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La Voce del Savuto

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I fumetti di Luigi Siniscalchi
venerd́ 01 aprile 2011
luigi.jpgdi Gaspare Guzzo Foliaro
Luigi Siniscalchi è nato a Salerno il 24 gennaio del 1971. Inizia da giovanissimo a lavorare nel mondo del fumetto, prima insieme a Giuliano Piccininno su Alan Ford, poi come disegnatore ufficiale di alcuni fumetti erotici (edizioni E.E.P).
Nel 1989 collabora con la Acme, eseguendo tavole horror per "Splatter" e "Mostri".
A 20 anni già lavora presso la Sergio Bonelli Editore, dove disegna tantissime storie di Dylan Dog, Nick Raider, Martyn Mystere, Julia, Magico Vento e Demian.
- Davvero un ottimo curriculum! Ma Come nasce la tua passione per il disegno e in particolare per il fumetto?
«Come tutti i ragazzini degli anni '70-'80, leggevo i fumetti dei super eroi americani; erano anche gli anni del Mr. No di Nolitta e degli Alan Ford di Paolo Piffarerio e Magnus. Ovviamente la passione per il disegno mi spingeva a ricercare albi arretrati sulle bancarelle, dei disegnatori più bravi di quel periodo (Diso, Civitelli…). Questo per quanto riguarda il cosiddetto "fumetto popolare". Grazie a riviste come Totem e Metal Hurlant, mi appassionai nel contempo ad autori straordinari del livello di Moebius Carlos Jimenez e Corben. Più tardi scoprii Comic Art e l'Eternauta, veri e propri "testi di studio"; ricopiandoli, cercavo di carpire i segreti del fumetto in bianco e nero di artisti argentini, quali Font, Mandrafina, Breccia (padre e figlio), ma anche di tanti autori italiani come Toppi, Saudelli e Rotundo…».
- All'inizio degli anni '90 entri a far parte della squadra Bonelli, che ricordo hai di quel periodo? E di Gianluigi Bonelli?
«Ammetto con grande rammarico di non aver mai conosciuto Bonelli padre; l'emozione fu forte quando entrai per la prima volta nella redazione della Casa Editrice di Via Buonarroti a Milano. Una vera e propria galleria dell'arte del fumetto, dove nel lungo corridoio che porta ai vari uffici, erano (e lo sono tutt'ora) esposti quegli autori che hanno contribuito alla creazione del fumetto italiano. Potrei fare una lista lunghissima di disegnatori, tra questi quelli che più mi colpirono furono Pratt, Galeppini, Di Gennaro, Calegari… a nominarli tutti ci metterei un secolo! Posso solo dire che un colpo fu conoscere Sergio Bonelli e in ordine " di apparizione" Tiziano Sclavi e Alfredo Castelli; tutti personaggi che fino a quel momento ritenevo di fantasia».
- Wow!  Un giorno ci andrò sicuramente a visitarla! A proposito di Bonelli tu hai disegnato in diverse testate: Dylan Dog, Nick Raider, Magico Vento, Martyn Mistere, Demian e anche per Julia. Quale di questi personaggi è il tuo preferito?
«Forse qualche tempo fa avrei risposto, senza indugiare, che il mio preferito rimane l'Horror di Dylan Dog, oggi, col senno di poi, posso affermare che sono legato ad ognuno dei personaggi da te citati; ovviamente ad ognuno in modo diverso per genere e tematiche, ma tutti mi hanno insegnato qualcosa…».
- I tuoi primi disegni sono per Alan Ford, poi hai anche lavorato nel mondo del fumetto erotico. Che ricordi hai di quel periodo? Conosci anche Franco Saudelli? Il suo stile mi piace moltissimo.
«Si ho conosciuto Saudelli e rivisto in varie occasioni legate al fumetto, posso solo dire che è un fuori classe e che in Italia non ci sono autori del suo livello; prima de "La Bionda" mi ha fatto appassionare alle avventure di Porfiri… un fumetto con la effe maiuscola! In effetti per quanto riguarda AF ho solo collaborato marginalmente alle matite o alle chine di Piccininno; è stato un modo, quasi casuale, per avvicinarmi al linguaggio del fumetto. Giuliano è stato un vero maestro per me; mi segnalava gli errori sulle pagine da me disegnate e cosa dovevo togliere o mettere in scena, per rendere più semplice, ma efficace, il racconto. Dei fumetti hard ricordo un bel periodo fatto di scambio di pareri con i miei amici-colleghi di Studio (De Angelis, Brindisi, Coppola), ma soprattutto un periodo di spensieratezza e di divertimento, oltre che di difficoltà nel disegnare anatomie realistiche, automobili e ambientazioni».
- Rispetto ai disegni di qualche tempo fa noto che hai cambiato stile. Questa però è una cosa che noto in molti disegnatori come per esempio Piccatto, Roi, Freghieri. Devo dire che a differenza di altri tu hai mantenuto sempre uno stile di alto livello, ma come mai nel corso degli anni si cambia stile? A cosa è legato il tutto?
«Ogni cosa ha una crescita e un cambiamento è inevitabile; per quanto mi riguarda il "cambiamento di stile" è dovuto soprattutto alla voglia di sperimentare nuove tecniche, sia di racconto che grafiche, ma soprattutto le difficoltà nel dovermi misurare sempre con generi diversi, ha apportato modifiche di concetto; non riuscirei a disegnare il Western con lo stesso stile con cui illustro storie Noir o Fantasy!».
- Cosa ne pensi di questo nuovo genere Bonelli: Le Miniserie? Secondo te è una buona opportunità per i giovani?
«Prima di tutto la miniserie è un'opportunità per i lettori di avere tra le mani un fumetto che ha un principio e una fine, un modo più realistico e maturo per affrontare la lettura; per i giovani sicuro è un ottimo trampolino di lancio, basti vedere quanti nuovi disegnatori stanno nascendo, alcuni nomi? Il bravissimo Gigi Cavenago (Cassidy), Andrea Borgioli (Jan Dix e poi Cassiody), Elisabetta Barletta (sempre Cassidy)».
- Il lavoro del disegnatore è un lavoro difficile? E' un lavoro stabile per i giovani talenti?
«Si, il lavoro del disegnatore è un lavoro difficile e può essere considerato anche instabile, se vuoi mantenerlo devi sempre dare il meglio di te stesso e studiare, studiare sempre. Ecco, se un giovane (di talento appunto) è disposto a questo, non credo rimarrà mai senza lavoro!».
- In media quanto tempo ci metti per disegnare una storia formato Bonelli?
«Dipende molto dalle difficoltà della storia in questione, ma più o meno dai sei agli otto mesi».
- Quali sono i tuoi disegnatori preferiti?
«Tutti quelli già citati prima e molti altri che si aggiungono giorno per giorno grazie a internet, ai blog o i myspace; devo dire però che anche se negli ultimi anni ho potuto toccare con mano una sterminata flotta di autori di ogni nazionalità, ritorno sempre ai miei primi amori, gli artisti di formazione… un po' come mi capita con la musica».
- Hai mai pensato di lasciare l'Italia per lavorare all'estero? Magari provare in America come Mario Rossi ex disegnatore di Dampyr?
«Non ne ho mai sentito il bisogno reale; ho tentato più di una volta, magari spinto da un collega o da un autore che riponeva stima nel mio lavoro, ma non sono mai stato convinto del tutto dei progetti che mi proponevano; sono circondato tuttora da scrittori entusiasti che lavorano per Bonelli, che voglio di più dalla vita!?!».
- Che consigli vuoi dare ai giovani disegnatori che vorrebbero diventare famosi e bravi come te?
«Di non considerarsi MAI né bravi né con l'ambizione di diventar famosi, ma di preoccuparsi unicamente di disegnare al meglio delle proprie possibilità (senza strafare) e soprattutto di raccontare in modo fluido e semplice. Io ancora oggi sono quasi sempre insoddisfatto del lavoro finito e di una storia disegnata da me salvo poche vignette e qualche soluzione di racconto; sto cercando di imparare ad apprezzarmi, ma è ancora lungo il cammino».
- Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
«Da quando ho realizzato il sogno di fare fumetti è stato sempre un momento bello dopo un altro a caratterizzare la mia carriera».
- Progetti e sogni per il futuro?
«Tra un po' uscirà in edicola il mio primo Cassidy dal titolo "La storia di Lazaro", e il secondo tra sei mesi, ancora in lavorazione, poi chissà, forse il Western… (ma che rimanga tra noi).
- Tranquillo! Tanto qui ci siamo solo io e te! Non ci ascolta nessuno! Eh eh! Luigi sei stato davvero troppo gentile! Grazie di cuore per la tua disponibilità! A presto!
«Figurati, grazie a te Gaspare!».
Ultimo aggiornamento ( domenica 14 agosto 2011 )
 
 
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