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La Voce del Savuto

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STORIE. 80 anni, una vita da pastore / IL MONDO DI GIOVANNI
domenica 27 marzo 2011
pastore.jpgdi Antonietta Malito
GRIMALDI - Località Ardani. Sono le ore 11 di domenica 13 marzo. Il cileo è grigio, minaccia di piovere, ma il pastore Giovanni Casimiro Guido è qui, nella campagna. Anche oggi. Sì, perchè il lembo di terra che coltiva e gli animali che alleva rappresentano il suo mondo. Un mondo fatto di semplicità, di piccole cose, di gesti quotidiani che si ripetono da anni con amore, con devozione.

Mi fermo davanti al cancello che delimita il terreno agricolo dalla strada. Mi viene incontro Maria Antonia, una delle sue figlie, che lo invita a raggiungermi. Lui si allontana un istante dal suo gregge e viene a salutarmi. Mi stringe la mano e mi dà un bacio sulla guancia come se mi conoscesse da sempre, ma è la prima volta che ci incontriamo. Zio Giovanni, come lo chiama con affetto la gente del posto, è un uomo di 80 anni, piccolo di statura, gracile all'apparenza, ma ancora energico e vitale.
In un attimo chiama a raduno pecore, agnelli e capre. Lo osservo in mezzo al campo, circondato dal suo gregge e mi appare libero, felice, appagato. Lì c'è tutta la sua vita. Lo svelano i suoi occhi chiari brillanti, lo svela il candore del suo sorriso, lo svelano le sue mani ruvide e la sua schiena ricurva dopo ore ed ore passate a lavorare la terra. Gli animali gli si dispongono attorno formando un cerchio e sembrano ascoltare le sue parole. Starei delle ore ad ammirare il tenero "quadretto", ma voglio scambiare quattro chiacchiere col pastore.
Mi parla della sua vita, dei suoi figli, del suo amore per la terra e gli animali. Scopro che è nato ad Aiello Calabro, ma vive a Grimaldi da tanti anni, da quando, ancora giovane, vi si trasferì con sua moglie, scomparsa sette anni fa. Dalla loro unione sono nati cinque figli, quattro femmine e un maschio: Graziella, Teresa, Maria Antonia, Franca e Luciano. Oggi Giovanni ha tre nipoti e vive in famiglia, ma non può fare a meno della compagnia dei suoi animali.
Ogni giorni è lì, con la pioggia o con il sole, a prendersi cura delle sue bestiole, che lo aspettano e quotidianamente gli rinnovano tutta la loro riconoscenza. Tra diciassette pecore, tre capre, dieci agnelli, le galline, un tacchino, Giovanni ha il suo bel da fare, ma non è stanco, e va avanti con passione, accompagnato da Frida, la cagnetta che lo segue nel suo lavoro.
"Sono affezionato agli animali e finchè campo li voglio tenere", mi dice convinto. Poi mi racconta di Ninnarella, la sua capretta preferita, che pochi giorni fa ha dato alla luce, col cesareo, un cucciolo che non è sopravvissuto al parto. "Ninnarella - spiega - ancora non sta bene e per questo l'ho separata dalle altre capre, ma - assicura - presto raggiungerà l'intero gregge".
Mentre parla, Giovanni non si ferma e mi porta a far visita alla capretta. In mezzo alla sua terra è inarrestabile, non avverte il peso degli anni. "Se non lavoro mi sento male", ammette.
E mentre apre la porticciola che dà l'accesso al ricovero di Ninnarella, la capra esce prontamente saltellando sull'erba. Sta meglio, si vede, e presto si unirà al gregge.
Saluto Giovanni, lo lascio alla sua attività, so che ha tanto da fare.
Vado via e lo ossevo da lontano mentre cerca di riportare nell'ovile Ninnarella, che sembra non volerne proprio sapere di seguirlo.
Sorrido divertita e penso a quanto sarebbe bello il mondo se ci fossero più posti come questo, se ci fossero più uomini dal cuore semplice e puro come Giovanni.
Nella foto: Giovanni Casimiro Guido con la capra Ninnarella

(da: La Voce del Savuto del 19 marzo 2011)

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 marzo 2011 )
 
 
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