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Volato in cielo a soli 40 anni / Parenti piange Ernesto De Simone
venerd́ 19 agosto 2011
ernesto de simone.jpgdi Santina Barreca
All'età di quarant’anni Ernesto (nella foto) è stato strappato alla vita da un’ischemia celebrale. Purtroppo, quell’anima così nobile e al contempo fragile non ha avuto scampo dalle conseguenze innescate dalla malattia e da un alternarsi di fatalità che si estendevano lentamente, ma con fermezza nel suo corpo. Non c’è stato niente da fare… Dio ha voluto un nuovo angelo in cielo!
In quei giorni, in ospedale, la famiglia si è stretta intorno a lui lottando con tutte le sue forze e le sue possibilità per salvarlo. Ha lottato in silenzio, un silenzio composto che solo i puri di cuore e i nobili d’animo possiedono. E la famiglia De Simone di queste qualità ne ha da offrire. Ernesto era un uomo amato e stimato non per i “titoli” o le “conoscenze” che aveva o chissà per quale carriera intrapresa... no, nulla di tutto questo. Era amato per le alte qualità che possedeva e che offriva agli altri: la bontà, la serietà, la di-sponibilità e la sua grande passione per il lavoro.
Parenti, suo paese natio, ha dato dimostrazione di una grande partecipazione attiva a questo dolore in tutti i suoi aspetti. I cittadini hanno atteso il feretro partecipando tutti alla celebrazione della messa in un silenzio tombale, che si estendeva come un manto venuto giù dal cielo in tutto il paese; un silenzio interrotto alla fine, come per magia, dal rombo assordante dei motori delle motociclette, di cui Ernesto era appassionato, come se si volesse far giungere a lui quel frastuono.
La miriade di persone presenti ai funerali è la testimonianza che esiste l’amore verso il prossimo e, Parenti, ha dato un grande esempio in questo senso. In paese c’è un eco unanime, si è ancora increduli, non si riesce a razionalizzare l’accaduto e si ripete: “Sembra un sogno”. Purtroppo è la dura realtà, a volte non ci sono spiegazioni e risposte agli avvenimenti della vita… prima o poi, però, la vita deve rispondere ai mille perché.
Ernesto non ha portato a termine la scalata della sua esistenza... è arrivato a metà strada. A volte si dice che non è importante arrivare in cima, l’importante è vivere la scalata per arrivarci, perché è lì che si nasconde la felicità... una magra consolazione per i suoi familiari e gli amici.
Quando accadono queste disgrazie è molto difficile continuare a vivere pensando alla felicità, anche se qualcuno sostiene che la felicità non assume sembianze stratosferiche, ma si nasconde negli occhi di un bambino che sorride; la felicità si nasconde nel cuore, ma a volte non si riesce a vederla, perché se pur le ferite che si portano dentro si saranno cicatrizzate, alcune sotto la superficie sanguinano ancora.
Adesso che Ernesto fa parte del firmamento, attraverso la sua luce splendente deve illuminare il cuore dei suoi cari, affinché possano guardare avanti e avere la consapevolezza che la loro vita continua con lui accanto che li guarda e li protegge da lassù.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 19 agosto 2011 )
 
 
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