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La Voce del Savuto

Wednesday
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Etica e morale... due concetti obsoleti
marted́ 16 agosto 2011
205818.jpgdi Vitantonio Di Gioia
Etica e morale, due parole alquanto desuete al giorno d'oggi. E non è il classico luogo comune, che vede il declino di questi due concetti simili ma non sinonimi nell'ambito delle istituzioni, della politica, del vivere comune. La regola d'oro del non fare agli altri ciò che non vorresti venisse fatto a te, mutuata dal concetto in chiave positiva del Vangelo di San Giovanni, sembra ormai aver lasciato il posto ad una corsa all'arrembaggio, all'interesse personale sopra ogni ragionevole considerazione etica.

Uomini politici dalle facili promesse che dimenticano la disperazione e la necessità dei propri elettori; pubblica amministrazione nelle mani di chi ha a cuore solo la personale carriera; imprenditori, negozianti privi di qualsiasi scrupolo nei confronti dei propri colleghi e degli stessi clienti. Questo declino etico è forse correlato alla crisi economica o la stessa è dovuta, almeno in parte, allo sfasciume morale ed etico cui stiamo assistendo?
Questo è interessante chiedersi ogni volta che si compie un'azione, si prende una decisione, si analizza una strada da intraprendere, ricordandosi che il concetto di libertà personale non solo è molto labile, ma è anche fortemente utopistico.
Molto spesso le nostre scelte influenzano la vita di chi ci sta accanto o di chi semplicemente condivide parte delle nostre scelte, ad esempio colleghi, imprenditori dello stesso settore, costringendo gli altri ad adeguarsi alle nostre scelte e alle condizioni che gli abbiamo scritto mettendo in atto liberamente le nostre decisioni. In quest'ottica va quindi ristabilita un'etica comportamentale in grado di determinare precisi confini tra ciò che si può e non si può fare, tra quello che influenza il nostro personale microcosmo e ciò che influenzerebbe l'esistenza di altri.
Libertà, etica, morale, sono concetti dalla difficilissima interpretazione, troppo complessi per stabilire un significato comune, non influenzato dai background personali, proprio perché ognuno di noi vive la propria esistenza e somatizza tali concetti in modo strettamente personale ed interpretativo. Tuttavia questo mondo ha bisogno di etica, per garantire quell'eguaglianza il cui concetto è ancora più arduo e induce ad ancora più profonde riflessioni: non si può essere veramente liberi sapendo che qualcun’altro con le sue decisioni potrebbe trovarsi in conflitto con i nostri interessi.
Anche nella scienza l'omogeneità non produce nulla, solo il caos genere vita, ma per quanto si tratti di caotiche particelle ognuna di essa preserva un'individuale differenza in grado di non sopraffare le altre. Noi, ovviamente, in nome di una uguaglianza impossibile vogliamo andare contro le leggi stesse della natura, pretendendo di uniformarci e per questo di essere liberi, e non solo, pretendiamo di imporre delle regole richiamate alla moralità e all'etica ma che di questi concetti hanno ben poco.
L'inefficienza di certa pubblica amministrazione è un chiaro esempio di etica mancata o deviata, poiché, la mancanza di efficienza, di un servizio pubblico lede la libertà del cittadino, costringendolo magari a file interminabili, a sua volta ad astenersi dal lavoro, ancora a subire i ritardi determinati dall'inefficienza. Anche la mancata regolazione del commercio, in nome di utopiche liberalizzazioni o anche di libero commercio, è un concetto assai aleatorio e privo di etica, perché non si possono fare affari senza che qualcuno regoli le attività in una determinata zona, perché a volte doppioni finiscono per annullarsi o forse perché le scelte di chi subentra ricadono sicuramente sulle scelte di vita di chi già aveva costruito la propria esistenza sul proprio valore, ma non potendo e forse non volendo controllare né i commerci, né la pubblica amministrazione, tutto andrebbe demandato ancora di più all'etica personale. È quindi im-portante richiamare le proprie decisioni, le proprie scelte a quella im-portante regola d'oro sopra citata, proprio nell'accezione negativa, del non fare agli altri, perché ognuno di noi fa presto a pensare ciò che vorrebbe, ma gli viene difficile ragionare su ciò che le proprie scelte possano influenzare il prossimo.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 19 agosto 2011 )
 
 
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