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La Voce del Savuto

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Home arrow Notizie arrow Cronaca arrow Il giornalista Alessandro Bozzo suicida nella sua casa di Marano: «Non ce la facevo pił a vivere»
Il giornalista Alessandro Bozzo suicida nella sua casa di Marano: «Non ce la facevo pił a vivere»
sabato 16 marzo 2013
bozzo.jpgCOSENZA - «Non ce la facevo più a vivere», così il giornalista cosentino Alessandro Bozzo, 40 anni, ha spiegato in una lettera il suo gesto estremo con il quale ha messo la parola fine alla sua breve esistenza.
Ieri pomeriggio, Bozzo, si è chiuso nella camera della sua abitazione di Marano, consumando il suo dramma sparandosi un colpo alla testa. Lascia la moglie Mariuccia e una bambina di quattro anni, Venere.
Dopo le prime esperienze giovanili con periodici ed emittenti televisive, dal 1 ottobre 2003 era stato assunto dal quotidiano “La Provincia Cosentina”, dove ricoprì, in seguito, la carica di redattore. Nel  marzo del 2006 entrò a far parte del quotidiano “Calabria Ora”, con incarichi nel Comitato di redazione.
Giornalista serio, brillante e fedele alla notizia senza mai cedere alle appartenenze, negli ultimi anni aveva denunciato le presunte ingerenze della malavita cosentina nella politica, subendo diverse intimidazioni.
Numerose, sul suo profilo facebook, le testimonianze di cordoglio da parte di colleghi e amici.
«Ci sono notizie che non vorresti mai ricevere, e righe come queste che non vorresti mai scrivere. Stamani - scrive Eliseno Sposato - mi sono sentito chiedere se conoscevo questo giornalista che si è suicidato...Alessandro Bozzo. E' così che il tranquillo tran tran di un sabato qualunque, si trasforma in un macigno insopportabile da trasportare.
Ma come, Alessandro? Com'è possibile che una persona buona e generosa come te abbia potuto compiere il massimo gesto di egoismo che si possa fare? Perché ti sei trovato da solo? Perché non ti sei rifugiato nel pensiero del sorriso di tua figlia, nella carezza di tua madre, nella musica che più amavi?
Già la musica, il nostro legame... sebbene ci vedessimo troppo poco, mi chiedevi sempre cosa c'era di nuovo da ascoltare. Ed io a sciorinare nomi ai più sconosciuti e tu ad appuntare tutto sui taccuini che ti servivano per gli articoli. Non dimenticherò mai la tua attenzione curiosa per questi piccoli e fatui consigli, come sfottevamo Roberto per la sua svolta "etnica" di come era bello vedersi raramente, ma seguirci a distanza. Tu penna brillante da leggere io voce alla radio. Scusami la retorica di queste parole, ma mi mancherai quando per caso capiterò in qualche conferenza stampa a Palazzo dei Bruzi e non incrocerò il tuo sguardo curioso. Riposa in pace».
Flaviana Iantorno: Ancora ricordo i disegni che facevi durante le lezioni...meravigliosi fogli ricalcati a inchiostro nero che raccontavano storie di vikinghi, croci celtiche , paesaggi misteriosi...la tua creativita' e fantasia, la tua ironia e ritrosia...caro Ale...sei una persona speciale e sei sempre andato controcorrente...».
Il saluto di Carmine Calabrese ad un collega serio che ha deciso di lasciarci: «Alessandro, dopo tante lotte e tante pagine scritte nel denunciare soprusi ed ingiustizie non ce l'ha fatta. Ci siamo spesso trovati a scrivere, contrapposti, degli stessi argomenti ed entrambi nutrivamo grande rispetto e stima reciproca. Questa terra maledetta non merita chi ha merito... ed Alessandro non ha voluto scrivere l'articolo del riscatto ma ci ha lasciato, con il suo gesto, un'immagine terribile che vale più di qualsiasi parola! Ciao Ale!».
Ultimo aggiornamento ( sabato 16 marzo 2013 )
 
 
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