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La Voce del Savuto

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Fenomeni migratori: un fascino antico
mercoledì 10 agosto 2011
migrazione.jpgdi Franco Rose
Il consumarsi lento del tempo è scandito dall’alternarsi delle stagioni, dai mutamenti nelle cose intorno a noi ed anche dalle migrazioni degli uccelli. Il tutto sul filo di un invisibile bioritmo. “Quando il vento entra di colpo nei castagni d’autunno, le foglie dorate contratte e leggere più che cadere dai rami sembrano sporgersi e sospendersi su di essi, inizia una migrazione...”
Anche Giuseppe Conte, scrittore, parla nel suo struggente romanzo “Equinozio d’autunno” delle migrazioni e un po’ come tutti i poeti delle cose del tempo ritrova il filo con quel bioritmo che è dentro di noi; l’alternarsi del tempo attraverso le stagioni, le cose, gli amori, le migrazioni degli uccelli. “Le primavere, le estati, gli autunni che ti portavano le colombe dal petto violaceo e i beccaccini per i prati, sono corsi via in silenzio” scrive Gianoberto Lupi. L’uomo sin dai tempi più remoti osservò che molte specie di uccelli percorrono tutti gli anni un viaggio più o meno lungo di andata e di ritorno, tra i quartieri di origine e i quartieri invernali. Ciascuno uccello migratore presenta un suo luogo di origine dove è nato e dove poi, raggiunta la maturità sessuale, tornerà per la costruzione del nido; e presenta un quartiere invernale per il soggiorno durante la cattiva stagione, al quale si recherà in un’epoca fissa, antecedente all’abbassamento di temperatura e alla diminuzione del fotoperiodo, e dal quale ritornerà prima del periodo riproduttivo. Un fenomeno fantastico che ha affascinato tanti studiosi e naturalisti di tutte le epoche. “Anche la cicogna conosce il ciclo della sua stagione, la tortorella, la gru e la rondine conoscono il tempo delle migrazioni” (Geremia 8,7).
Già Aristotele, Omero, Anacreonte, Esiodo, Plinio e molti altri si interessarono al fenomeno ed il primo serio contributo fu dato da Aristotele che nella sua “Storia degli animali” riporta cognizioni precise sulla vita degli uccelli, sulle loro rotte, sui loro spostamenti, anche se suppose che alcuni uccelli andassero in letargo in fondo al mare!! Durante le varie epoche storiche molti dettero interpretazioni, a volte curiose e fantastiche, al fatto che improvvisamente gli uccelli scomparivano e poi riapparivano, come quella dell’ibernazione delle rondini e dei merli o come fece Olaus Magnus che nel 1555 nella “Storia dei popoli del nord” scrisse un capitolo dedicato alla pesca delle rondini con le reti! Questi fatti alimentarono molte leggende e miti locali, influenzarono anche Linneo, padre della moderna nomenclatura scientifica, che fu un accanito sostenitore dell’ibernazione delle rondini. La facoltà di migrare interessa solo metà delle 9000 specie di uccelli che appunto per questo sono dette migratorie. Esse superano catene, oceani, deserti, in prevalenza durante le ore successive al sorgere del sole o nelle ore crepuscolari o anche di notte. Partono da un territorio detto areale di nidificazione per arrivare ad un territorio posto a sud detto areale di svernamento. Questo determina due viaggi annuali, quello autunnale o passo e quello primaverile detto ripasso.
Una posizione strategica
Il nostro Paese è una lunga barca fissa nel Mediterraneo, per cui è interessato all’arrivo di specie ornitiche provenienti dalle regioni artiche che svernano da noi, e da altre che solamente vi transitano per andare ancora più al sud ed anche, in primavera, dalle specie che dal sud nidificano da noi. I primi sono detti uccelli di passo, i secondi invernali e i terzi estivi. Ruolo, quindi, di primo attracco del nostro paese, soprattutto in primavera, quando l’ansia (dovuta a spinte riproduttive) di arrivare ai quartieri di nidificazione rende le rotte molto più dirette di quelle autunnali; per molti trasvolatori transahariani, dopo il deserto e il mare i nostri lidi sono i primi luoghi per riposare e trovare nutrimento. Anseriformi e Caradriformi si radunano numerosi nelle nostre zone umide. Le condizioni meteorologiche influiscono certamente sul passo anticipandolo o ritardandolo senza mai alterare però le caratteristiche, i venti in particolare possono modificare le microrotte, la neve e la grandine violente possono ridurlo sensibilmente soprattutto se la migrazione è in svolgimento. Nel 1931 sui passi alpini furono distrutte da una improvvisa bufera, centinaia di migliaia di rondini. La distanza giornaliera coperta durante il volo di migrazione varia da 200 a 800 Km ma non dimentichiamo che la Sterna artica o cada lunga, va dal Polo Nord al Polo Sud in pochi giorni.
Le migrazioni in Europa
Le migrazioni in Europa vanno da Nord-Est a Sud-Ovest nel senso dei meridiani lungo tre direttrici transeuropee e precisamente: la via centrale, la via meridionale e la Carpatico-danubiana-italiza. La prima si divide subito in due grossi rami, la seconda in tre, ma ovviamente esistono numerose micro correnti secondarie che si innestano sulle principali. Quindi, un ampio ventaglio dal Golfo di Gibilterra ai Dardanelli. Gli uccelli, invece, che provengono da noi in primavera dall’Africa equatoriale superano il Mediterraneo in “ponti d’attracco”: Bosforo, Gibilterra e stretto di Messina ed hanno come destinazione i boschi centrali e nordeuropei. Gli uccelli situati a settentrione iniziano prima il loro volo dei congeneri situati a meridione e così gli uccelli montani si muovono prima di quelli del piano. Nel corso del loro lungo viaggio migratorio gli uccelli seguono quelle vie che offrono condizioni di vita più simili al loro habitat. Questo spiega perché lungo i fiumi, durante il periodo migratorio, si notano numerosi gli acquatici; mentre le specie monticole abbondano soprattutto sui monti, anche se si sta verificando un fenomeno nuovo degno di essere studiato: molti uccelli non trovando più il loro habitat si rifugiano anche nei parchi delle grandi città. L’altezza del volo è subordinata alle condizioni orografiche del terreno. L’impulso migratorio è certamente dovuto alle modifiche del fotoperiodo, cioè alla durata dell’illuminazione giornaliera che induce variazioni ipofisarie con aumento certamente delle gonadotropine, ma forse non solo queste, che fanno scattare un meccanismo, in parte ereditario, da orologio biologico, e predispongono alla migrazione. In gran parte ignote sono le caratteristiche dell’orientamento che è la struttura portante delle migrazioni. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che, in gran parte, si tratta di fattori ereditari basati sul magnetismo terrestre e che questi vengono completati da meccanismi secondari e specifici, basati sul riconoscimento orografico dei luoghi.     

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 10 agosto 2011 )
 
 
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