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La Voce del Savuto

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L'eremita roglianese Fra Bernardo Milizia
luned́ 18 febbraio 2013
milizia.jpgdi Egidio Sottile
Un articolo che scrissi anni fa su fra Bernardo Milizia, mi piace ripeterlo, aggiungendo altre notizie che interessano anche Giovan Leonardo Tufarello, il quale si occupò ai suoi tempi di questo monaco, “accoppiando ai severi studi della medicina, gli studi piacevoli della storia”, come scrisse Carlo Botta, illustre scrittore piemontese. Questi ancora scrisse che il Tufarello “dedicò il suo volume sul monaco roglianese al Cardinale Bonifazio Gaetano, vescovo di Cassano e legato pontificio di Romagna.
Lo storico Vincenzo Severini sul suo libro: “Giò: L. Tufarello e le antichità di Morano Calabro: tipografia del Sibari MCMI (1901) scrive che il libro del quale non gli fu possibile rinvenire alcun esemplare, porta il titolo: Vita del Padre Fra Bernardo da Rogliano, fondatore della novella congregazione di Santa Maria di Collorito di Morano della provincia di Calabria Citra dell’ordine eremitico di Santo Agostino dell’Osservanza. Composta per il dottor medico Giovan Leonardo Tufarello di Morano. Cosenza l’anno 1610”.
Il compianto e carissimo amico prof. Antonio Guarasci nel suo studio, pubblicato sul n.35 della rivista “Cronache Calabresi” anno 1969 dal titolo: “Fra Bernardo Milizia da Rogliano e gli Agostiniani di Colloreto” ci fa conoscere sul monaco roglianese notizie interessanti.
Sul volume citato del Severini si rileva che alcuni scrittori del tempo e cioè un certo Leoni prima e un certo Salmena dopo, interpretarono a loro modo il “Fra”. Il Salmena scrive il Severini “a proposito di questo buon frate ne sballa delle madornali e fra le altre lo fa chiamare Francesco invece di Leonardo prima di monacarsi”.
A parte tutto questo il mio modesto articolo vuole essere un ricordo di questa figura ieratica ed umile di questo monaco e nello stesso tempo vuol ricordare a noi roglianesi un personaggio che diede e dà lustro al suo paese d’origine. L’uomo che il Tufarello “aveva adorato tra i vivi e di cui aveva raccolto gli ultimi aneliti e fatta l’apoteosi in morte”.
Fra Bernardo nacque a Rogliano col nome di Leonardo da poveri ed onesti genitori, Potestio Milizia e Palma Dodero nel 1519.
Del breve periodo di tempo trascorso a Rogliano e cioè dei primi anni della sua fanciullezza si conosce ben poco; si sa che visse in paese fino all’età di undici anni cioè fino al 1530. Come tutti i bambini di famiglia povera, frequentò la cosiddetta “bottega” e fu aiuto calzolaio ma nello stesso tempo anche “scolaretto”: “Scuola e Bottega”. Purtroppo rimasto orfano, fu accolto da uno zio, tale Bernardino Parise a Rende che lo fece studiare e poi, al servizio di un uomo di “grandi maneggi”, tale Battista Romano, si trasferì a Castrovillari. Infine ritornò al suo antico e umile mestiere di ciabattino. Anche se, durante il periodo della fanciullezza trascorsa a Rogliano non tralasciò di essere fervente nella religione dei padri e devoto verso la Chiesa, Castrovillari fu il luogo dove la sua disposizione verso la vita spirituale si rafforzò.
Abbandonò il suo “bischetto” di calzolaio, vestì l’abito nero da eremita e col nome di Bernardo si nascose nella chiesa di Sant’Angelo, situata sul monte omonimo nel territorio fra Castrovillari e Morano e qui fu ordinato sacerdote dal Vescovo di Cassano Durante de Durantis.
Il misticismo calabrese di allora, la conoscenza della vita contemplativa intrapresa da grandi figure di asceti e di santi: Sant’Agostino, San Nilo, San Basilio, Gioacchino da Fiore, San Benedetto da Norcia, San Francesco di Paola e le visite che effettuò presso le tombe degli Apostoli a Roma e a Loreto, contribuirono alla sua ferma decisione di abbandonare il mondo per dedicarsi completamente a Dio.
Restò sconcertato della Roma rinascimentale, nella quale constatò l’imperante corruzione morale e come Benedetto da Norcia, anche lui sconcertato della Roma dei suoi tempi, si ritirò tra i monti della sua Calabria e abbracciò la regola di Sant’Agostino.
Il rigore agostiniano lo edificò e l’isolamento eremitico lo attrasse oltre ogni dire. Le falde del Pollino furono suo ricetto e il suo luogo solitario fu un piccolo monticello detto Collorito nel territorio di Morano. Era l’anno 1545.
In quel luogo solitario e lontano dal mondo, a contatto solo del creato e nell’edificante mistero di Dio, cominciò a condurre una vita tutta disciplina e digiuni e soprattutto dedita alla preghiera.
La prima “capanna pastorale” ove dormiva sulla nuda terra, si trasformò in una povera cella, poi in un alquanto comodo dormitorio di convento vicino al quale fu eretta una piccola chiesa in onore di Santa Maria Assunta di Collorito o di Cerminito: in seguito furono aggiunte altre due cappelle con tre immagini della Vergine, di Santa Caterina e di Santa Lucia. Forse, si può pensare, che l’immagine di Santa Lucia è un ricordo della sua Rogliano, dove nel rione Cuti si venerava anche in quei tempi come tuttora si venera la santa di Siracusa. I compagni dell’eremita aumentarono anche di numero, tra l’altro furono detti “squarciaboschi” e fra Bernardo, come scrive il dotto canonico Antonio De Cardona, vissuto nel sec. XIX, si pose sotto la regola dei Romitani Osservanti di Sant’Agostino e, dopo aver avuto in possesso il luogo, fondò la congregazione di Santa Maria di Colorito di Morano dell’ordine eremitico di Sant’Agostino dell’Osservanza.
Colirito o Collereto divenne un centro di fervore religioso e non mancò l’aiuto di personalità del tempo, come la principessa Elena Castriota, moglie del principe Sanseverino, che tra l’altro gli fornì due maestri per essere “ammaestrato” nelle lettere: Alfonso Perrone e Giovanni Matteo di Leone di Mormanno.
Il riconoscimento della Congregazione di fra Bernardo di Rogliano avvenne con bolla del 23 agosto 1560, sottoscritta dal Papa Pio IV, il cardinale Giovan Angelo dei Medici già amministratore apostolico di Cassano dal 1553 al 1559. Altri monasteri furono fondati dal frate roglianese: a Viggianello, a Ursomarso, ad Episcopia in Lucania ed in altri luoghi fuori della Calabria.
La spiritualità colleretana andò sempre più allargandosi, producendo i suoi frutti e la schiera comunitaria si allargò tanto che la provincia degli agostiniani calabresi diventò, come asserisce Antonio Guarasci, “una forza vivacissima al servizio della Chiesa della Riforma cattolica”.
Il venerando fra Bernardo Milizia, dopo aver visto fiorire la sua Congregazione, “giunto infermo e vecchio all’ottantesimo anno della sua vita rese lo spirito a Dio nel 12 di gennaio 1602 alle ore otto di notte”.
“Bernardus Militia ex Roblano, Presbyter Congregationis coleretanae fundator, Sanctitate et miraculis clarus - Obiit pridicedus Januarii 1602, octuagenario major: ut ex Jo: Leonardo Tufarelli qui eum novit”. Epigrafe riportata da Tommaso Aceti.
Narra il Tufarello “che si udirono tuoni con lampi e con pioggia; cosa che non era già accaduta da moltissimo tempo in quella rupe”. Lo stesso ancora ci tramanda “che la vita di Bernardo da Rogliano fu vita di carità non di portenti, di pacata opinione e di fratellevole affetto non terribili successi.
Purtroppo la Congregazione dopo alterne vicende fu soppressa dal governo murattiano con  legge 7 agosto 1809.
Ultimo aggiornamento ( luned́ 18 febbraio 2013 )
 
 
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