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La Voce del Savuto

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Discorsi da ferro battuto
lunedì 18 febbraio 2013
ferro battuto.jpgdi Antonio Marasco
Quante cose si possono fare col ferro? Mi chiedevo, non pochi anni fa, quando vedevo lavorarlo all’interno della fucina di “Mastro Ottavio”. Oggi purtroppo ci si limita a fabbricare inferriate, ringhiere e scale, ma un tempo col ferro battuto si costruivano molti oggetti e ornamenti.
Soprattutto si parlava a chi non sapeva leggere. La figura di un Serpente, di un Cinghiale, di un Leone d’oro, di un viandante col bastone o di un Cacciatore col fucile per indicare un alloggio o un luogo di ristoro era “leggibile” da chiunque. Chi doveva recarsi all’albergo del Serpente doveva solo cercare l’insegna di ferro battuto con l’animale strisciante ed era a posto. Ancora oggi, chi visita il centro storico di Altomonte, nota alcune insegne in ferro battuto di bella forgia.
Quella dei ferri battuti era una lingua comprensibile da tutti, non solo era comoda agli analfabeti ma anche a tutti gli stranieri. Oggi chi non sa leggere o chi è straniero e non capisce la lingua del luogo, si trova come un pesce fuor d’acqua. Per questo un tempo, le insegne dei negozi, locande ed osterie, erano numerose e parlavano chiaro.
Le ringhiere e i balconcini sporgenti di alcune case settecentesche di Rogliano, Cosenza, Malito, Grimaldi, Marzi, Carpanzano, Scigliano, o di certi palazzi, sono veri capolavori eseguiti con arte e pazienza e rispecchiavano il buon gusto e la classe di chi vi abitava.
Capita ancora di imbattersi in stupendi cancelli monumentali, ma che non hanno più la loro funzione originaria, cioè non chiudono più niente, come quello all’interno del Palazzo Ricciulli o all’interno del Palazzo Morelli a Rogliano, oppure quello (tolto) della villa Vecchia di Cosenza.
Nella Toscana e nelle Marche ancora esistono delle botteghe di artigiani con la loro insegna di ferro battuto. Nella vicina Svizzera ci sono ancora testimonianze, di sicuro richiamo turistico, dell’arte del ferro battuto come il cancello all’interno del parco Ciani a Lugano. Ma v’è in Calabria un cancelletto meraviglioso come quello ormai fuori uso di Altomonte che mostra col ferro battuto gli attrezzi del contadino che un tempo era padrone.
Sopra il cancello come un fiore che sboccia vi è una zappa, una falce, una forca, un rastrello, una vanga, ed al centro un grappolo d’uva. Messo lì in disparte accanto ad un pozzo anch’esso fuori uso sembra il monumento funebre di un’attività che sta scomparendo. Anche le eleganti e leggere croci dei cimiteri dei nostri paesi sono state rimosse dappertutto quasi a voler cancellare un passato fatto di stenti, sofferenze e duro lavoro.
In Toscana ci sono alcuni paesi, i quali, con le antiche croci di ferro battuto che ornavano i piccoli cimiteri ora sono infisse nel muro che fanno da corona alle chiesette che guardano dall’alto tutta la vallata.
A me personalmente quelle croci fatte più di luce che di ferro sono sempre parse come le anime dei poveri morti.
Un tempo i nostri cimiteri erano ricchi di queste corone di ferro battuto, ma si sa, le mode e le abitudini cambiano: ora ne rimangono pochissime (dei più poveri), si è preferito ricorrere ai mausolei o alle cappelle, rimpiazzate anche lassù da pesanti coperture di marmo o granito.
 
 
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