Password dimenticata?
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color

La Voce del Savuto

Thursday
May 23rd
Home arrow Notizie arrow Cultura arrow "La collina del Vento" / La saga degli Arcuri in un secolo di profonde trasformazioni
"La collina del Vento" / La saga degli Arcuri in un secolo di profonde trasformazioni
luned́ 03 giugno 2013
lacollinadelvento.jpgdi Franco Rose
Con alto lirismo, pieno di immagini e descrizioni fotografiche pari a quelle della sua "pittora" Ninabella, Carmine Abate descrive la storia generazionale di una famiglia calabrese e del suo podere, dalla Grande guerra ad oggi.
Nella famiglia degli Arcuri, ci sono uomini, Alberto, Arturo, Arcangelo, che vivono in un orizzonte di sicurezze familiari, pienamente consapevoli delle loro storie, grazie anche alle loro donne: Sofia, Lina, Simona.
Storie vere vissute nel loro podere, il "Rossarco", e permeate di un connettivo di verismo, che non sono però storie di "vinti".
Gli Arcuri, infatti, non somigliano lontanamente a Mastro Don Gesualdo che mangia "da solo" le fave in un malinconico crepuscolo, ma sono generazioni di uomini e donne vissuti con la forza del lavoro, con la "dignitas", della cultura contadina, non privi di consapevolezza politica.
Abate è uno scrittore che vive e partecipa alle sofferenze e alle gioie dei suoi personaggi con grande rispetto. Le descrizioni delle belle forme di Lina e di Arturo mi fanno venire in mente quel vecchio film girato in Sila e intitolato "Il Lupo della Sila", con la  bella Silvana Mangano ed Amedeo Nazzari che incarna un personaggio burbero ma sicuro; quel pancromatico bianco e nero del film, vivido, lucido che dà contrasto e sminuzza il paesaggio facendo  emergere una natura amara che si contrappone alla grande positività dei personaggi.
E leggendo questo grande arazzo narrativo, "La collina del vento", anche il mio tempo/spazio si è dilatato andando indietro nel tempo, quando bambino salivo sul "masto" di barone, l'asino di mio nonno, per andare in montagna a Marmorino, toponimo del podere di famiglia.
Ecco la capacità di Abate, che con la sua "pittora" Ninnabella vuole cogliere le veloci trasformazioni del paesaggio  calabro intriso di odori, colori e ricordi, tutti portati dal vento.
Quel vento sempre presente nell'inconscio collettivo: "l'uomo che muore si trasforma in giaguaro, la donna che muore va nel vento" - dice Levi-Strauss.
Vento e venti che non sono solo scontro di gradienti termici nei vari strati dell'atmosfera, ma fohn, zefiri, aurore, sussurri che diventano Dioniso, e che non si fanno vedere ma che producono effetti a volte nostalgici, a volte impetuosi o malinconici, venti che si fanno sentire là sul "Rossarco" e che consegnano il carapace alle vie, alle dune del mondo, a "Krimisa" dove aspetta Apollo per farlo diventare lira, cetra sussurro...
E nelle pagine del libro la "Merica" viene evocata, descritta ma forse mai veramente desiderata dagli Arcuri….. che potrebbero essere altri mille cognomi e altre mille colline color rosso sangue, quel rosso che solo le distese di "sunna" sanno dare.
In Calabria tutti noi siamo gli Arcuri e tutte le nostre "robbe" sono il Rossarco.
Un libro splendido scritto per tutti con una prosa narrativa affascinante e moderna, ma anche antica e godibile, una tessitura linguistica caratterizzata da una serie di radici attente al dialetto ed innestate nella lingua italiana, com'è presente nel periodare di 'Ndrja Cambria dell'Orcynus orca, ma qui essa appare come un rintocco ovattato.
Abate si muove nel suo racconto seguendo il poeta Novalis amato dalla "sua" Simona, quando dice:
"Dove mai stiamo andando / Sempre a casa".
E anche il Kovifis di "Itaca”
….."non aspettarti che Spillace
Ti dia altre ricchezze.
Spillace - ti ha dato già un bel viaggio.
Senza Spillace (Carfizzi) tu non saresti mai partito…
Abate sicuramente continuerà a dissodare la vigna dell'esistenza per darci ancora bellissimi frutti dolci/amari e per aiutarci, soprattutto noi calabresi, a trovare i veri "narremi" della nostra storia.
 
 
Benvenuti sul portale de La Voce del Savuto!
 
Entra in Chat                                                         

LA VOCE DEL SAVUTO

IL CALENDARIO DEL SAVUTO