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La Voce del Savuto

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UN'ORA DI PAURA IN FONDO AL POZZO
luned́ 23 luglio 2012
matteo bonacci.jpgdi Antonietta Malito
CARPANZANO - Insegue il pallone e cade, inavvertitamente, dentro ad un pozzo profondo ben 18 metri.
Ha dell'incredibile la vicenda che ha avuto per protagonista Matteo Bonacci, 13 anni, e ricorda il tragico episodio accaduto, nei giorni scorsi, in India alla piccola Mahi, una bambina di 5 anni, caduta in un pozzo profondo 25 metri a Manesar, vicino New Delhi, e, andando a ritroso nel tempo, la drammatica storia di Alfredino Rampi, morto a Vermicino il 13 giugno 1981, vittima di una caduta in un pozzo artesiano.
L'incidente capitato a Matteo, fortunatamente, si è concluso bene, il ragazzino è stato estratto dal pozzo dopo circa un'ora di prigionia e non ha riportato nessuna ferita.
Ma ricostruiamo quei tragici momenti. Sono le 15.30 del pomeriggio di sabato 23 giugno. Matteo si trova su via Ponterisi, in prossimità di un vecchio frantoio oggi inutilizzato, e sta giocando al pallone insieme al suo amico Manuel Allegro. Un calcio energico dato alla sfera da Manuel fa sì che questa finisca nell'antico frantoio. Nel tentativo di recuperarla Matteo si spinge tra le mura del rudere edificio e qui, senza rendersene conto, cade in un pozzo profondo ben 18 metri e largo circa 50 centimetri, dove rimane intrappolato per ben un'ora.
Un'ora al buio e al caldo, in un luogo angusto e con poco ossigeno. Manuel, non vedendolo tornare indietro, lo chiama più volte. Matteo, impaurito, lancia delle urla dall'interno del pozzo, implorando all'amico di chiedere aiuto. Manuel e un'amica di questi allertano subito lo zio di Matteo, Dino Vigliaturo, che accorre immediatamente sul posto insieme al signor Vincenzo Perri e al sindaco Giuseppe Vigliaturo.
I soccorritori si mobilitano per cercare una soluzione efficace e far sì che il ragazzo possa essere etratto senza riportare danni. E mentre il povero Matteo, impaurito, dal fondo della sua prigione implora esausto: "Zio salvami!", gli uomini intorno al pozzo si arrovellano il cervello per cercare il modo giusto per estrarre vivo il ragazzo. Falliti i tentativi di far calare dei volontari, a causa delle limitate dimensioni del pozzo, che in alcuni tratti risulta essere più stretto di 50 centimetri, i tre calano una corda, ma con scarso successo, poi, più tardi, pensano bene di unire due scale, una di dieci, l'altra di 8 metri, messe a disposizione dall'amministrazione comunale. Al temine di un'ora di ansia e paura, Matteo riesce a risalire in superficie, visibilmente provato ma felice d'avercela fatta. Lo zio Dino lo abbraccia commosso mentre il ragazzino, appena fuori dal pozzo, ringrazia San Francesco di Paola e la Madonna delle Grazie, patrona di Carpanzano.
L'incidente avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi, ma il ragazzo, miracolosamente, non ha riportato neanche una ferita, grazie alla melma depositatasi negli anni sul fondo del pozzo, senza la quale Matteo, inevitabilmente, si sarebbe procurato delle fratture che non gli avrebbero consentito di risalire verso la salvezza. Per lui solo un forte mal di schiena e tanta paura dopo una terribile avventura, difficile da dimenticare, ma che si è conclusa con un lieto fine.
In paese si grida al miracolo. La mamma di Matteo, la signora Adelaide Vigliaturo, che insieme a suo marito Stefano ha appreso dell'incidente solo quando suo figlio era già stato estratto vivo dal pozzo, tiene a sottolineare un particolare: «Mio figlio - ci racconta - ha trascorso l'intera mattina di sabato a riparare una vecchia statuetta di San Francesco di Paola. Sono certa che è stato lui a salvarlo».
Intanto l'amministrazione comunale ha provveduto subito a far chiudere il pozzo, della cui presenza - si è appreso - nessuno in paese era a conoscenza, ad eccezione, forse, di qualche persona anziana.
Nell'occasione, la mamma Adelaide lancia un appello a tutti gli amministratori del Savuto affinché provvedano a recintare o a chiudere pozzi e buche aperti, per evitare che si ripetano vicende simili, che potrebbero trasformarsi in vere e proprie tragedie.
La famiglia Bonacci, con in testa il papà Stefano, ringraziano Dino Vigliaturo, Vincenzo Perri, il sindaco Giuseppe Vigliaturo e quanti sono accorsi ed hanno prestato aiuto al piccolo Matteo. «Grazie di cuore a tutti - affermano i familiari - non dimenticheremo mai quello che avete fatto per soccorrere nostro figlio e per confortarlo in quei terribili momenti vissuti in fondo al pozzo". 
In seguito alla vicenda, i coniugi Vigliaturo si sono recati nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie di Carpanzano, per ringraziare la Vergine d'aver protetto Matteo, e presto andranno al santuario di Paola per pregare San Francesco, per intercessione del quale - ne sono certi - il loro bambino è uscito indenne da questa brutta avventura.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 23 luglio 2012 )
 
 
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