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La Voce del Savuto

Monday
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Cultura popolare / Superstizioni e pregiudizi
sabato 20 agosto 2011
luigi amato 1.jpgdi Fiore Sansalone
Il popolo calabrese è superstizioso e sta molto attento a qualsiasi avvenimento della vita quotidiana. In tutti i modi e con le più caratteristiche formule e scongiuri cerca di allontanare la malìa.
Nella cultura contadina la superstizione era all'ordine del vivere quotidiano: 'u cantu da piuia, l'entrata del calabrone in casa, erano tutti segni premonitori che annunciavano qualche disgrazia. L'esperta comare attenta a tali avvisaglie si preparava ad avversarle con formule e riti di tipo pagano tramandatici dai nostri avi.
Diversi, per analogia, sono gli argomenti che ci riportano con la mente agli usi e ai costumi dell'antica Roma. I romani distinguevano i giorni in fausti ed infausti. Nella cultura popolare era assolutamente vietato viaggiare o sposarsi di martedì e venerdì: De vennari e de marti né se spusa né se parte, ammonisce un antico detto calabrese. Ed ancora, in Calabria è ferma la convinzione che chi nasce di venerdì diventa matto. Ancora più terribile per chi nasce addirittura il giorno del venerdì santo. Peggio ancora se è una femmina. De vennari ancora è vietato pettinarsi, iniziare i lavori, tagliare gli abiti; in alcuni villaggi calabresi, in questo giorno, non si fanno, né si ricevono visite.
Un'altra corrispondenza con i romani è da collegarsi nella cosiddetta frase: Occhiu destru, joca lestu; occhiu mancu, joca francu. Se un romano sentiva un fischio all'orecchio destro ipotizzava che una persona nemica sparlava di lui, se invece gli fischiava l'orecchio sinistro, un amico lo nominava affettuosamente. La nostra gente fa la stessa deduzione e distinzione.
Legata alla superstizione vi è la predestinazione: “si si destinatu ca mori allu scuru, a voglia ca fai lu lanternaru” - recita un vecchio adagio calabrese.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 24 febbraio 2017 )
 
 
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