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La Voce del Savuto

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Don Pino Puglisi sarà Beato
martedì 07 agosto 2012
padre pino puglisi.jpgdi Maria Parise
Ci sono uomini che si ricordano, altri che non si possono dimenticare. È il caso di don Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio ucciso dalla mafia nel 1993. Pochi giorni fa, Papa Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare il decreto relativo alla beatificazione del sacerdote palermitano.
Pur non avendo compiuto nessun miracolo, né in vita né dopo la morte, il parroco assassinato dalla mafia nel 1993 potrà diventare Beato perché ucciso “in odio alla fede”.
In pratica, come un martire.
Don Puglisi, nato a Palermo il 15 settembre 1937 da una famiglia modesta (il padre era calzolaio, la madre sarta) entra in seminario all'età di 16 anni e nel 1960 viene ordinato sacerdote. Nel 1990 viene nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio, un quartiere periferico di Palermo controllato dalla cosca dei Graviano, legata al boss Bagarella. Svolse il suo mandato religioso e sociale attraverso un'opera di rigenerazione delle coscienze e di affermazione della legalità. Divenuto subito il simbolo dell'impegno sociale della chiesa in un territorio controllato dalla mafia, don Pino si impegnò per tutta la sua vita a tenere lontani i giovani dalla mafia. Più di una volta, dal pulpito e dal sagrato della Chiesa, si rivolse direttamente ai capi mafia, condannandoli apertamente. Nel gennaio del 1993 fondò il centro di accoglienza Padre Nostro a Brancaccio, divenuto in breve punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere .
La sera del 15 settembre 1993 (giorno del suo 56esimo compleanno) fu ucciso dalla mafia davanti al portone della sua casa, in piazza Anita Garibaldi. Ai killer don Puglisi sorrise e disse: “Vi aspettavo!”.
Per l'omicidio mandanti ed esecutori sono stati condannati in Cassazione.
Ergastolo per i boss Giuseppe e Filippo Graviano e per il commando che aspettò sotto casa il prete Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e l'allora reggente della cosca Nino Mangano.
Il killer, Salvatore Grigoli, divenuto poi collaboratore di giustizia è stato condannato a sedici anni di carcere. Ai magistrati che lo hanno interrogato ha sempre ripetuto: “Non ho esperienza di Santi. Quello che posso dire è che lui emanava una specie di luce. Me lo ricorderò per sempre quel sorriso”.
Ultimo aggiornamento ( martedì 07 agosto 2012 )
 
 
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