualmente ad ogni tornata elettorale, hanno approfittato del sacrosanto malcontento ed indignazione per fare passerella di propaganda. Sciacquandosi la bocca con la parola SAVUTO.Con la rassegnazione è calato il silenzio! Ci è rimasto, però, questo ECOMOSTRO, monumento all'assurdità ed allo sperpero del denaro pubblico.Mi sembra di veder ridacchiare il vecchio Murat, tra il sarcastico ed il soddisfatto. Forse starà considerando che se non fosse per lui a quest'ora tanti paesi come Carpanzano, Scigliano, Colosimi eccetera risulterebbero praticamente isolati o, quantomeno, costretti a lunghi giri per riallacciarsi al solito traffico.In pieno Duemila, la struttura che Lorsignori avevano pensato per trarci fuori dal sottosviluppo e dall'isolamento è FRANATA!Arrivati a questo punto credo di vedere anche l'ingegnere dei ponti romani, ANCORA UTILIZZABILI, ridacchiare sardonico nel suo sepolcro.Mi si scusi lo sfogo, ma ogni volta che penso al Savuto i ricordi riaffiorano travolgenti. Come anche la rabbia verso coloro che consapevolmente o inconsapevolmente l'hanno ridotto allo stato attuale.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 aprile 2011 )
 
 
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