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La Voce del Savuto

Tuesday
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Spezzano Albanese - Presentato il libro di Antonio Coscarelli
luned́ 10 dicembre 2012
copertina coscarelli.jpgdi Cesare De Rosis
Si è svolto nei giorni scorsi presso la Sala consiliare del Comune di Spezzano Albanese un convegno per la presentazione del libro di Antonio Coscarelli “Calabria tra sottosviluppo e ‘ndrangheta – Vent’anni dopo”.
Questo volume è un prosieguo del lavoro svolto dallo stesso autore due decenni orsono e, come l'altro lavoro,  si tratta di una riflessione sulla natura della criminalità organizzata calabrese, sul sottosviluppo economico in cui versa la regione in relazione alla presenza della 'ndrangheta, sulle possibili strategie istituzionali per contrastare il fenomeno, inteso come una vera e propria emergenza democratica con cui il Paese è chiamato a confrontarsi. Il libro è concepito come uno strumento per gli addetti ai lavori, per la società civile e la Chiesa, per tutti quelli che sono impegnati a costruire una Calabria diversa. I lavori sono stati introdotti dall'Avvocato Alcide Simonetti, il cui pensiero è affine per sensibilità e cultura a quella del Pm Nicola Gratteri. Alla platea protesa all'ascolto, Simonetti ha voluto comunicare che, non solo con la parola, ma anche con i piccoli gesti quotidiani si tenta di sconfiggere il fenomeno mafioso. "Soprattutto in questo momento in cui dilaga la crisi economica si sta dando la possibilità alla criminalità organizzata di prendere sempre più piede. La mafia convive con noi e si modifica di giorno in giorno". Ha parlato dei tentacoli del malaffare, di quel fenomeno che attecchisce laddove c'è necessità di liquidità: nelle aziende che rischiano la bancarotta, il tracollo finanziario o il fallimento. Una riflessione attenta merita anche il dilagarsi della criminalità giovanile che sta diventando un problema di rilievo nella società contemporanea. Spesso, almeno per il sud Italia, ciò è dovuto alla mancanza di lavoro per i giovani che rubano per bisogni economici avvolte non solo personali ma anche familiari. Alcuni sociologi incolpano la famiglia, che tendendo al disgregarsi, devia in maniera inesorabile i propri figli alla malavita. Ciò che influenza sono anche le condizioni economiche della famiglia, che per un bisogno o per un altro, inducono al rubare. A volte però ciò che influisce oltre alle condizioni sociali della famiglia è anche un certo bullismo tra i giovani che cercano sempre più di emulare gli idoli sbagliati presi o dalla realtà che li circonda o dalla televisione. Necessita libertà, volontà e coraggio per cambiare le cose. Il sistema non deve scoraggiarci perché per poter criticare, contestare e ribellarsi bisogna fare il proprio dovere".In tutto questo anche la Chiesa faccia, come di fatto sta facendo, il proprio ruolo. Non può mancare, da parte di tutti i pastori la ferma condanna del rischio di vicinanza ai sodalizi mafiosi alle feste religiose. Di qui la sottolineatura che «cosa inquietante, grave e preoccupante è il rischio di una ingerenza malavitosa, che con fermezza la Chiesa condanna e respinge, affidandosi alla preziosa e insostituibile competenza dei livelli istituzionali preposti alla cura dell'ordine pubblico». La Chiesa sottolinea che «le solennità propriamente religiose sono celebrate nelle Chiese e, poiché sono anche espressione di antica tradizione di pietà popolare, spesso si articolano all'esterno dell'edificio sacro con processioni e manifestazioni pubbliche». Queste feste «sono di esclusiva competenza e autorizzazione dell'autorità ecclesiastica». Altra cosa, invece, "sono le feste popolari che nulla hanno di religioso e non sono riferibili all'autorità ecclesiastica, perché attengono ad appositi comitati, a fatti storici, a consuetudini locali, a motivazioni culturali o folcloristiche o turistiche». Occorre stigmatizzare i comportanti che cozzano con la cultura della legalità. Del resto non potrebbe essere diversamente, dal momento che capi, affiliati, sodali e fiancheggiatori di ogni genere, con il loro comportamento, si pongono di fatto al di fuori della comunità ecclesiale e delle sue regole. Viene, comunque, svolta nelle diocesi una costante catechesi ed un'azione di preghiera collettiva per arrivare al pentimento ed al ravvedimento di quanti hanno posto la loro vita al servizio della cultura della morte. Mai, dunque, l'autorità ecclesiastica potrebbe far finta di non vedere o, comunque, tollerare la prevaricazione e la violenza che si pongono in netta antitesi con il Vangelo di Gesù Cristo che è alla base della nostra Fede. Di recente due presuli si sono espressi a riguardo. Mons. Salvatore Nunnari, Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano, partendo dall'analisi della situazione di peccato in cui i mafiosi si trovano, i cui comportamenti sono contrari al Vangelo e impediscono la crescita economica e sociale della nostra Calabria, giungeva ad invitare i mafiosi alla conversione, che cristianamente si conclude con il perdono sacramentale, con tutte le condizioni che la giustizia pone perché tale perdono venga concesso. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini - Vescovo di Locri-Gerace, che in tante occasioni, soprattutto con la sua lettera pastorale sulla speranza, ha ripetuto la stessa condanna di mons. Nunnari, è partito dalla possibilità cristiana del perdono per giungere all'invito alla conversione.
Ultimo aggiornamento ( luned́ 10 dicembre 2012 )
 
 
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