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La Voce del Savuto

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COSENZA, FRA STORIA E LEGGENDA
luned́ 20 febbraio 2017
uno scorcio di cosenza vecchia ok.jpg
di Piero Carbone
“Quello che Cosenza pensa Napoli fa". Nel '600 questa era una frase ricorrente che veniva ripetuta nella capitale partenopea, a testimonianza del pensiero che personaggi illuminati, come il cosentino Bernardino Telesio, avevano esternato nel secolo precedente. "De natura iuxta propria principia", la sua opera pubblicata in due versioni, la seconda con il titolo "De rerum natura iuxta propria principia".
Un altro figlio della città dei Bruzi, Antonio Serra, grande economista uscì con il "Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d'oro e d'argento dove non sono miniere con applicazione al Regno di Napoli".
E la città di Cosenza, arroccata sul colle Pancrazio, era anche meta di visitatori illustri, che la de-scrivevano come un luogo di cultura e di arte.
La città di Telesio diede i natali anche all'astronomo e astrologo Rutilio Benincasa, autore dell'Al-manacco Perpetuo del 1587, le cui tavole numeriche sono utilizzate ancor oggi per le previsioni sui numeri del lotto. Il Seicento fu quindi il secolo più luminoso per Cosenza, anche se è la leggenda di Alarico a focalizzare oggi la massima attenzione. 
Federico II lasciò anch'egli la propria impronta, i Fratelli Ban-diera persero qui la loro vita. In città risiedette Francesco De Sanctis, autore de "La Storia della letteratura italiana", una targa ricorda la sua permanenza nella casa in via S. Francesco d'Assisi. Per la cronaca, si fermò pure a Cosenza Giacomo Casanova.
L'Atene della Calabria, come fu definita, è meta continua di turisti, e non basta un breve soggiorno per visitarla tutta: tanti sono i luoghi, ma val la pena soffermarsi sulle vie e i monumenti simbolo che rappresentano la città.
Piazza Valdesi è da considerare il luogo ideale di partenza, alle cui spalle sorge l'antico quartiere di S. Lucia, purtroppo da sempre segnato dalla povertà e noto, una volta, come luogo di incontro con le prostitute, in cui si trova la chiesetta omonima del secolo XV, e il palazzo in via S. Tommaso, con all'interno resti di un edificio termale ben visibili, ed alcune vasche integre, donato al Comune dalle famiglie Converso, Rao, Spada-fora, Perciavalle e Tignanelli, oggi sede del settore Cultura del Co-mune. E si passa su corso Telesio, noto ai tempi come la via dei Mercanti e degli Orefici. Prima di arrivare alla Cattedrale si innestano una serie di vicoli. Sulla sinistra, lo slargo di piazza San Giovanni Gerosolomitano, conosciuta come "'A chiazza 'i l'ova": qui vi è la chiesetta appartenuta alla Commenda dei Cavalieri di Malta. Sul palazzo di fronte, una meridiana (l'orologio solare). Più avanti, lo spiazzo del vecchio Municipio, oggi sede della Casa delle Culture, in passato vi venivano educate le figlie dei Sarti. All'interno un grande salone, decorato sul soffitto con i medaglioni degli uomini illustri della città.
1- continua

Nella foto, uno scorcio di Cosenza vecchio
Ultimo aggiornamento ( luned́ 20 febbraio 2017 )
 
 
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