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"Calabria - Afghanistan, un ponte di cooperazione al femminile"
giovedý 08 ottobre 2009
Image  Intervista a Carmensita Furlano, promotrice del progetto umanitario

di Antonietta MALITO

 

Carmensita FurlanoProfessione: giornalista, direttore di www.donnamagazine.itCariche: è consigliere comunale presso il Comune di Cosenza, caporale ad honorem del I° Reggimento Bersaglieri, unica rappresentante della Calabria per la Tavola Internazionale di Pace in Libano, rappresentante unica per la Calabria nel RnS per la missione in Moldavia, unica delegata politica del Vescovo Metropolita di Cosenza - Mons. Salvatore Nunnari - per le Settimane Sociali, presidente della Commissione sport e politiche giovanili presso il Comune di Cosenza, presidente della squadra di calcio dei consiglieri comunali di Cosenza, collaboratrice con il penitenziario di Cosenza ed organizzatrice di incontri di calcio per i detenuti.Interessi: calcio e sport in genere (deltaplano, paracadutismo), musica (è soprano e suona la chitarra e gli strumenti a percussione), teatro, cinema, moda (colleziona scarpe, borse, occhiali).  Si svolgerà il prossimo 14 ottobre, presso la Caserma “Luigi Settino” di Via Panebianco a Cosenza, sede del 1° Reggimento Bersaglieri, la manifestazione pubblica di presentazione dell’operazione “Calabria - Afghanistan, un ponte di cooperazione al femminile”, promossa dalla dottoressa Carmensita Furlano. Il progetto nasce con il fine preciso di contribuire in modo concreto alla ricostruzione della società civile afghana, rivolgendo particolare attenzione alla sua componente più debole, rappresentata dalle donne e dai bambini. Nel perseguire questo obiettivo, determinante sarà il sostegno all’opera meritoria che il Contingente Italiano sta svolgendo in quel Paese. Attraverso una serie di aiuti umanitari e l’appoggio concreto di istituzioni, associazioni, gente comune, il progetto si annuncia come una vera e propria sfida, affinché le missioni di pace non rimangano delle pure e semplici  missioni, ma riescano a gettare le basi necessarie per offrire un futuro di vita diverso a quei bambini e a quelle donne tormentati dalla fame, dalla guerra, dalle malattie, dai soprusi.Per saperne di più sul programma e sulle modalità d’attuazione dello stesso, abbiamo incontrato, proprio nei giorni scorsi, la dottoressa Carmensita Furlano, che con cortesia ha risposto alle nostre domande, evidenziando la necessità di una cooperazione che parta dalle donne per estendersi agli uomini e dar vita ad un ponte umano capace di contribuire attivamente, in Afghanistan, alla costruzione di una realtà migliore.  

- Dottoressa Furlano, lei è la promotrice di un importante progetto dai fini umanitari a favore delle donne e dei bambini afghani. Può illustrarcelo?«Ho avviato una raccolta di materiali di utilità immediata per consegnarli in Afghanistan nella zona dove opera il Contingente Italiano per il prossimo Natale 2009, grazie all’impegno del nostro I° Reggimento Bersaglieri che sarà a rappresentare tutti noi. Il I° Reggimento non è solo cittadino onorario di Cosenza, ma della Calabria intera, ed è anche cittadino della nostra Nazione e di tutti gli italiani all’estero e di questo ognuno deve sentirsi fiero. È un gesto importante, farebbe sentire noi civili coinvolti nelle operazioni in Afghanistan, perché la pace parte proprio da noi. Molti capirebbero che il futuro delle donne e dei bambini afghani ci riguarda tutti, se loro avranno una possibilità di miglioramento anche i nostri figli potranno avere un futuro di pace. Garantendo la sicurezza, portando aiuti immediati, si potrebbero far partire progetti a più ampio respiro, che nel tempo allontanerebbero gli afghani dalla povertà e dalla guerra. Ma sono convinta che se non partiremo da piccole cose subito, e aspettando gli effetti dei grandi progetti, quelle donne e quei bambini, nel frattempo diventati adulti, non avranno più fiducia negli stranieri ed i loro salvatori non potranno che essere i talebani, che con i proventi del traffico dell’oppio saranno in grado di soddisfare quelle esigenze di sopravvivenza che noi occidentali avremo deluso». 

- Da cosa nasce questa sua attenzione verso il popolo afghano e le sue mille difficoltà?«La realtà afghana è completamente diversa dalle altre realtà. Tra i civili afghani non esiste il sogno, non esiste la speranza di una vita, non esiste idea di cosa significa vivere, e allora ho pensato per qualche momento di immaginare se io fossi una donna afghana: “Se io fossi una donna afghana sarei contenta che quei soldati impedissero violenze e soprusi, ma poi mi chiederei cosa fanno di concreto per migliorare le mie condizioni di vita e quelle della mia famiglia? In un Paese povero come l’Afghanistan mi accontenterei di piccole cose: un pozzo dove attingere l’acqua non infetta, un minimo di luce che renda meno pericolose le strade del mio villaggio, una medicina da pochi dollari che impedisca alla lesmaniosi di divorare la carne viva dei mie figli. E se questi stranieri facessero queste poche cose senza chiedere nulla in cambio sarei loro grata e considererei i talebani i miei nemici”. Ecco da dove nasce questo mio fare». 

- Ha mai toccato con mano la realtà afghana?«Io faccio parte del movimento ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito, realtà ecclesiale, e da sempre sono stata componente delle equipe di evangelizzazione anche a livello nazionale del mio movimento, attraverso anche l’iniziativa della cultura di Pentecoste: vita nuova nella fede e nel fare per gli altri. Da qui ho partecipato ad una serie di iniziative umanitarie per la terra del Libano e della Moldavia, e ho sempre seguito i servizi provenienti da questa terra sofferente, esistente geograficamente ma non di vita vera, e ho conosciuto un po’ di più ciò che accade grazie al racconto del mio amico inviato di guerra Franco Di Mare». 

- Chi la sosterrà in questa nobile iniziativa?«Sto chiedendo aiuto alle istituzioni pubbliche, agli enti, alle associazioni di ogni ordine e grado, a tutti gli ordini professionali e a tutte le persone che hanno un cuore che sa amare. La Regione Calabria col presidente Loiero ha già dato il patrocinio, ho steso l’invito alle Regioni Puglia, Lombardia, Campania, e naturalmente ho invitato i ministri Frattini e Larussa a partecipare alla manifestazione pubblica che si terrà il prossimo 14 ottobre nella Caserma “Luigi Settino” sede del I° Reggimento Bersaglieri. Ho invitato tutte le donne che fanno parte delle istituzioni e non ad essere parte attiva, perché noi donne riusciamo ad essere concrete nell’immediatezza delle cose, non ci perdiamo in vari fronzoli, ma insieme riusciamo a risolvere e costruire». 

- Attraverso quali aiuti pensa di riuscire a realizzare quello che ha chiamato “un ponte di cooperazione al femminile” tra la Calabria e l’Afghanistan?«Il materiale che sarà raccolto per l’Afghanistan consiste in: antibiotici generici per adulti e bambini, farmaci per la cura della lesmaniosi, pompe per realizzare pozzi di acqua potabile (pompe sommerse o autoclavi), gruppi elettrogeni diesel da 3 o 20 kw, kit scolastici (zainetti contenenti matite, penne, colori, gomme, quaderni, album da disegno), indumenti in pile per temperature invernali sotto lo zero per adulti e in particolare per bambini, scarpe da ginnastica con numerazione fino al 40. È naturale che quando le donne si coalizzano diventano un ponte umano che sa collaborare con i maschi, dipende tutto dalla reciproca intelligenza del saper fare». 

- Cosa pensa dell’opera che stanno svolgendo i militari italiani in Afghanistan?«È un’opera meritoria, che deve essere appoggiata, ma temo che se lasciati soli a svolgere compiti esclusivamente militari renderemo vana la loro opera, i loro sacrifici, la loro dedizione. Sappiamo bene che in quella terra c’è la guerra e che i nostri soldati dovrebbero essere messi davvero nelle condizioni di operare e di difendersi dai brutali attacchi di belve umane, e in nessun senso condivido il pensiero di coloro che quando parlano di queste missioni si rivolgono ai militari come a coloro che sono là solo perché pagati bene». 

- Una donna delle istituzioni vicina alle donne. Quale messaggio vuole lanciare?«La vita è un dono prezioso senza distinzione di razza, sesso, lingua e condizioni sociali, religiose, economiche e politiche. Le missioni di pace non devono essere solo delle missioni, ma devono dare un futuro di vita a donne e bambini, bambini che cresceranno con la morte negli occhi, donne che vivono sotto il burqa e sotto la condizione della purdah (condizione di sottomissione all’uomo). Una donna delle istituzioni ha questo compito, e tra questi quello più alto di ricordare che il tricolore italiano sia sempre il segno di appartenenza vera, di fratellanza e libertà. Ecco che chiedo l’aiuto di tutti coloro, come dicevo prima, che hanno un cuore che sa amare. Basta poco, ma collaboriamo concretamente anche perché tutto il materiale raccolto sarà portato direttamente nei villaggi dai nostri militari Bersaglieri del I° Reggimento».  

Ultimo aggiornamento ( giovedý 08 ottobre 2009 )
 
 
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