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La Voce del Savuto

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Rischia di scomparire,senza lasciare memoria alcuna, l'antica tradizione dell'artigianato
mercoledý 10 agosto 2011
Quelle sapienti mani che più nessuno ascolta
artigianato.jpgdi Tonino De Marco
I tesori dell’artigianato possono essere raccolti, conservati e tramandati solo se ci si muove in tempo e si presta orecchio a quello che gli anziani hanno da dire, altrimenti il ricco bagaglio di tradizioni culturali ed artigianali, giunto fino ai nostri giorni, rischia di andare definitivamente perduto.
Tali considerazioni ci sono venute alla mente rivedendo ancora (seppur sempre più raramente, per la verità) in alcune viuzze di Malito e dei centri vicini, mani esperte e callose di anziani artigiani, seduti su vecchi scalini, intrecciare panieri di vimini come nessuna macchina riuscirebbe mai a fare o, quelle di qualche anziano stagnino che, con un tocco quasi magico, rimette a nuovo brocche, pentole, padelle, caffettiere, bacinelle ed ogni altro utensile da cucina, altrimenti destinato a scomparire fra i rifiuti.
E, girovagando, capita anche di vedere qualche vecchietta che, con la conocchia in mano, fila la lana: sono, quelli, dei movimenti solenni e quasi magici che restano impressi nella mente come un rito antico. Non per nulla prima, la mano dell’uomo, soprattutto quella dell’artigianato, era considerata come uno strumento che riproduceva sul piano materiale ciò che l’essere aveva percepito in un’altra dimensione.
E le attività si tramandavano perché non venivano esercitate “per guadagnarsi la vita”, ma corrispondevano a funzioni sacre, a stadi di iniziazione in cui - come scrivono gli alunni della scuola media di Grimaldi in alcune ricerche pubblicate sotto il titolo “La mano che ascolta” - ciascuno si sentiva portatore e custode di nozioni segrete che aveva ricevuto religiosamente e che con altrettanto senso religioso avrebbe trasmesso alle generazioni future.
Nella presente società, rumorosa e sempre più alienante, chi è che è disposto ad ascoltare in religioso silenzio? Neppure i giovani, attirati continuamente da altri interessi. Questi sembrano seguire sempre più alla lettera i consigli di Senofonte, storico e moralista ateniese, che invitava i greci a disprezzare i lavori manuali. “Le attività manuali - sosteneva - sono la rovina degli individui che le esercitano: lavoratori e sorveglianti costretti a restare seduti al buio o inginocchiati per interi giorni davanti ad una fornace. All’indebolimento fisico - concludeva Senofonte - segue quello dell’anima e della mente perché queste arti assorbono a tal punto il tempo degli artigiani che non lasciano loro la possibilità di dedicarsi all’amicizia ed alla politica”. Comunque sia, oggi vanno spegnendosi tutte le forme di lavoro artigianali. Sarebbe, quindi, auspicabile che in tutti i comuni venissero creati dei centri dove convogliare gli arnesi, gli oggetti, i manufatti tradizionali, vieppiù introvabili, di modo che possano essere gelosamente custoditi e tramandati alle nuove generazioni, anche per dare loro il senso della continuità della vita, nel contesto delle loro radici.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 10 agosto 2011 )
 
 
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