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La Voce del Savuto

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La rinuncia di Papa Ratzinger scuote il mondo della Cristianità
lunedì 11 febbraio 2013
papa benedetto.jpgdi Mario Gaudio
Molto spesso si fa fatica a comprendere la realtà, dacché siamo sempre più abituati a classificare gli avvenimenti utilizzando metri di giudizio estremamente labili, in grado di mutare con l’evolversi di un mondo che corre a folle velocità verso una non meglio precisata meta, ma dinanzi a certe notizie la cui portata è storica, senza la necessità di attendere quel periodo che è d’obbligo per leggere con obiettività i fatti, non ci si può esimere dal tentare di comprenderne le cause e gli effetti.
Sicuramente, oggi 11 febbraio dell’anno di grazia 2013, l’annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI ha segnato una svolta epocale nella vita della Chiesa e degli assetti diplomatici mondiali.
La notizia, apparsa in rete poco dopo le 11 sul sito dell’Ansa, ha fatto, come prevedibile, il giro del mondo attraverso  la solerte opera di informazione dei mass media ma, nonostante le dichiarazioni di un imbarazzato padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa Vaticana, restano ancora poco chiari i motivi di tale gesto.
Il Santo Padre, nel corso del Concistoro Ordinario tenutosi proprio questa mattina presso il Palazzo  Apostolico Vaticano, ha comunicato questa sua decisione sottolineando che «[…] nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato» e precisando il fatto di lasciare vacante il soglio petrino a partire dalle ore 20 del 28 febbraio venturo.
Certo, non si tratta del primo caso nel contesto della millenaria storia della Chiesa: come non ricordare infatti le il «gran rifiuto» di Celestino V (al secolo Pietro da Morrone) che, stremato dalle ingerenze politiche ed economiche di Carlo d’Angiò, abbandonò la Cattedra di Pietro nel lontano 1294 o, in tempi più recenti, le “potenziali” dimissioni di Pio XII che, stando a documenti custoditi in Vaticano, scrisse una lettera di rinuncia al papato che sarebbe stata resa efficace nell’eventualità  di un rapimento da parte dei nazisti che, in tal caso, avrebbero avuto tra le mani il cardinale Pacelli  e non più il Padre della Cristianità.
Nonostante questi precedenti, le dimissione di Papa Benedetto XVI arrivano in maniera del tutto inaspettata e in un periodo storico di profondissime difficoltà materiali, spirituali e morali con le elezioni politiche alle porte, la crisi economica imperante e il disorientamento degli spiriti dilagante.
Col passare delle ore, appare sempre più sbiadita la motivazione di una drastica diminuzione del «vigore del corpo e dell’animo» da parte del Pontefice che ha retto saldamente il timone della barca di Pietro in mezzo alle tempeste del relativismo, dei casi di pedofilia e dell’attuale mancanza di libertà religiosa in molte parti del mondo; a ulteriore conferma della suddetta considerazione ci sono altresì le parole di padre Lombardi il quale ha pubblicamente precisato che «Non risulta nessuna malattia in corso che influisca su questo tipo di decisione» per poi delucidare la stampa su quello che sarà il futuro di Benedetto XVI a partire dal 1 marzo venturo (il Papa andrà prima a Castel Gandolfo per poi ritirarsi nel monastero delle suore di clausura sul colle Vaticano).
Insomma, si tratta di una vicenda dai contorni ancora molto sfumati nella quale credo sia opportuno addentrarsi con i passi felpati tipici della diplomazia vaticana, ricordando che solo il corso della storia chiarirà ogni interrogativo e tenendo sempre in considerazione le motivazioni interiori dell’uomo Joseph Ratzinger.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 11 febbraio 2013 )
 
 
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