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La Voce del Savuto

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Intervista all'onorevole Giuseppe Graziano, consigliere regionale della "Casa delle LibertÓ"
lunedý 25 gennaio 2016
giuseppe graziano.jpgdi Emanuele Cristelli
Giuseppe Graziano (Casa delle Libertà), nato a Longobucco e residente a Rossano, è uno dei volti più noti della scena politica calabrese. È stato eletto il 23 novembre 2014, con 9.041 preferenze, consigliere regionale della Calabria. In Consiglio Regionale ricopre l'incarico di segretario-questore dell'Ufficio di Presidenza.
Già Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato della Calabria e della Sicilia, ora si sta impegnando in questa nuova avventura e su nostra richiesta ha deciso di aprirsi per raccontare di questo primo mandato, delle sue impressioni e dell'attività di Palazzo Campanella, ma soprattutto ha deciso di illustrarci le caratteristiche di un nuovo movimento culturale, di cui lui ne è co-fondatore: "Il Coraggio di cambiare l'Italia".
Ringraziamo l'On. Graziano per la sua disponibilità.
 
- Innanzitutto auguri di buon anno. Per iniziare, On. Graziano, vorrei che ci facesse un breve resoconto di questo primo anno di mandato: che ne pensa? Ci sono i presupposti perché questa sia una legislatura consiliare che rappresenti uno spartiacque per la storia della nostra "amara" e amata terra?
«Più che esserci i presupposti, diciamo che ci sono le aspettative, soprattutto da parte dei Calabresi, nell'azione che il Governo Oliverio vorrà porre nella gestione non solo dell'Istituzione Regione, quanto nella gestione dei servizi al cittadino. Purtroppo è inutile negare, in quanto chiaro, che la legislatura non è iniziata nel migliore dei modi, se si pensa ai gravi e grandi ritardi che si sono accumulati ad inizio mandato. Tra l'altro, in una situazione ereditata - direi - poco felice. Con difficoltà alcune cose sono state realizzate anche con quel pizzico di coraggio che serve per amministrare la Calabria. Anche se, al momento, è ancora poca cosa rispetto alla mole di problemi, più o meno gravi e importanti, che devono essere aggrediti e risolti. Ad esempio, mi riferisco alla Sanità, un campo minato in cui non si riesce a trovare il bandolo della matassa e dove molto spesso le scelte ovvie diventano un tabù. Mi riferisco, ancora, alla mobilità e ai trasporti, settore per il quale, a parte le promesse dell'esecutivo regionale, finora è stato fatto ben poco: garantire un trasporto pubblico locale efficiente e moderno, progettare un nuovo piano viabilità e portare a realizzazione definitiva le decine di incompiute presenti su tutto il territorio regionale, solo per fare qualche esempio. Per non parlare, poi, dell'Agricoltura, del Turismo e della Formazione. Tre ambiti strategici per la Calabria ma dove attendiamo, ancora, che venga adottata una programmazione incalzante. È su queste cose che, da uomo dello Stato e da cittadino tra i cittadini prestato alla politica, mi sto battendo e ho improntato la mia azione politica. E devo dire che, seppur dai banchi dell'opposizione, le mie battaglie hanno sempre avuto un riscontro autorevole all'interno del Governo regionale. Quantomeno sono servite ad essere la voce della coscienza dell'Esecutivo».
 
- La situazione del centrodestra italiano assomiglia sempre di più a quella di una guerra fra bande, dove si percepisce l'assenza di una figura capace di imporsi nella società e riuscire a fare sintesi fra le varie anime che compongono lo schieramento. Cosa ne pensa? Il centrodestra, così in Italia come in Calabria, per rinascere deve continuare sulla strada dell'aggregazione di ceto politico preesistente o c'è bisogno di un'altra via, che parta dal basso?
«Per rivendicare nuovamente la leadership del Paese - l'ho ricordato intervenendo ad Atreju, la convention annuale di Fratelli d'Italia - è necessario un Centro Destra nuovo, basato su idee credibili. La cartina di tornasole ad oggi ci parla di una probabile coalizione ricca di tante idee, molte vicine alle reali esigenze degli italiani, ma che non riesce ad intercettare il favore del vento nel Paese perché non si ha la capacità e probabilmente nemmeno il coraggio di cambiare. Tant'è che abbiamo una classe dirigente dispersa e disorientata che non riesce a trasmettere i giusti messaggi ai cittadini. Dalla fine del governo Berlusconi in poi c'è stata una involuzione politica che ha frammentato la coalizione in così tante parti e creato una confusione tale da offrire addirittura un assist, in termini di numeri, ai Governi di Centro Sinistra ed in particolar modo a Renzi che continua a rimanere in sella proprio grazie al sostegno dei moderati. Che a questo punto, in una prospettiva programmatica di unione, vorremmo iniziare a capire se rimarranno in organico al raggruppamento democratico, completando, così, la loro fase di mutazione. Una cosa è certa, la nuova legge elettorale obbliga il Centro Destra a creare una lista unica fra Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia ed i movimenti minori. Sembra una prospettiva difficile, ma obbligata soprattutto nell'elaborazione di un programma condiviso, senza il quale non si va lontano. Neanche con un cartello elettorale. Ecco, pertanto, riemergere la necessità di avere una guida che sappia fare sintesi e convergenza, coordinando e rappresentando al meglio le varie anime della Destra. Che deve sapere ripartire senza rinnegare i suoi valori e le sue tradizioni e allo stesso tempo, deve saper guardare al futuro con decisione sapendo mettere da parte le esperienze politiche del passato che, seppur gloriose, sono ormai passate ed anacronistiche. Questo con l'obiettivo, anche, di non dissipare del tutto il patrimonio di consensi e di storia della Destra italiana. Serve una nuova generazione che sappia decidere autonomamente rispetto all'economia, che faccia prevalere la meritocrazia e l'etica, che faccia ritrovare un'identità unitaria e culturale all'Italia. Il Centrodestra, è chiaro deve avere un leader, che abbia una linea politica unica da cui ripartire. Berlusconi è fondamentale, deve accompagnare la coalizione in questa selezione della nuova classe dirigente. Il Centrodestra deve essere il polo vincente rispetto ai due poli costituiti da Renzi con il suo Governo e da Grillo che vuole mandare tutti a casa, compresi gli ideali politici costituenti. Per fare questo bisogna necessariamente andare oltre il ceto politico e rinnovarsi».
 
- In questi giorni ha presentato e lanciato un nuovo contenitore, una nuova piattaforma politica che intende avere un respiro nazionale: "Il Coraggio di Cambiare l'Italia". Cosa vuole essere CCI? Ambisce ad occupare uno spazio al centro dell'agone politico in chiave dialogante con Renzi, oppure si considera alternativa al Renzismo? Sarà l'ennesimo progetto politico che si tradurrà in lista civica, oppure una piattaforma che aspira al ruolo di rifondatrice di una più vasta area politica di centrodestra attraverso un modello partecipativo?
«Il Coraggio di Cambiare l'Italia na-sce con l'obiettivo di innescare una nuova evoluzione di idee, plurali e democratiche, da contrapporre al sistema partitocratico italiano. Non una rottamazione della politica come quella caldeggiata da Renzi, bensì un processo di valorizzazione del merito e dei progetti, a sostegno della collettività. Finora abbiamo avuto una classe politica e dirigenziale che ha curato spesso gli interessi propri o comunque quelli di una ristretta cerchia di gruppi d'interesse. Noi vogliamo sovvertire questo sistema, capovolgerlo, e dare parola e forza ai cittadini. Senza populismo. Il Coraggio di Cambiare non vuole accantonare il passato. Non può esistere una riforma del sistema cancellando tout court tutto quanto fatto finora. Sarebbe un'operazione illogica, oltre che miope. Oggi si sente prepotente il bisogno di una nuova generazione politica, caratterizzata da un progetto reale di sviluppo che determini l'azione di governo dei prossimi anni. È su questa strada che intendiamo rivendicare un posto attivo nel panorama della partecipazione attiva e democratica, partendo da quello calabrese, afflitto purtroppo da un sistema regionalistico ormai fuori dalla realtà. Certo, da progetto politico culturale nato per dar voce alla gente, saremo presenti lì dove ci sarà un confronto democratico per dare spazio alla partecipazione dei cittadini. Del resto, siamo nati con questo scopo. Pertanto faremo la nostra parte anche alle competizioni elettorali proponendo donne e uomini che siano portatori di progettualità e programmi che guardino al solo interesse della gente».
 
- Ritiene che questa creatura nel momento in cui avrà le gambe per poter iniziare a camminare da sola sarà compatibile con la recente storia fallimentare del centrodestra calabrese? Ritiene che i personaggi che hanno segnato la storia politica di questo schieramento potranno dare il loro apporto oppure ritiene che il tempo sia ormai passato anche per loro?
«Ho necessità di chiarire una cosa, per sgombrare il campo da ogni dubbio e da ogni maliziosità politica: il Coraggio di Cambiare l'Italia è un progetto politico culturale che non nasce per contrapposizione ma per inclusione. Non siamo costola dissidente di nessun partito. Tra le altre cose, parlo oggi anche da coordinatore provinciale di Forza Italia oltre che da fondatore di questa nuova entità politico-culturale. Il Coraggio di Cambiare è un contenitore di idee, di più idee e diversi modi di pensare che trovano in questa cornice una sintonia concettuale. E i progetti politici, così come i Partiti non sono consorterie, non si reggono su Patti né su faide. Perché se così fosse verrebbe a decadere il principio della partecipazione, con eguali diritti e pari dignità, allo stesso gruppo/progetto/partito. Certo in una casa bisogna starci, ognuno con la propria identità, ma non sovvertendo le regole che la reggono in piedi. Il nostro modo di vivere e fare politica, infatti, si regge su regole semplici ma chiare, così come succede in una famiglia. Nella quale ognuno vive con una propria indole, con una propria dignità ma che lavora ed opera quotidianamente per perseguire il benessere dei suoi componenti. Dunque, le eventuali diatribe interne al Centrodestra sono e resteranno oggetto di discussioni dei suoi soli componenti. Il CCI non si occuperà delle dinamiche insite a questo o quello schieramento politico proprio perché entità culturale, prima che politica, inglobante diverse filosofie di pensiero che, sinergicamente e collettivamente, opereranno insieme».
 
- Siamo arrivati alla conclusione e con quest'ultima domanda ci congediamo: quali sono i temi e le battaglie per le quali CCI si contraddistinguerà nei prossimi mesi? Ci può anticipare qualcosa?
«Vogliamo dare spazio alla meritocrazia e a quanti, attraverso le loro competenze, possono offrire un valore aggiunto per lo sviluppo sociale ed economico della società. Taglio agli sprechi e agli sperperi di denaro pubblico. Più voce e campo ai giovani, soprattutto in Cala-bria, sempre più considerata una regione per vecchi. Sono questi i principali obiettivi che ci prefiggiamo e per i quali proporremo le nostre soluzioni. Con un sogno: quello di lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato. Siamo convinti che la nostra associazione possa contribuire al processo di trasformazione della società, alla ricerca della vera identità culturale e ideale attraverso il sostegno a uomini che intendono lavorare per una crescita civile dei cittadini e delle nuove generazioni, facendo leva sui principi della solidarietà e della giustizia. Solo con idee nuove per la politica, che abbiano una visione strategica, l'Italia potrà affrontare la sfida dell'internazionalizzazione dell'economia in cui verrà messa a dura prova la capacità di accrescere il benessere di tutti dando agli italiani una qualità della vita sempre migliore».
Ultimo aggiornamento ( lunedý 25 gennaio 2016 )
 
 
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