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La Voce del Savuto

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Il teschio del calabrese Villella torna a casa
sabato 20 ottobre 2012
teschio villella.jpgdi Michele Bisceglie
Con una sentenza storica del 5 Ottobre 2012, a firma del Dott. Gustavo Danise  presso il Tribunale di Lamezia Terme, il Museo Lombroso di Torino è costretto a restituire al Comune di Motta Santa Lucia (CZ) i resti mortali del patriota Villella, esposto nel museo dal 1872, e anche le spese di sepoltura sono a carico del Museo.
Questa è la vergognosa storia  di Villella, di Lombroso e del suo Museo, figlia del Risorgimento e come tale occultata, non raccontata sui libri di storia : “Nell’ottobre 1860 Luigi Carlo Farini, inviato nel Mezzogiorno da Cavour, scriveva a quest’ultimo: «Altro che Italia! Questa è Affrica: i beduini, a riscontro di questi caffoni sono fior di virtù civile, la provincia napolitana non ha popoli ma mandrie». «In queste regioni , gli faceva eco Nino Bixio, non basta uccidere il nemico, bisogna straziarlo, bruciarlo vivo a fuoco lento... son regioni che bisognerebbe distruggere o almeno spopolare e mandare i caffoni in Africa a farsi civili». Negli atti di una inchiesta parlamentare sul Meridione si poteva leggere che «l’inferiorità del contadino meridionale è un prodotto storico. Dato l’ambiente di miseria e di ignoranza in cui ha vissuto per secoli il lavoratore della terra, qual meraviglia se il suo temperamento si è volto al male, se l’acutezza della mente ha degenerato in frode, la forza in violenza, l’amore in libidine?».
E Massimo d’Azeglio, dopo aver detto pubblicamente «fatta l’Italia bisogna fare gli italiani», in privato scriveva: «Unirsi con i napoletani è come giacere con un lebbroso».
Chiamarono “beduini e caffoni” gli uomini che avevano visto i loro paesi bruciare, le famiglie morire, o per mano dei Piemontesi o per fame, gli uomini che, per combattere l’invasore, diventarono delinquenti o assassini costretti a nascondersi nelle montagne, nella speranza di sopravvivere alla furia distruttiva e sanguinaria dell’invasore piemontese. Molti di quegli uomini, apostrofati come “briganti”, una volta uccisi, furono decapitati: le loro teste erano sottoposte a degli studi che ne provassero l’inferiorità, e Giuseppe Villella fu uno di questi. A realizzare questi studi sull’inferiorità della “razza meridionale” fu Cesare Lombroso (1835-1909), antropologo, criminologo e giurista dell’epoca. Studiando i crani dei meridionali, e dei briganti in modo particolare, scoprì alcune caratteristiche fisionomiche che, a suo avviso, erano comuni a tutti quei furfanti, e da qui l’“eccezionale scoperta”: dall’aspetto fisico era possibile scoprire i connotati psicologici e morali di una persona. Da alcune caratteristiche somatiche, tra cui la famosa “fossetta dietro l’osso occipitale” era possibile etichettare che “la razza meridionale è biologicamente inferiore, semi barbari o barbari completi, per destino naturale”.
Questa “fossetta dietro l’osso occipitale” fu riscontrato nel cranio del “brigante” Villella e quindi valse come certificazione della teoria lombrosiana che  fece scuola al punto che le sue idee razziste furono utilizzate dalla Germania, dal Terzo Reich, per teorizzare l’inferiorità della razza, anzi nel caso tedesco la superiorità della razza ariana. Lombroso è l’immagine di uno stato criminale che viene nel Sud, ne degrada il territorio, umilia il popolo, ne sottrae le ricchezze e alla fine trova anche una giustificazione scientifica dietro cui celare il loro razzismo!
Il 27 novembre 2009 a Torino, con le più alte Autorità in testa, è stato inaugurato il nuovo museo dedicato a Cesare Lombroso, costato oltre 5 Milioni di euro e pagato anche con i soldi dei meridionali, nel quale museo, racchiuse in centinaia di teche, sono esposti scheletri e teste dei “briganti meridionali” da lui sezionati (le potete trovare su internet), ma cosa gravissima, nessun politico “italiano” ha mai commentato anche solo per prenderne le distanze o per esprimere semplice disappunto. C’è voluta una lunga battaglia dei meridionalisti, passata attraverso migliaia di firme e molte adesioni di Comuni e Regioni, tra cui la Regione Calabria, che, all’unanimità ha aderito al “Comitato No Lombroso” (di cui io faccio parte), e pertanto oggi ringrazio tutti gli Onorevoli regionali per aver contribuito a questa grande vittoria di civiltà  e di dignità del popolo calabrese! Questa vittoria è solo l’inizio della nostra legittima difesa contro le soprafazioni della politica colonialista del nord!

Ultimo aggiornamento ( sabato 20 ottobre 2012 )
 
 
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