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La Voce del Savuto

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MUSICA POPOLARE / IL FLAMENCO
mercoledý 19 ottobre 2016
roberto bozzo.jpgdi Roberto Bozzo*
Tra le espressioni eccellenti della musica popolare nel mondo non possiamo non soffermarci sul canto popolare per eccellenza: il Flamenco.
Oggi non v'è teatro nel mondo che non preveda in cartellone almeno uno spettacolo di musica e danza flamenca. In realtà il Flamenco nasce come canto,  successivamente diventa anche suonato  e danzato. La nascita è impossibile da datare in modo preciso, tuttavia la si può collocare nel XV secolo quando i popoli del nord dell'India, i gitani, in seguito alle loro peregrinazioni approdano nella regione più a sud della Spagna: l'Andalusia; è lì che dall'incontro con le tradizioni locali e dalle influenze nord africane e mediorientali nasce il “cante” Flamenco.
Nei primi secoli è solo canto e racconta la quotidianità attraverso canti di gioia o di tristezza e si tramanda oralmente di generazione in generazione. Non potendo disporre di fonti scritte o censite, a causa dell'ostracismo degli ambienti colti che ne snobbavano deliberatamente l'esistenza, crebbe di vita propria. Con il passare del tempo si introdusse l'utilizzo della chitarra flamenca, che deriva dal liuto introdotto dai romani, e da una chitarra particolare a quattro corde denominata”moresca”, perché introdotta dagli arabi presenti su tutto il territorio andaluso ed in particolare presso il califfato di Cordova. Le tecniche, pur servendosi delle nozioni classiche, in seguito si distaccano da esse per delinearsi in un'evoluzione che prevede l'utilizzo di tutte le dita della mano destra per gli arpeggi, i tremoli ed i “rasgueados”, più comunemente detti “schitarrate”.
Per avvicinarci al Flamenco che tutti conosciamo ed ai virtuosismi che oggi lo rappresentano, è stato fondamentale il contributo di Ramon Montoya Salazar che ha tramutato la suonata Flamenca in qualcosa di più completo e raffinato rispetto ad un semplice accompagnamento, che poi ha dato vita ad una dinastia di grandi chitarristi tra cui menzioniamo Paco De Lucia, Tomatito, Carlos Montoya ed altri che, con un modo di fraseggio musicale inconfondibile che predilige per lo più il modo “Frigio” dominante, hanno reso di assoluto valore questo stile di suonata. Il carattere forte di questa musica proviene anche dal fatto che è figlia della persecuzione, infatti, sin dal regno dei Re Cattolici con l'Inquisizione del 1492 che cacciò dalla Spagna Ebrei ed Arabi, l'unico modo per sfogare la propria inquietudine era cantare rabbiosamente sfruttando per la tecnica di canto le straordinarie modulazioni vocali ereditate dai Mori e dai Mediorientali. Con il passare del tempo, dunque, le frange di popolazioni più umili si avvicinarono a questa forma di sfogo che dai gitani fu estesa a tutti.
Per secoli il Flamenco è stato tenuto lontano dagli ambienti colti fino a che una serie di poeti, guidati dall'Andaluso Federico Garcia Lorca, non hanno iniziato a preservarne il patrimonio culturale attraverso una serie di iniziative letterarie che ne hanno raggruppato i testi e li hanno resi poesia e letteratura, dando vita ad una catalogazione che parte dal celeberrimo “cante jondo” per poi annoverare le tantissime sfumature che questo genere ha saputo plasmare nel tempo giungendoci oggi in tutta la sua varietà e bellezza. Nel canto resta immutato il mito di “Camaron de la Isla”, il “cantaor” per eccellenza che ha lasciato una traccia indelebile nel panorama della musica mondiale dando vita ad una genesi di grandi cantanti finalmente presi in considerazione anche negli ambienti della musica che conta. Nella danza chi non conosce le movenze di Joaquin Cortes o di Antonio Marques, ballerini di assoluto valore che hanno ulteriormente contribuito a dare lustro ad una musica popolare che, a pieno merito, insieme al Tango Argentino, è diventata la musica dei sensi. Olè.
*Sabatum Quartet
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 19 ottobre 2016 )
 
 
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