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La Voce del Savuto

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Santo Stefano di Rogliano / Quando muore un ragazzo...
giovedý 24 marzo 2011
stefano_guarascio.jpgdi Eugenio Maria Gallo
Caro Stefano, non pensavo proprio di dover partecipare alle Tue esequie e di dover scrivere queste note per ricordarTi a quanti Ti hanno conosciuto e Ti sono stati vicini e per presentare la Tua sensibilità, la Tua forte e delicata generosità ed il Tuo profondo altruismo a chi non ha fatto in tempo ad incontrarTi, ma è rimasto ugualmente e dolorosamente toccato, nel profondo dell’anima, dalla Tua prematura e improvvisa scomparsa.
Normalmente sono gli alunni ad accompagnare il proprio professore all’ultima dimora. Invece è toccato a me venire a porgerTi l’estremo saluto in Chiesa, a piangere sulle Tue spoglie mortali e ad imprecare contro l’ingratitudine della morte. Sì, la morte spesso è ingrata, Caro Stefano, e con Te lo è stata tanto, Tu lo sai, l’hai sperimentata di persona. L’hai guardata in faccia con coraggio e sul suo volto hai scorto la Tua fine. Sì, è vero, la morte, a volte, è una crudele arpia, e con Te lo è stata togliendoTi all’affetto dei Tuoi cari, nel tempo e nelle ore più belle della Tua età, quando si guarda al futuro e si incomincia a pensare di metter su famiglia. Che crudeltà, caro Stefano, non poter guardare avanti e dover incastonare la Tua esistenza terrena, così presto, nella sola dimensione del passato. Non avrei mai pensato di doverTi sussurrare queste parole e sono profondamente provato ed addolorato nel farlo. Di Te e per Te avrei voluto scrivere altro, magari avrei voluto esserTi vicino in altri momenti e confidarTi la stima che nutrivo e nutro per te e per quel che di importante, in così pochi anni, sei riuscito a fare per i Tuoi e per noi tutti. E’ triste dover parlare a Te come ad una persona che non c’è più e che, almeno su questa terra, non è più presente davanti al nostro sguardo e ai nostri occhi. So, tuttavia, e in merito non ho alcun dubbio, che, dall’alto dell’Eterno, Tu sei e sarai vicino a tutti noi molto più di prima e so, altresì, che ci guardi e ci guarderai, ci sorridi e ci sorriderai con la parte più bella, l’anima. Sì, ci sorridi e ci sorriderai, ne sono certo, ci guardi e ci guarderai con quei Tuoi occhi dolci e cerchi e cercherai di rassicurarci e di confortarci con quella sincerità e con quell’affetto, che Ti hanno contraddistinto nel corso della Tua breve vita terrena e che Ti accompagneranno anche ora nell’orizzonte della vita eterna. Da un po’ di giorni spesso ritorno, con la mente, a quell’aula in cui Tu ed io, insieme con i compagni di corso, abbiamo vissuto e condiviso un cammino importante, del quale è rimasto molto a ciascuno di noi. Ed ora, ora che non ci sei più, che dire? Quando muore un ragazzo, sembra che, all’improvviso, il mondo si voglia fermare per tornare indietro e bloccare il tempo, così da allontanare e, se possibile, scacciare l’atroce momento della dipartita. Quando muore un alunno, all’improvviso, il tempo e la vita sembrano non avere più senso! Quando muore un alunno, ciascun professore perde una parte profonda del proprio essere. Ed ora Tu non sei più fra noi! Non mi sembra vero, eppure è successo. Perché? Da giorni me lo chiedo e da giorni non riesco a darmi pace. E allora un flusso di ricordi affolla la mia mente e, in silenzio, torno fra i banchi di scuola a parlare con Te e a chiederTi dei Tuoi progetti. Ricordo, allora, il Tuo posto e Ti rivedo ancora lì, con i Tuoi compagni, rivedo il Tuo sorriso serio e ricordo quei giorni che Ti avrebbero dovuto aprire altri orizzonti ed altre prospettive di vita! Ma la realtà è un’altra e allora riprendo ad affaticarTi con le mie domande. Perché? Me lo chiedo con insistenza, anche se so che nessuno può svelare il mistero della morte. Perché è successo? Non riesco a capire e, pur sapendo che nessuno può capire, io mi ostino a provarci. Non so farmene una ragione o, meglio, per l’affetto che ti porto, forse non voglio farmela. Di una cosa, però, sono certo, Tu ora sei un angelo, lo sei sempre stato e forse è questa la ragione del Tuo breve soggiorno in questo nostro mondo terreno: gli angeli hanno come dimora il cielo e, su questa terra, passano solo per un po’, giusto il tempo di svolgere bene il proprio compito e di indicare agli altri la via giusta. E Tu l’hai fatto con amore e con la generosità e con la spontaneità della Tua età. Grazie, Stefano, per quel che ci hai dato nel Tuo breve corso di vita. Sei stato una lezione per tutti noi, ora posso dirlo. Ti sono grato per l’affetto e la stima che hai nutrito per me, anche io Ti voglio e continuerò a volerTi tanto bene. Ciao Stefano, Ti sia foriero di pace il sonno del riposo eterno!
da La Voce del Sauto del 19 marzo 2011
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 30 marzo 2011 )
 
 
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