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La Voce del Savuto

Thursday
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Signori, vi presento: The Wall
giovedý 18 agosto 2011
pink.jpgdi Mario Mancuso
Cari amici, caro Direttore, eccomi a voi. Come promesso, sono qui a raccontarvi cosa ho avuto la fortuna di vedere, perchè riuscire a vedere uno spettacolo simile, credetemi, non sarà più possibile! Ma prima di cominciare permettetemi di ringraziare tutti quelli che hanno letto il mio primo articolo pubblicato sul nostro giornale.
Ricordate? Il 19° memorial su Augusto Daolio e i Nomadi; sono felice che sia stato accolto favorevolmente, cercherò di meritare ancor di più i vostri favori, comunque, quello che mi sto accingendo a scrivere mi porterà ad usare un linguaggio molto tecnico, data l'importanza e la complessità dell'opera.
Chi conosce il muro sa che questa pietra miliare della musica è stata lanciata (o proposta) sotto il marchio Pink Floyd, ma... ci sono tanti ma. Prima di addentrarmi nel tutto vorrei fare una divisione tecnica di quello che vorrei comunicarvi, quindi procederò per gradi: nella prima parte parlerò di come sia nato The Wall, nella seconda parte sarò tecnicamente più legato alle parti musicali ed al significato di ogni pezzo dell'opera, nella terza ed ultima parte vi racconterò del concerto dal vivo.
Nel 1977 iniziò un periodo molto difficile per i Pink Floyd, era appena uscito "Animals", album accolto con rispetto sia dalla critica che dal pub-blico, e nonostante non abbia mai raggiunto le vette di "The dark side of the moon" fu comunque un gran risultato: ottenne il primo posto in classifica in quasi tutta Europa, il secondo negli States. Quello fu l'anno in cui la band consolidò la propria fama stellare, in cui partì il tour con il nome "In the flesh" ed i 60mila - 70mila spettatori erano la norma ad ogni concerto, i biglietti del tour andarono a ruba contri-buendo a confermare la fama del grup-po considerato una delle band più importanti del pianeta.
Certo, per un artista di animo sensi-bile stabilire un contatto di comunicazione con 80mila spettatori poteva rap-presentare l'incubo più grande, anche considerando che molti dei fan erano intenti solo a procurarsi le droghe per i loro "viaggi". Per carità, fan molto devoti, i quali per dimostrare il loro apprezzamento non smettevano mai di far baldoria, fischiare, urlare anche durante l'esecuzione di brani musical-mente più lenti e delicati dello show, e certamente, dati e date alla mano, possiamo tranquillamente affermare che l'idea esplose durante la fase finale del tour "In the flesh". I Pink Floyd erano in Canada, precisamente a Montreal, allo Stadio Olimpico (sì proprio quello delle olimpiadi). Era il 6 luglio del 1977 e c'erano 80mila persone, come ho detto prima. Waters, frustrato dai comporta-menti turbolenti di alcuni fan, si era progressivamente alienato dal suo pubblico e scattò contro un particolare fan che per tutto il concerto aveva urlato e gridato come un ossesso sia durante i lenti passaggi di "Shine on you crazy diamond", sia nei momenti rock di "Dogs". Alla fine Roger perse la pazienza, si arrabbiò talmente tanto che gli sputò addosso centrandolo sul viso. Dopo il concerto, molto frustato, con il produttore canadese Bob Ezrin mani-festò il desiderio che lo spingeva a costruire un muro fra la band ed il pubblico. La replica di Ezrin colse dritta nel segno "Allora perchè non lo fai?", gli disse. Questo fu il primo "mattone" di The Wall, nel 1978 il gruppo si trovò ad affrontare una crisi economica che portò la band sull'orlo della bancarotta.
Certamente investimenti sbagliati e speculativi operati da consulenti finanziari inglesi. Cosicché i Pink Floyd si ritrovarono ad aver bisogno di nuove entrate. Era necessario mettere in can-tiere un nuovo lavoro.
A quell'epoca l'unica fonte dove avrebbero potuto procurarsi il denaro erano le etichette discografiche: la Emi nel Regno Unito, Cbs negli States le quali, ben consce del valore dei Pink Floyd, riuscirono a garantire la strabiliante somma di 4,5 milioni di sterline come anticipo, più che sufficienti a pagare la produzione dell'album. Fu proprio Waters che arrivò in soccorso della band, il progetto che concepì era come un audace produzione multimediale. Spiegò semplicemente che aveva due immagini: la costruzione di un muro sul palco ed il rapporto sado-masochistico fra il pubblico e la band, scaturito ricordiamoci nel concerto di Montreal nel 1977. Naturalmente tutto l'insieme non era una semplice coincidenza, tutto il progetto era meditato come un programma di creazioni varie che andava dal semplice concerto al disco ai filmati sul palco, effetti scenici e dulcis in fundo il film, il lavoro occupò un ampio lasso di tempo che durò dalla metà del 1978, quando Roger creò la versione iniziale, al 1982 con l'uscita del film.
Chiaramente, in scena, dal vivo, era più di un concerto, era un mix di luci, di suoni, di immagini, proiezioni, storia di una rock star di nome Pink ed ogni patimento di Pink venne mostrato come un mattone sul muro, un muro di crescente isolamento che alla fine lo dividerà dal mondo esterno. Tanti mattoni, tanti problemi e Pink incassò tutti i colpi che provenivano dagli in-segnanti alla madre possessiva, alla dipendenza dalla droga, ai tradimenti, ai periodi di depressione, tutto riuscì ad essere sconfitto con un lavoro di autoanalisi ed alla fine riuscì ad abbattere il muro; il muro quando è al mas-simo della sua struttura fa da schermo per la proiezione di eccezionali imma-gini prodotte da un certo Gerard Scarfe che ha preso il posto di Storm Thorgesson (consueto disegnatore del gruppo).
Scarfe ha creato anche quei mastodontici personaggi che fanno bella presenza sul palco (il Prof. E Mother) quindi, come avete potuto leggere, The Wall (come produzione) appartiene a Waters-Ezrin e per la scenica a Scarfe. Chiaramente anche Gilmour ha qual-che particina molto onorevole in "Com-fortably numb", "Young lust", "Rune like hell, economicamente parlando i soldi della produzione del disco sono andati ai personaggi di cui ho appena parlato: Waters - Ezrin - Scarfe - Gilmour. Addirittura, per la registrazione del brano "Mother" in studio, alla batteria fu chia-mato uno dei fratelli Porcaro (dei Toto) perché Nick Mason non riuscì a trovare la ritmica giusta e su queste cose Waters non scherza.
Signori questa è la storia, a grandi linee. Potrei andare ancora avanti rac-contando aneddoti vari, ma ho ancora da raccontarvi altre cose molto importanti.
Ci dedichiamo adesso ad un approfondimento più intenso di "The Wall" dove andremo a stabilire meglio tutta la struttura dell'opera, parlando di musica e di qualche piccola escursione sui testi per capire meglio il messaggio lanciato dal marchio Pink Floyd, dedicando questa parte a chi fa anche musica mi accingo a raccontarvi alcuni particolari.
"The Wall", musicalmente parlan-do, tende a favorire quasi sempre la stessa chiave e lo stesso tempo, il tratto musicale più ovvio e l'assenza totale di chiavi minori, gran parte infatti è in sol maggiore, c'è solo un'eccezione a questa regola è "Another brick" (parti 1-2-3) che sono in fa maggiore, nonostante la parte 2 sfrutti la scala blues in re mino-re, possiamo inoltre ascoltare una bella variazione sul tema di "Another brick", questa volta in mi maggiore, quando appare sotto l'assolo di Gilmour in "Hey you", in questo caso sarebbe molto di aiuto avere lo spartito di "Hey you" per vedere che il familiare tema di "Another brick" è in chiave di basso e viene usato per consolidare l'assolo di chitarra di questo brano, comunque passiamo a descrivere più generalmente i testi, o perlomeno, a tirar fuori qualche cu-riosità o chicca per lo più sfuggita quasi a tutti noi. "The Wall" inizia con il brano "In the flesh" io ho scritto così, ma in realtà è "In the flesh?", la presenza del punto interrogativo stabilisce già un'atmosfera di incertezza, il testo fa riferimento al tour del 1977, dove venne usato per la prima volta il logo (i Martelli Incrociati) ed in questo inizio i Pink Floyd suonano mascherati, da qui la copertina dell'album "The Wall Live" venne scelta dopo tante consultazioni, ma non si può di certo dire che sia la copertina degna dei Pink Floyd.
Altro testo da esaminare è "The appies days our lives" che in poche parole vuol dire "i migliori giorni delle nostre vite". Questo pezzo "tosto" sfrutta il rombo del motore di un elicottero, è un pezzo di condanna nei confronti del sistema scolastico, "Another brick in the wall", parte 2, sviluppa il tema dei fallimenti sistematici nell'istruzione, rispetto alla parte 1 c'è la batteria ed il famoso "coro scolastico", in questa parte tanto di cappello al sig. Ezrin, coproduttore dell'album, il quale volle l'aderenza alla scala blues in re minore, caratteristica che regalò al gruppo il primato nel mondo commerciale e portò il loro singolo al top delle classifiche nel mondo.
Passiamo ad un altro brano molto conosciuto "Mother". Nel descrivere il testo salta fuori un ritratto di un genitore iper protettivo, in sostanza circonda tutto e protegge da tutto, non saprei se possiamo muovere una critica nei confronti delle mamme, ma una cosa per me è certa, esse tendono a proteggere sempre i loro bambini troppo e troppo a lungo. Musicalmente il pezzo è in chiave sol maggiore, ma la caratteristica principale è il tempo di variazione costante. Come ho già detto prima, nella registrazione dell'album in studio, alla batteria abbiamo uno dei fratelli Porcaro dei Toto, da lì l'estromissione di Nick Mason, che non riusciva a dare gli stacchi che desiderava Waters.
Altro brano notevole è "Hey you". Nel testo viene sviluppata la metafora dei vermi, viene usata per rappre-sentare le molte insicurezze che rosicchiano il cervello di Pink, che si trova chiuso in una camera d'albergo con una finestra rotta che guarda verso la strada, nella sua mente "Hey you" è un grido d'aiuto al resto del mondo.
Altro brano notevole è "Comfortably numb", un brano eccezionale con le musiche di Gilmour e i testi di Waters scritto in re maggiore, tonalità preferita da Gilmour. La partnership fra questi artisti era forse in dirittura d'arrivo, ma questo era sicuramente un modo per farla finire in bellezza.
Vorrei segnalare una memorabile interpretazione di Van Morrison al "The Wall" di Berlino, in occasione della caduta di un vero muro, ma questa è un'altra storia. Per ultimo, da segnalare e "Run Like Hell" ed è anche l'ultimo brano che scrisse insieme la premiata ditta (Gilmour/Waters), l'ultima collaborazione in assoluto, musicalmente parlando inizia in re maggiore, anche se poi si tramuta in do maggiore, con l'entrata della prima vocalizzazione. E pensare che Waters l'aveva definito pezzo da discoteca, su questo penso che abbia veramente sbagliato, ma si è certamente ricreduto, visto che quando parte questo brano sul palco succede di tutto. Con questo voglio traghettarvi verso la terza parte: il concerto.
Vi descriverò al meglio tutte le fasi che ho vissuto lo scorso 1 aprile. Mi sono recato molto in anticipo al Forum di Assago di Milano per "acchiappare" un posto decente per assistere all'opera, anche per riuscire a scattare qualche buona foto. Appena aperti i cancelli (alle 19,00) mi sono sistemato in posizione centrale sulla gradinata in modo da avere un'ampia visuale che mi permettesse di inquadrare bene tutta la scena, ho aspettato quasi due ore guardando un po' in giro per leggere negli occhi della gente la gioia di trovarsi da lì a poco davanti a un mito della musica pop-rock. Poi, finalmente, è iniziato il concerto con un invito rivolto al pubblico di fotografare senza flash per non creare interferenza con le luci e gli effetti vari, al centro del palco campeggiava un manichino con il famoso impermeabile di pelle nero, la band che avrebbe accompagnato Waters stava prendendo posto ed iniziava il delirio. Quando è entrato in scena è stata la fine del mondo: applausi, urla, un'apoteosi incredibile. Ha salutato il pubblico, ha dato il benvenuto ed ha ringraziato i tanti presenti, intanto il palco si è riempito di vari personaggi, militarmente vestiti, tantissime bandiere con il logo famosissimo. Poi è esploso di tutto: petardi, fuochi d'artificio, un aereo si è schiantato sul palco, così è iniziato faraonicamente "In the flesh". Spaventosamente spettacolare, il concerto (se possiamo chiamarlo concerto) è stato un misto di film, animazione di fantasia ed emozione, non c'è stato un pezzo che non sia stato cantato dai fan, senza una pausa di silenzio, intanto il muro è diventato muro e su di esso si è proiettato di tutto (anche la foto del padre morto nello sbarco ad Anzio nel 1944). Misure!? Lunghezza del palco 75  metri circa, altezza 30 metri circa, un'esplosione continua di suoni in quadrifonia con tanto di effetti scenici e pupazzoni gonfiabili, io stesso ho visto il muro scoppiare in tanti pezzi e i mattoni volare, sembrava vero! E non ero ubriaco, erano solo sensazioni, incredibile! Dopo un piccolo intervallo per poter respirare, si proprio respirare, perché si era talmente presi da restare senza fiato, ho potuto finalmente ascoltare dal vivo "Hey you", "Confortably numb", "Run like hell", la mitica "Another brick in the wall", ho potuto guardare i disegni animati di Gerard Scarfe, da non dimenticare la scena d'amore del fiore!
Alla fine il muro è crollato, stavolta per davvero, tutta la band è diventata visibile ed ha eseguito "Outside the Wall", con strumentazione acustica. Alla fine mi è rimasto un vuoto immenso (come se un morto di fame che ha davanti il piatto di pastasciutta della sua vita se lo mangia e pensa che una cosa così non gli capiterà mai più). Tra le tante cose da segnalare, alle tastiere il figlio di Roger Waters, un Roger forse avanti con gli anni, prigioniero delle sue esasperazioni giovanili che si interrogava spesso sul prezzo del successo che un artista deve pagare. Tutto questo lo portò a creare "The Wall", questo famosissimo muro che nell'immagi-nario collettivo costituisce l'insieme di paure che, bene o male, abbiamo avuto un po' tutti, paure, frustrazioni come grossi mattoni, i mattoni di "The Wall".
Ho finito. È stata dura anche per me (fare queste ricerche) come abbattere un muro, gli attrezzi gentilmente concessi dal Direttore de La Voce del Savuto, al quale mando un mio devo-tissimo grazie.
Io, cari amici, vi saluto con tutto l'affetto possibile, accetto tutte le vostre critiche. Bacioni e... quando cammi-nate, fatelo piano, state camminando sulla mia amata terra.
Ultimo aggiornamento ( venerdý 05 febbraio 2016 )
 
 
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