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In politica la coerenza non è più una virtù?
martedì 08 marzo 2016
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di Eugenio Maria Gallo
Se ne parla da un po' di tempo e, in questi ultimi giorni, alcune autorevoli personalità sono intervenute in merito, per discuterne e per proporre osservazioni, considerazioni e valutazioni. 
Il problema, molto scottante e sempre più attuale, è quello del cambio di partito in corso d'opera, da parte di alcuni parlamentari che, eletti in Parlamento nelle fila d'un partito, nel corso della legislatura sono passati ad un altro. Ed il fenomeno è diventato un problema, in quanto i protagonisti di tali cambiamenti ormai sono tanti ed hanno raggiunto un numero abbastanza alto. Cosa sta succedendo? Perché questo bisogno di cambiare? Forse, in politica, la coerenza non è più una virtù? Noi non lo sappiamo, ci limitiamo ad osservare e a registrare i fatti che, purtroppo, in questi ultimi tempi, in merito, sono un po' troppo frequenti, con tanta delusione e amarezza per gli elettori e, soprattutto, per quelli che, con il proprio voto, hanno contribuito ad eleggere, per il proprio partito, degli esponenti politici che sono, poi, passati da un'altra parte. E certo il fenomeno, ormai, merita una risposta, esige cioè che si ponga un freno a questi passaggi. Si può fare? Certo che si può, anzi si deve fare! Resta, comunque, il fatto che non si può impedire a nessuno di rivedere le proprie idee e di maturarne delle altre, che giustifichino l'abbandono dello schieramento di appartenenza ed il passaggio ad altra formazione. Del resto, non accade forse anche ai semplici cittadini di rivedere, col tempo, le proprie posizioni ed i propri convincimenti? Ebbene, ciò allora vale e deve valere anche per i rappresentanti del popolo! Non è così? Fra l'altro, non si può e non si deve limitare, per il deputato e per il senatore, l'esercizio della propria libertà di coscienza al momento in cui l'uno e l'altro sono chiamati a votare, in Parlamento, leggi e provvedimenti vari. E' questa, in fondo, una prerogativa importantissima della democrazia. Ciascuno, infatti, anche prescindendo dai desiderata e dai suggerimenti del proprio partito, deve essere libero di scegliere e di seguire, appunto, la propria coscienza, le proprie idee e non solo i convincimenti politici del gruppo o del movimento di provenienza. E, allora, come la mettiamo con i convincimenti e con le attese di quanti l'hanno eletto? Costoro, in fondo, l'hanno eletto perché esprima la propria libertà di coscienza o perché si esprima secondo gli ideali del partito, che l'ha presentato e in cui essi si riconoscono? E, a motivazione del suo eventuale passaggio ad altro gruppo, si potrà ascrivere forse la sua libertà di coscienza? Come si può notare, cari lettori, il problema non è semplice, ma esige tuttavia una soluzione. E, allora, proviamo a suggerirla, proviamo ad esprime il nostro parere nei confronti d'un fenomeno che, di certo, non possiamo non condannare. La soluzione ci sarebbe e noi la rinveniamo nella coerenza, cioè nella volontà ferma di restare fedeli al partito in cui ci si è candidati, fino alla fine del mandato. La soluzione sta nel tenersi, coerentemente, in sintonia, per tutto il tempo del mandato, con i principi che hanno spinto gli elettori al voto, con gli ideali del partito in cui si è stati eletti e con le posizioni da questo assunte, di volta in volta, nei confronti delle problematiche poste sul tavolo della discussione, della valutazione e della votazione. Ma la coerenza, in politica, è ancora una virtù? Stiamo cercando di capirlo! Intanto, noi suggeriamo l'elaborazione d'una legge che imponga, al rappresentante eletto nelle fila d'un partito, il dovere di restargli fedele per tutta la durata del mandato (l'eventuale passaggio ad altro partito dovrebbe essere consentito solo a fine mandato), votandone tutte le determinazioni, certamente quelle a voto palese (quelle a scrutinio segreto non sono controllabili), salvo che lo stesso partito non consenta di votare secondo coscienza; una legge che preveda, altresì, per chi eventualmente, nel corso della legislatura o consiliatura, dovesse trasgredire e / o passare ad altra formazione, l'esclusione dalle liste per l'elezione nei vari consessi e, quindi, di fatto la fine della carriera politica. Elementare, vero? Forse troppo! Proprio per questo riteniamo che non se ne farà niente.
Ultimo aggiornamento ( giovedì 10 marzo 2016 )
 
 
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