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La Voce del Savuto

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"Santa Barbara" di Rogliano, una risorsa non solo per il Savuto
venerdì 08 luglio 2011
ospedale_s._barbara.jpgdi Eugenio Maria Gallo
Mentre gli amministratori ed i cittadini della Valle del Savuto continuano la propria protesta e la propria lotta in favore del Santa Barbara di Rogliano, con l'intento evidente e precipuo di comunicare la propria forte volontà di non mollare, il destino del presidio ospedaliero, che ha la propria sede nel territorio roglianese, appare ancora avvolto da una nube di mistero, in cui si alternano preoccupazioni e speranze.
C'è, infatti, chi ritiene che ormai quella del "Santa Barbara" sia una battaglia persa e chi, invece, è piena-mente convito dell'esistenza concreta di spazi e margini di inter-vento per un rilancio e, pertanto, della possi-bilità d'un nuovo corso favorevole al nosocomio e alle attese del territorio.
Il sindaco di Rogliano, avvocato Giuseppe Gallo, ed i sindaci e gli am-ministratori dei Comuni del terri-torio sono per il rilancio e, pertanto, non intendono mollare. E fanno bene!
Noi tutti siamo con loro e siamo pronti alla lotta e all'impegno, al loro fianco, nella certezza che la questione del presidio "Santa Barbara" di Ro-gliano, se saremo tutti uniti e solidali, finirà con l'ottenere la soluzione che ci sta più a cuore. E ciò perché l'ospedale roglianese è una risorsa cui non si può rinunciare. Non vi possono rinun-ciare gli abitati della Valle del Savuto, non vi possono rinunciare neppure gli organismi ufficialmente competenti e non vi possono rinunciare i cittadini di buona parte della provincia cosen-tina.
L'Ospedale "Santa Barbara", infatti, è una risorsa non solo per la Valle del Savuto, ma per gran parte della provincia.
E le risorse, nella logica dell'offerta dei servizi, meritano attenzione e rispetto, tutela e sostegno in funzione, non solo di opportunità per l'utenza, ma anche di opportunità per l'economia dell'ente. Gli investimenti fatti nel corso degli anni, allora, meritano un impiego adeguato e meritano altresì la possibilità di essere utilizzati in pieno a favore della collettività. Le risorse esistenti, cioè, non vanno ridimensionate, ma devono essere finalizzate al compito cui sono state finanziate con investimenti mirati. E ciò va fatto nell'interesse del migliore impiego di tutto ciò che è disponibile e sul piano delle intelligenze e delle professionalità e sul piano delle strutture, degli strumenti e delle attrezzature in dotazione.
I tagli alla sanità, se vanno fatti, vanno indirizzati verso altri campi e vanno equamente suddivisi fra centri, impieghi e servizi, tenendo conto anzitutto delle esigenze dell'utenza, del tasso di incidenza delle richieste di prestazioni e, soprattutto, della possibilità di favorire il decongestionamento dell'Ospedale cosentino, di giorno in giorno sempre più oberato di domande. Diciamo cose molto chiare ed aggiungiamo che per la salute non si può tagliare secondo una linea di demarcazione, dettata solo e semplicemente dal bisogno di rientrare. La sanità deve farlo, si dice molto più spesso, ma non sarebbe più logico tagliare nel campo del superfluo e riversare a favore della salute? Non sarebbe più logico tagliare profondamente, e sarebbe ora, nelle spese della politica?
Quanto danaro si risparmierebbe col taglio delle province?
Eppure se ne era parlato ed ora tutto tace perché a qualcuno non piace. Si potrebbe, ad esempio, destinare alla sanità tutto ciò che si risparmierebbe dall'abolizione delle province esistenti in ciascuna regione. E che si aspetta, inoltre, a tagliare i privilegi?
Carissimi signori, la gente non tollera più certe discrepanze, certi scompensi e certe disuguaglianze che incidono, poi, non poco sull'equilibrio di cassa e sulla possibilità di sostenere quegli investimenti pubblici che, come quelli della sanità, sono finalizzati a servizi di prima e fondamentale necessità. E mentre per esigenze di ripianamento si mira a tagliare nelle strutture per la salute, altrove si trova anche il coraggio di chiedere interventi che non solo non sono necessari, tipo il trasferimento di quattro ministeri al Nord, ma che, se, malauguratamente, dovessero essere concessi, finirebbero non solo col pesare economicamente e non poco sulle casse dello stato (dei nuovi centri o delle sedi staccate costerebbero bei soldini), bensì frammenterebbero anche la centralità politica del Governo con i suoi ministeri, e l'uno e gli altri devono aver sede in toto nella capitale che è la dimensione effettiva dell'unità del Paese, ed indebolirebbero altresì il piano dei servizi ministeriali che devono invece interagire a contatto continuo e in stretto rapporto di vicinanza.
Pensiamo ad altro allora e diamoci da fare, il ripianamento non può passare attraverso il ridimensionamento degli Ospedali! Si pensi ad altro e si miri a rilanciare il "Santa Barbara" di Rogliano, non si può indebolire ulteriormente il territorio del Savuto!
Ultimo aggiornamento ( domenica 10 luglio 2011 )
 
 
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