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La Voce del Savuto

Thursday
Jan 17th
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Novellara (Reggio Emilia) / XIX tributo ad Augusto
domenica 14 agosto 2011
nomadi 1.jpgdi Mario Mancuso*
Le cose che nascono dal niente a volte sono destinate a restare nella memoria degli uomini  per sempre, perché gli uomini che lottano, che lavorano per un ideale, sono quelli che lasciano le impronte più profonde. Fra questi ho avuto la fortuna di conoscere il sig. Fiore Sansalone, direttore responsabile de La Voce del Savuto, settimanale di politica, attualità, cultura e tradizioni popolari, e galeotta è stata la tradizione che ci ha avvicinati. Entrambi, mi sono detto, abbiamo in comune l'amore per la nostra terra, che vorremmo veder progredire sempre di più. 
Cosa c'è di meglio di un giornale per realizzare tutto ciò? E siccome il giornale deve essere divulgato, deve riportare notizie, avvenimenti, bisogna darsi da fare, perchè anche un granello di sabbia può servire a costruire una piramide. Anch'io voglio contribuire a questo progetto, ed essere un granello, per questo inizio questa avventura.
Cercherò dal "mio" profondo nord di fornirvi delle esclusive e "se sbaglierò mi corriggerete", come diceva un santo, al quale chiedo di aiutarmi ad esprimere al meglio l'amore che ho per la mia terra.

"Nomadi in concerto"

Cari lettori, sono qui a guardare con i miei occhi quello che voglio raccontarvi, cercando di farlo nel miglior modo possibile. La cosa più grande di tutto quello che sto osservando è che nonostante I Nomadi abbiano alle spalle 47 anni di carriera (fanno circa 150 concerti l'anno) c'è sempre tanta gente che li aspetta.
Cercare di raccontare la storia di questo gruppo non è cosa da poco. Come si fa a raccontare di quasi mezzo secolo di musica, di concerti, di opere di beneficenza, di migliaia di fan sparsi in tutto il mondo, della loro disponibilità verso tutti? Inizio con lo scrivere di quella che è stata la mia partecipazione a questo evento.
Si comincia...          
Il XIX tributo ad Augusto inizia ufficialmente alle ore 14, presso la sala polivalente dedicata a I Nomadi, con una serie di mostre: la prima Negli occhi l'anima dei Nomadi, è una raccolta di tutti gli lp Nomadi in vinile. Aperte le mostre mi sposto allo "Stadio Enzo Meloni" per seguire la partita "Nomadi all Star - vs Nazionale magistrati", con ingresso ad offerta (il ricavato sarà devoluto a favore dei progetti "Nomadi per il Madagascar"). Al termine dell'incontro calcistico, si va in trasferta nella limitrofa rocca dei Gonzaga dove, alle 17.30, viene aperta la mostra di pittura di Augusto Daolio, che espone quadri del cantante dall'effetto veramente unico, che definirei "fantastico naif". E' incredibile, Augusto era grande anche in questa arte. Ricordiamoci che il nostro Daolio, musicalmente parlando, era uno dei pochi in Italia ad avere un'estensione vocale di due ottave, con lui si andava dal "si" sotto il rigo al "si" sopra il rigo. In molti ricorderanno quando Augusto superò se stesso interpretando Mai come lei nessuna, cover di Run to the sun di V. V. Edward, impressionando A. Pocciogatti, direttore d'orchestra nonché pianista di Frank Sinatra. Sappiamo tutti che fisicamente Augusto non c'é più, ma spiritualmente lo sentiamo. Provate a cantare Io vagabondo e poi spiegatemi cosa avete provato. Ricordo che la musica di questa canzone fu scirtta da D. Dattoli, e il testo da A. Salerno. Uscito nel 1972, il brano venne provato da Beppe Carletti, "a piedi nudi", lui dice per scaramanzia e tranquillità, fu presentato al disco per l'estate, ed al termine della prima serata, quando tutti si aspettavano la vittoria della Vanoni, arrivò il verdetto della giuria, che decretava vincitori I Nomadi. Istericamente Ornella pianse, commentando: "Non è possibile che abbia vinto un complesso". Ritirò il premio della serata il regale Augusto, facendo figurare che il vincitore fu uno solo invece di un gruppo, poi nella serata finale vinse Gianni Nazzaro con Quanto è bella lei ed I Nomadi si classificarono penultimi.
Per la cronaca, Io vagabondo quell'anno vendette 200mila copie, ma il suo successo continua ancora oggi, tanto che la canzone è diventata il manifesto nomade che chiude ogni concerto del gruppo, in ricordo di Augusto Daolio.
Passo, dopo il dovuto omaggio, alla presentazione della band, che già da un po' di anni ha raggiunto una certa stabilità sia come gruppo di ottime persone sia come gruppo di grandi musicisti: Beppe Carletti, leader storico alle tastiere; Daniele Campani, percussioni, drums-man; Calogero (Cico), falsone, chitarra; e gli ultimi arrivati, ma veramente grandi: Massimo Vecchi, basso e voce; Sergio Reggigli, chitarra acustica, percussioni, voce ed un immenso violino; Danilo Sacco, colui che ha avuto il coraggio di sostituire il grande Augusto e credo che lo abbia fatto alla grande, cercando soprattutto di non imitarlo.
Terminata la presentazione, riprendo la cronaca della giornata rimasta alla visita della mostra del pittore Daolio. Mi sposto verso il teatro tenda, una struttura dalla forma ovale, bianca, che sorge al di fuori del centro abitato di Novellara. La cosa che mi colpisce di questo avvenimento è l'assoluta mancanza di venditori di gadget vari. All'interno del recinto e nel tendone stesso ci sono tutti i proventi della vendita di questi oggetti,  devoluti all'associazione "Augusto per la vita", il che mi trova pienamente d'accordo: fuori i mercanti dal tempio.
Dopo vari momenti di prove si comincia. Inizia Martino Corti, giovane di belle speranze ed ottima voce, con Ho difeso il mio amore, un omaggio a I Nomadi (cover di Night in white satin dei Moody blues), prosegue con un'ottima Smoke in the wather dei Deep Purple, finita la sua esibizione lascia la scena ad Irene Fornaciari, figlia di Zucchero, che tira fuori il meglio di sè con alcuni pezzi in cui si sente l'impronta di suo padre, alla chitarra con lei vigila un certo sig. Marcolini (il super arrangiatore delle ultime creazioni di Zucchero), conclude la sua performance con un classico di Caterina Caselli, Sono bugiarda. Segue un intermezzo durante il quale il maestro Carletti illustra le varie iniziative di beneficenza che il gruppo sponsorizza: "Progetto Valerio", "Progetto Teresa" e "Progetto Madagascar" e proprio un giovane del Madagascar canta la prima canzone de I Nomadi, Io voglio vivere. Dal suo volto traspare una forte emozione che colpisce perchè, a metà della canzone, fa il segno della croce per ringraziare il Signore, e conclude tra mille applausi. I Nomadi iniziano il loro concerto, sono le 22 in punto, come da programma, aprono con un pezzo strumentale Suoni, brano del 1971, una melodia struggente composta da Carletti-Daolio-Veroli, ed eseguita dal maestro Carletti e dal maestro Reggigli, rispettivamente al piano ed al violino, attimi di intensa commozione, svaniti (meno male!) con la più pimpante C'è un re. Grande D. Campani alla batteria. Si va avanti con i classici noti e meno noti, comunque sempre accompagnati dal coro dei fan.
Da notare che alla fine di ogni brano la band deve riprendere a suonare il pezzo appena eseguito perché i sostenitori continuano a cantare fino all'esasperazione. D'altronde, per chi, come me, vive il concerto con uno stato d'animo particolare, queste sono canzoni che hanno segnato il nostro vivere, chi non conosce un motivo dei Nomadi!
Ho visto anche dei bambini cantare le canzoni di questo gruppo, mi ha colpito una in particolare, avrà avuto tra gli otto e i dieci anni. Le ho chiesto chi fosse la cantante a cui si ispirava, mi aspettavo che mi rispondesse la Pausini ma, a sorpresa, mi ha risposto Guccini.
Come voi, anch'io sono rimasto piacevolmente stupito, pur riconoscendo l'indiscussa bravura della Pausini, un testo di Guccini è poesia, arte, verità.
Il concerto va avanti alla grande, ti accorgi che finisce quando senti i primi accordi di Io vagabondo, e mentre Carletti va avanti sempre con lo stesso riff, si leggono i messaggi dei fan lasciati ai loro piedi.
C'é gente proveniente da tutta Italia, ci sono striscioni, bandiere, bottiglie di vino e altro. Qualche lacrima scivola inconsapevolmente dagli occhi della gente. I fari del palco illuminandole di riflesso le fanno sembrare piccole luci. L'emozione è tanta. Una magia che si ripete da 47 anni è finita!
Non ho altro da dire o da raccontare, quello che ho visto con gli occhi, il mio cuore ve lo ha raccontato, spero di aver reso l'idea di questo avvenimento nel miglior modo possile, grazie per la vostra attenzione, grazie al direttore per avermi concesso questo spazio (forse di spazio ne ho preso un po' troppo) e, se mi sarà concesso, la prossima volta vi racconterò un altro concerto... "The Wall" Roger Waters, Pink Floyd, che si svolgerà il prossimo 1 aprile e non sarà un pesce d'aprile.

Ancora grazie, grazie a La Voce del Savuto. Ciao e sempre Nomadi!

54 anni, nato a Scigliano, residente a Milano

 

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 05 febbraio 2016 )
 
 
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