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La Voce del Savuto

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I Magi: fede, poesia, mistero
marted́ 06 gennaio 2015
1-mosaico-chiesa-ravenna.jpgdi Carmen Stillitano

I Magi arrichiscono la  scena della Natività dal III secolo. Si possono vedere, infatti, già raffigurati nelle antiche catacombe e sui sarcofagi. Quando il mistero dell'incarnazione di Dio irrompe nella storia, questi personaggi entrano in azione per riconoscerLo come Messia, per adorarLo, per offrirGli dei doni.
Molti sono i dubbi sulla loro vera identità. Nell'età paleocristiana essi erano ritratti con una tunica corta, dei pantaloni aderenti detti anassiridi e portavano sul capo, come elemento distintivo, un berretto frigio tipico dei sacerdoti del culto di Mitra (divinità solare). Con il passare dei secoli questo copricapo si "trasforma". In Oriente assume una forma cubica; in Occidente, dal XII secolo in poi, è sostituito da una corona e, nell'epoca rinascimentale, i Magi vestono sontuosi abiti di corte.
Fra i vangeli canonici è quello di Matteo  il più antico  a parlarci di loro ma egli non ci rivela né quanti fossero, né come si chiamassero. Il loro numero varia nel tempo e in una cronaca orientale del 774 arriva addirittura a dodici! Descrizioni più dettagliate ci vengono fornite dai Vangeli apocrifi, in particolare da quello dell'Infanzia, scritto in lingua aramaica.
Nell'abbraccio virtuoso tra i testi e le loro interpretazioni, le nostre corde più intime risuonano quanto più riusciamo a sfiorare il mistero dell'ascosità di Dio fatto uomo. Ciò che se ne può trarre, indipendentemente dalla veridicità dell'accaduto, è l'intento di chiara intenzione catechetica. E' Origene (184/254) nel suo libro biblico "Omelie sulla genesi" cheper primo fissa il loro numero a tre. In un manoscritto del VI secolo dal titolo "Latina Excerpta Barbari" (conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi), appaiono per la prima volta con i nomi di BATHISAREA (Baldassarre), Melchior (Melchiorre) e Gathaspa (Gaspare). Il primo ad attribuire loro il titolo di re, è Tertulliano (apologeta latino).
Secondo la tradizione cristiana essi arrivavano dall'Oriente. Nelle sacre scritture si designavano come Oriente le regioni a est della Palestina. Sapienti, sacerdoti e astrologi, i nostri personaggi osservavano il cielo per interpretarne i segni, convinti che in esso ci fosse la risposta alle loro attese/domande. I vari santini dedicati all'Adorazione dei Magi e al loro viaggio verso Betlemme rappresentano, nella loro apparente semplicità, il messaggio spirituale del vangelo, messaggio che ci permette di varcare la soglia dell'immagine stessa. I Magi divengono nella trasfigurazione allegorica il simbolo dell'incontro tra Oriente e Occidente e il segno dell'universalità della salvezza; di seguito, i capostipiti delle tre razze umane: camitica, semitica e japetica (dai figli di Noè: Cam, Sem, Jafet); le tre età dell'uomo: giovinezza, maturità, vecchiaia; i rappresentanti del mondo allora conosciuto: Asia, Africa, Europa, come si evince dalle loro fattezze fisiche.Ai doni (oro, incenso e mirra) vengono attribuiti di volta in volta, significati teologici, istituzionali e cosmologici: regalità, divinità, umanità; potere temporale, sacerdotale, pontificale o, rifacendoci alle virtù teologali, essi da alcuni sono visti come emblemi di fede, speranza e carità.
Per dare un'identità alla stella di Betlemme che guida il loro cammino, chiediamo aiuto alla teologia o ll'astronomia? La consideriamo segno messianico, luce interiore, reale fenomeno astrologico, congiunzione planetaria o stella cometa, come per primo la dipinge Giotto? E' evidente che ci muoviamo nell'ambito delle ipotesi. Anche se molti non sono riusciti a riconoscerla e ad identificarla nelle mappe celesti, è la sua luce, forse, che dobbiamo seguire. Oggi, essa, rischia di diventare il simbolo di una festa fatta d'apparenza (… è più facile offrire un dono che il per-dono). Nel moderno villaggio globale in cui ci troviamo a vivere (per alcuni aspetti alienante), il messaggio ancora attuale che sembra offrano i Magi a noi, credenti o atei, stupiti o disillusi, è quello di metterci in cammino, d'agire… La luce della stella ci invita a cercare e ad accogliere il mistero di Gesù, ci chiama a raccolta intorno a Lui per aprire, come i Re Magi, anche noi i nostri scrigni, per donare, per donarci, per perdonare e per perdonarci, spalancando il nostro cuore ad un Dio/Bambino, il solo che con la sua purezza può insegnare ad amare e ad amarci così come siamo, con i nostri limiti e le nostre debolezze, con le nostre zone d'ombra ed i nostri bagliori improvvisi che ci fanno capire che non siamo e non possiamo/vogliamo essere soltanto materia evanescente.
La storia dei Magi, quindi, si visualizza agli occhi di chi cerca di "leggerne" le immagini in un contesto di fede, poesia e mistero. A volte cogliamo nei santini dedicati a questa tematica che "focalizza" il Natale, la maestria di virtuosismi cromatici che pare cerchino di sottolineare, con toni forti, l'importanza dell'evento. Si avverte in altri il tentativo di entrare nel mistero tramite forme e colori pregnanti di delicate e pastellate sfumature, come a voler "incedere", con rispetto, nella densità teologica. Altre volte è la luce a contrastare l'ombra, a rivelarne il colore, a disegnare le figure e, divenendo il medium che genera le immagini, sembra sia usata come elemento anaforico quasi per rendere visibile la "sacralità" dei personaggi in essi rappresentati.
Avvalendosi di un linguaggio iconico, sintetico e pedagogico, superando il limite imposto dalla parola  alcune volte deviante  nelle sue molteplici interpretazioni, (perché il pensiero per essere compreso richiede una serie di passaggi logici frutto di capacità analitiche, attentive e riflessive… non sempre facili da mettere in atto) il santino, ricamato, traforato, inciso o merlettato ecc… comunicando con immediatezza… ci offre un mondo d'arte e devozione in miniatura, fruibile soprattutto con gli occhi… del cuore.

 http://www.biagiogamba.it
Ultimo aggiornamento ( marted́ 06 gennaio 2015 )
 
 
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