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Incontro con Camillo Viteritti, artigiano del ferro e del legno/ L'ultimo "forgiaru"
venerd́ 28 settembre 2012
grimaldi -  camillo viteritti  (2).jpgservizio di Antonietta Malito
GRIMALDI - Vive in prossimità del paese, in un luogo che sembra incantato, dove regna il silenzio e il cielo e la terra sembrano unirsi in un tutt'uno, regalando a chi l'osserva una grande pace interiore. Dalla collina si ammira la verdeggiante valle circostante, in cui si adagia il paese.
Lui è Camillo Viteritti (nelle foto), 74 anni, nato ad Acri, nella frazione San Benedetto, padre di quattro figli e nonno di cinque nipoti, residente a Grimaldi già da diversi anni.
Esile ma ancora energico, capelli brizzolati e volto segnato dal tempo, è all'ap-parenza un uomo schivo, riservato, ma quando gli si chiede di parlare della sua arte gli occhi gli si illuminano e comincia a spiegare com'è nata la sua passione, a mo-strare con orgoglio i ferri del mestiere e gli oggetti realizzati negli anni.
Boscaiolo fino al 1997, quando ha smesso di lavorare in seguito ad una brutta caduta da un camion, oggi si dedica alla terra e al pascolo, ma continua, di tanto in tanto, a coltivare l'hobby per la lavorazione del ferro.
«Da bambino - mi racconta - il suo unico gioco consisteva nel versare acqua da un fiasco ad un altro, troppo banale per un uomo ricco di inventiva. Un giorno uno dei due fiaschi si ruppe ed incominciai a dedicarmi alle tre caprette che allevavano i miei genitori".
Quelli erano tempi duri, durante i quali l'unico sostentamento per la famiglia proveniva dal lavoro nei campi.
«Mio padre Giuseppe e mia madre Immacolata - dice - hanno cresciuto otto figli, ricordo che per raggiungere il paese impiegavamo a piedi un'ora e mezza».
Camillo ha iniziato presto ad interessarsi all'arte degli antichi forgiari, e pian piano a realizzare le prime opere. Un episodio, in particolare, lo ha spinto ad affinare la sua tecnica. «Un giorno - ricorda - vidi che il mio amico e collega di lavoro, Angelo Orlandini, aveva un'accetta particolare. Decisi di farne una molto simile, ci lavorai tanto e, alla fine, ne ottenni una ancora più bella e tagliente».
Negli anni, Camillo ha riparato aratri, realizzato at-trezzi agricoli, costruito anche steccati. Sì, perchè il nostro artigiano sa manipolare bene anche il legno (tra gli oggetti prodotti anche una pipa in larice ed una damiera con le pedine). Da quattro anni però, per motivi di salute, ha interrotto questa sua attività.grimaldi -  camillo viteritti  (1).jpg
In un garage attiguo alla sua abitazione conserva gli attrezzi da fabbro, quelli che si usavano un tempo: accanto ad un vecchio forno a legna c'è la fucina, il focolare dove veniva arroventato il ferro e, vicino, il mantice (a forma di soffietto fatto di legno e cuoio), lo strumento utilizzato per produrre la corrente d'aria necessaria per ravvivare il fuoco; nella fucina ci sono ancora i carboni sui quali le barre di ferro diventavano incandescenti e poi, con l'incudine, le pinze e le tenaglie, i martelli e le mazze, venivano modellate sotto i suoi colpi vigorosi, di-ventando vanghe, mannaie, zappe, accette, falci, picconi, roncole, ferri di cavallo.
Un tempo, il duro e pa-ziente lavoro del fabbro si svolgeva nella forgia, e richiedeva una grande abilità. Oggi, agli antichi attrezzi se ne sono aggiunti di nuovi che consentono una più rapida lavorazione, ma si è perso il fascino proprio degli antichi mestieri.
Dalla forgia passiamo in un altro locale dove Camillo mi mostra una serie di oggetti appartenenti al passato ed oggi introvabili, che lui stesso ha realizzato, veri e propri pezzi da museo, tra i quali un cardaccio per la cardatura della lana, un mangano per la battitura della pianta di lino essiccata, e delle antiche calzature realizzate con i copertoni delle auto, molto usate durante la guerra.
Lo lascio affascinata dalla sua arte e penso d'essere stata privilegiata per aver conosciuto l'ultimo dei forgiari.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 28 settembre 2012 )
 
 
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