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La Voce del Savuto

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L'opinione / Crisi economica e crisi del berlusconismo...
marted́ 29 marzo 2011
berlusconi.jpgdi Vitantonio Di Gioia
Si parla tanto di Berlusconismo, ma la vera domanda da porsi ormai alla "fine" di Berlusconi - fine politica ovviamente - è chi raccoglierà l'eredità di questo partito che non si può nascondere essere quello con il maggior consenso degli ultimi vent'anni, ma soprattutto, qual è l'alternativa politica e programmatica allo stato attuale?
A casa Pd le cose non è che vadano meglio, i progetti politici sono i medesimi di 5 anni fa: liberalizzazioni, lotta all'evasione, imposizione fiscale per meglio distribuire il reddito. Ricette nobili, è fuori discussione, ma pur sempre complesse ed inattuabili in periodi di forte crisi e di revisione totale della società.
L'Italia, come il resto del mondo occidentale, sta vivendo un momento catartico. Paesi fino a dieci anni fa considerati sottosviluppati hanno una crescita economica anche dieci volte superiore alla nostra; un vortice di soldi ed investimenti sta interessando economie ferme al medioevo, che invece stanno e sono divenute competitor temibili. In un quadro tanto complesso non si può rispondere con le ricette messe in campo da scuole di politica tradizionali.
Silvio Berlusconi, oltre ad essere un valevole imprenditore, possiede quegli strumenti atti a capire che l'ossatura economica di un paese moderno deve fondarsi sulla possibilità di fare impresa, quindi indirizzare le azioni politiche verso banche, burocrazia, cultura del lavoro, affinché le nostre imprese riescano ad essere competitive nonostante dall'altra parte dobbiamo scontrarci con realtà in forte crescita, dove la manodopera costa un quarto che da noi. Sicuramente il compito è più che arduo, ma chi scende in politica oggi deve essere pronto a compiere questo "miracolo".
Tutto il tam-tam mediatico che in quest'ultimo anno si è acuito nei confronti del nostro Presidente del Consiglio, è innegabile che dipenda da atteggiamenti poco consoni all'immagine della più grande carica politica italiana, tuttavia, c'è da chiedersi fino a quanto può interessare al cittadino medio la vita privata del nostro Presidente. C'è da chiedersi perché si vive con apprensione ed ansia questo momento politico e culturale dell'Italia; forse perché nemmeno Berlusconi è più in grado di proporre una soluzione a questa profonda crisi economica, o forse è proprio la crisi che ha inghiottito il nostro Paese. Essa infatti ha condotto alcune Nazioni sull'orlo della bancarotta e ne sta conducendo altre sull'orlo della crisi politica e sociale. Non è un caso che in quest'ultimo periodo anche realtà apparentemente lontane e diverse dalla nostra siano scese in campo a vendicare diritti e situazioni, una volta impensabili; non è un caso che paesi nord africani, Tunisia ed Egitto, siano quelli con la peggiore distribuzione del reddito, con un alto tasso di disoccupazione, con la più alta frustrazione di giovani senza un lavoro, senza prospettive, ma con il solo titolo accademico in tasca. L'Italia è messa poco meglio, ma anche qui la corretta distribuzione del reddito e l'alto tasso di disoccupazione sono il vero problema cui i politici dovrebbero mettere mano, ma che difficilmente riusciranno nell'impresa.
Il caso "Ruby Rubacuori" non è quindi il vero fulcro del problema, ma è la consecutio del brancolare nel buio, del cercare una motivazione plausibile a questo fallimento, che a parer mio avrebbe interessato qualsiasi Premier,, a prescindere dal suo colore politico e dalla sua appartenenza. Ci si domanda: è finito Berlusconi? La risposta è affermativa: è terminata la sua credibilità, la sua carismatica immagine, anzi, si sta per affacciare al balcone dell'antipatia; manca la sua figura istituzionale, manca quel rispetto che ognuno di noi deve sapersi conquistare, a volte anche barando con se stesso e mentendo alle situazioni più dure. Chi salirà quindi sullo scranno occupato da Berlusconi potrà fare ben poco di più rispetto a quello proposto finora, mancano le idee, ma manca soprattutto una strategia in grado di rispondere efficacemente a questo "terremoto economico", senza però intaccare quelli che sono diritti acquisiti e modus vivendi degli italiani. Nessuno per certi versi vuol fare marcia indietro rispetto a quanto finora ottenuto, e nessuno riesce a capire che chi sta dall'altra parte del mondo lavora per molto meno di quanto da noi richiesto.
Il Berlusconismo è finito? No, non può finire quello che è un costume nazionale perché avvalorato dal voto di maggioranza degli italiani che più volte, nonostante le critiche, hanno dato conferma con il proprio voto in cabina elettorale. Forse si chiamerà in un altro modo, sicuramente ci sarà un altro leader, ma il "sistema" è e sarà lo stesso.
 
 
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