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La Voce del Savuto

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Chiude "Ponteradio", la radio dell'Università della Calabria
martedì 13 novembre 2012
ponteradio.pngPonteRadio muore. Bene dirlo subito e chiaramente. Il lavoro di questi anni, portato avanti unicamente da un gruppo di ragazzi dell’Università della Calabria, finisce qui.

I più attenti hanno già notato che la radio era muta da un po’, e difatti molte sono state da parte degli utenti le richieste di informazioni in questo periodo. Poiché non reputiamo giusto morire senza dare una minima spiegazione ai nostri ascoltatori e ai nostri amici, scriviamo queste righe che sono di fatto il nostro ultimo saluto.
A giugno, alla fine della scorsa stagione radiofonica, la nostra radio cambiava quasi interamente l’organigramma delle sue figure-chiave: i ragazzi che avevano portato sulle spalle il peso della nostra emittente per tanti anni decidevano – ciascuno per i propri motivi – di lasciare il timone ad altri ragazzi, cresciuti con loro in questi anni. Un ricambio generazionale, potremmo dire.
La nuova gestione, entusiasta all’idea di mettersi in gioco, cominciava a settembre i preparativi di una nuova stagione che sarebbe stata una sorta di “anno zero”. L’anno zero, purtroppo, non è mai scattato.
Per predisporci al meglio alla partenza di un nuovo impegno lungo un anno, abbiamo contattato i vertici del Dipartimento di Filosofia, a cui la radio formalmente afferiva. Solo allora ricevemmo notizie preoccupanti sul nostro futuro.
Ci dissero che c’erano problemi con il pagamento dei diritti, che vista l’attuale condizione economica e il cambio dei Dipartimenti voluto dall’ultima riforma universitaria non era possibile garantire al nostro progetto fondi e spazi necessari.
Dei fondi di base avevamo cominciato a fare a meno da un po’ di tempo: da qualche anno a questa parte provvedevamo noi ragazzi alle piccole necessità, rimettendoci di tasca nostra. L’unica cosa di cui eravamo fiduciosi era il pagamento dei diritti d’autore e di trasmissione (SIAE e SCF) da parte del Dipartimento stesso e più in generale dall’Università della Calabria, essendo a loro intestate le parcelle.
Invece, a settembre scoprimmo amaramente che i pagamenti per gli ultimi due anni (2011 e 2012) non erano avvenuti. In questi due anni nessuno delle eminenze del Dipartimento o dell’Unical si è presentato a noi per questi problemi. Probabilmente noi abbiamo peccato di ingenuità, ma le fatture non arrivavano a noi. Ci hanno detto che questa estate hanno provato a contattarci, con scarsi risultati. Non vogliamo negare o mettere in dubbio la buona fede di quanto ci viene detto, ma ci teniamo a precisare che sul nostro sito compaiono sei indirizzi e-mail dove non è arrivata alcuna comunicazione, e che in ogni caso per sei anni abbiamo avuto gli studi vicino a quelli dei professori e nessuno è mai venuto a bussare alla nostra porta per renderci edotti di queste spese, né tanto meno per segnalarci che erano a nostro carico diretto.
Venendo a conoscenza di questa situazione noi ci siamo mossi per provare a salvare il salvabile, ma tutto era già stato deciso. A fine ottobre, col pretesto di riorganizzare gli spazi per la trasformazione dei Dipartimenti, trovammo i lucchetti a sbarrare le porte dei nostri studi, senza il minimo avviso per ritirare la nostra roba. Davanti a questi segnali non c’era – e non c’è più – niente da fare. Alcuni giorni dopo abbiamo riconsegnato le chiavi e preso ciò che ci appartiene.L’avventura di PonteRadio finisce qui, in quanto le condizioni per riprendere non sembrano esserci. Non ci illudiamo di essere vittime di qualche “editto bulgaro” surrogato, non siamo stati chiusi perché ritenuti voci scomode o realtà pericolose; siamo stati chiusi probabilmente perché in PonteRadio, nel progetto e nei suoi ragazzi, non si è creduto o voluto credere abbastanza. Non abbiamo rancori, ma ci resta l’enorme rammarico per la fine di una esperienza che, portata avanti dalla sola forza degli studenti, aveva cercato di far conoscere l’Università della Calabria come eccellenza nazionale avendola messa in mostra in più occasioni, con in cima il successo, sia dal lato strutturale che organizzativo, del Festival delle Radio Universitarie 2011. PonteRadio era anche questo, uno strumento che cercava di mettere alla pari la nostra università alle altre, nonostante l’atmosfera non certo salubre che aleggia nel nostro ateneo in questo periodo.
Si spegne anche una possibilità in più per la crescita degli studenti, un progetto formativo che insegnava davvero qualcosa ai ragazzi (lo dimostrano le esperienze di chi da PonteRadio ha spiccato il volo per altre attività grazie al bagaglio di esperienze coltivato con noi).
Muore una voce degli studenti per gli studenti, questo ci dispiace. Se qualcuno verrà dopo di noi – ammesso che ce ne siano le condizioni – gli auguriamo di aver maggior fortuna e di ricevere maggiore considerazione. Auguriamo anche ai nostri ipotetici successori di avere le stesse gioie e le stesse soddisfazioni che abbiamo avuto noi, perché a nostro giudizio ne è valsa comunque la pena – ad ogni modo.
Un ultimo saluto a tutti quelli che hanno condiviso con noi questa esperienza, a chi ci ha ascoltato per davvero. Grazie di cuore.

«Radio
So don't become some background noise,
a backdrop for the girls and boys
who just don't know
or just don't care
and just complain when you're not there
[…]
Radio, what's new?
Radio, someone still loves you!»

«Radio
Allora non diventare rumore di sottofondo,
uno sfondo per ragazze e ragazzi
che semplicemente non sanno
o semplicemente non si interessano
e sanno solo lamentarsi quando non ci sei
[…]
Radio, che c'è di nuovo?
Radio, qualcuno ti ama ancora!»
(Queen - Radio Ga-Ga)

La Redazione di Ponte Radio

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Ultimo aggiornamento ( martedì 13 novembre 2012 )
 
 
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