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Cosenza: Sindaci, sabato manifestazione contro smantellamento sanità
giovedì 07 febbraio 2013

sanita.jpgTutto pronto per la manifestazione di sabato 9 febbraio "Per una buona sanità in provincia di Cosenza'', promossa dalla triplice sindacale. Di seguito la nota stampa diffusa da 60 sindaci del cosentino che hanno aderito all'iniziativa.

 

«Quella indetta per sabato prossimo da Cgil, Cisl e Uil a Cosenza sarà una grande mobilitazione di uomini e donne, forze sociali, rappresentanti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'università e della scuola, tecnici, medici e paramedici e semplici cittadini per dire basta al progressivo smantellamento del sistema sanitario in provincia di Cosenza, prodotto dalla politica miope, campanilistica ed unilaterale messa in atto, sin dal suo insediamento, dal Commissario ad Acta per il Piano di Rientro dal debito sanitario, on. Giuseppe Scopelliti». È quanto affermano, in una nota, sessanta sindaci della provincia di Cosenza, che hanno aderito ufficialmente all'iniziativa "per una buona sanità in provincia di Cosenza'', promossa dai segretari Generali di Cgil, Cisl, Uil di Cosenza, Giovanni Donato, Antonio Russo, Roberto Castagna e dai segretari delle Federazioni Franca Sciolino, Ugo De Rose ed Elio Bartoletti.

«La gravissima situazione di emergenza sanitaria che si è venuta a determinare sul nostro territorio provinciale - si legge nella nota - è sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi tre anni sono stati disattivati sei presidi ospedalieri (San Marco Argentano, Mormanno, Lungro, Trebisacce, Cariati e Praia a Mare) senza che sia avvenuta, contestualmente, la loro prevista trasformazione in Capt (Centri di Assistenza Primaria Territoriale) e in Case della Salute. Gli ospedali montani di Acri e San Giovanni in Fiore sono stati fortemente depotenziati e totalmente inascoltate sono rimaste le reiterate proteste dei cittadini. Nei tre ospedali ''SPOKE'' di Rossano-Corigliano, Castrovillari e Paola-Cetraro a fronte di una dotazione complessiva di 733 posti-letto per acuti prevista nel Piano di Rientro, ne sono stati attivati appena 400 (quasi la metà) e molti reparti non possono essere ancora attivati, mentre si allungano i tempi di attesa per prestazioni diagnostiche fondamentali e permane e si aggrava la forte carenza di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici. Le strutture sono, ormai, in gran parte fatiscenti e le attrezzature tecnologiche sono del tutto insufficienti se non, in molti casi, superate ed obsolete, soprattutto per quanto riguarda esami diagnostici delicatissimi come TAC, Risonanza Magnetica, Angiografia ed Ecografia. In molte strutture ospedaliere non vengono garantiti nemmeno i livelli essenziali di assistenza e assicurata addirittura l'emergenza-urgenza». (Asca)

Ultimo aggiornamento ( giovedì 07 febbraio 2013 )
 
 
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