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La Voce del Savuto

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Democrazia Ŕ sano e sereno confronto di idee
lunedý 22 agosto 2011
eugenio maria gallo.jpgdi Eugenio Maria Gallo
Gli eventi nazionali più recenti, cari lettori, ci impongono di mettere da parte, per un momento, i problemi locali per aprirci ad una seria riflessione sul fenomeno di insofferenza che accompagna, a volte, il confronto fra le persone. E’ un fenomeno che, in questi ultimi tempi, si è verificato una volta di troppo, creando preoccupazione e sconforto.
Come sarebbe diverso il mondo e come sarebbe serena la vita, se l’uomo, questo straordinario inquilino della terra, misurasse un po’ di più la propria presenza quotidiana ed il proprio modo di agire e di comportarsi. E come sarebbe bella, interessante e produttiva la sua azione nell’ambito della dimensione politico-sociale, se fosse accompagnata da questo desiderio e dall’indifferibile necessità di interrogare, quotidianamente, la propria coscienza per valutare il proprio modo di rapportarsi agli altri, al mondo e alla realtà umana e sociale del proprio quotidiano esserci.  In fondo la politica dovrebbe essere incontro fra persone e gruppi, anche di opinione diversa, incontro teso alla migliore collaborazione in vista del bene d’ un Paese e d’un popolo. “Quanto sarebbero buoni gli uomini, - scriveva Anna Frank nel proprio diario – se ogni sera prima di addormentarsi, rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta”.
Quando si parla della spontaneità e della genuinità dei ragazzi, forse, non si dice mai troppo. E, di certo, queste parole, vergate da una ragazza che ha vissuto sulla propria pelle il male, non fanno altro che confermare l’assunto. Dovremmo, allora, tornare tutti ragazzi e, facendo proprie le parole di Anna Frank, ogni sera dovremmo fare un po’ di revisione di vita, riflettendo sulle nostre azioni quotidiane. Probabilmente ciò ci aiuterebbe a diventare più buoni e, senz’altro, servirebbe a rendere migliore il mondo.
A dire il vero, forse, a sera, non troviamo o non vogliamo trovare mai il tempo per riesaminarci davanti allo specchio della coscienza e, pertanto, non riusciamo a renderci conto della sofferenza che, magari con le nostre affermazioni e con le nostre allusioni, abbiamo provocato ad altri nel corso della giornata. E ciò, come dicevo nell’introduzione, vale per tutti e in ogni ambito della vita quotidiana, sia essa umana, professionale, sociale o di relazione. Sì, vale per tutti, però è oltremodo importante per colore che svolgono ruoli o interpretano funzioni che, per lo spazio che occupano nel quadro della vita quotidiana, possono finire con l’influenzare gli altri. A costoro si chiede maggiore prudenza, maggiore ponderazione e maggiore senso della misura, perché a loro guardano in tanti. A tutti si chiedono sobrietà e serenità, ma maggiormente a chi si espone di più.
La vita quotidiana, purtroppo, in merito ci mostra spesso esempi di carente saggezza e, pertanto, ci succede ormai con una certa frequenza di assistere, ovunque, a confronti che si trasformano in scontri verbali un po’ pesantucci. Un vecchio adagio suggeriva e suggerisce di contare fino a dieci e, se necessario, fino a venti, prima di rispondere, proprio al fine di recuperare la giusta serenità onde frenare l’irruenza della parola e riacquistare la pacatezza necessaria per discutere in modo corretto, produttivo e costruttivo. Non è facile, ma è possibile farlo e, pertanto, bisogna adoperarsi per recuperare il tempo perduto. Sì, perché l’uomo d’oggi ostenta, sempre più, sicurezza e certezze. Ci vuole invece, più umiltà, quell’umiltà che è saggezza.
Bisogna, allora, far tesoro dell’insegnamento dei saggi. Senza il rispetto dell’altro, non importa se egli abbia torto o ragione, senza il rispetto dell’altro non c’è libertà e non c’è democrazia. Senza il rispetto dell’altro e del suo modo di sentire e di vedere, non c’è libertà perché si presume di essere gli unici latori della verità, gli unici latori del bene assoluto, i soli ad essere espressione del pensiero giusto, per cui le idee dell’altro non contano in quanto sono sciocchezze e l’altro, pertanto, non ha diritto alla parola.
Non c’è democrazia perché viene meno il confronto delle idee e, quindi, quel sano processo dialettico che ha o dovrebbe avere il compito di portare le persone ad incontrarsi, attraverso un sano scambio di modi di vedere e di opinioni, scambio che è importante e necessario per costruire e per vivere quotidianamente la democrazia.
Qualche anno fa si affermava, con una certa aria festosa, la fine delle ideologie. Noi non sappiamo se ciò sia stato un bene o un male. Certo, se si fossero messe da parte le ideologie per dare maggior campo alle idee, forse si sarebbe fatto un passo avanti verso l’incontro fra gli uomini. Il fatto è che, oggi, si rischia di non lasciare spazio al confronto.
Da un po’ di tempo, infatti, si sta facendo strada  una forma di pensiero unico (quello di chi ritiene di essere sempre dalla parte del giusto), che favorisce il sorgere di una certa aria di superiorità e di insofferenza nei confronti di chi pensi diversamente. Certo, per fortuna, non è un fenomeno generalizzato. Bisogna, però, fare in modo di evidenziare sempre più spesso che la diversità di idee è il sale della vita ed è la sostanza prima della democrazia.
E’  necessario, pertanto, ricordare, e non è mai troppo ripeterlo,  che il confronto non è l’occasione per zittire l’interlocutore, ma l’opportunità di incontrarlo e di fargli proporre serenamente le proprie opinioni, per accoglierle, se giuste, e per confutarle pacatamente, se errate. In fondo, a volte quelle opinioni potrebbero tornare utili a tutti, anche a chi si pone da un’altra prospettiva.
Nella foto il professore Gallo
 
 
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