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Storie d'altri tempi / Grimaldi, l'eterno amore di Erminia e Francesco
mercoledý 22 febbraio 2017
erminia francesco.jpg
di Antonietta Malito
 
L’amore vince la morte e supera le barriere del tempo e dello spazio. È il messaggio che ci hanno lasciato Erminia e Francesco, due giovani di umili origini che, nella prima metà del Novecento, si innamorano e vivono un amore puro, spirituale, che neanche la morte ha potuto vincere. Un amore semplice, ma vero e intenso, ostacolato dagli uomini e, purtroppo, dalla vita stessa, che non ha mai cessato di esistere, sebbene il destino li abbia divisi troppo presto, impedendogli di vivere una vita insieme. La loro storia, appassionata ma travagliata, può essere presa ad esempio da quanti oggi non danno all’amore il giusto valore. Quel valore che un tempo era alla base di tutto.

Erminia nasce ad Aiello Calabro l’8 maggio 1919, da Gaspare Pucci e Rosaria Guercio Catoio. Quarta di sette figli (gli altri sono: Teresa, Emilia, Pasquale, Giulia, Rosina, Eugenia), vive insieme alla famiglia in contrada Buda ad Aiello Calabro.
I suoi genitori sono contadini, lei li aiuta nel lavoro dei campi e in casa, ma riesce comunque a frequentare le scuole elementari fino alla quarta classe. È appena una ragazzina quando è già in grado di badare alla famiglia: con la mamma fa il pane di granturco e prepara da mangiare per il padre e i fratelli. Impara a tessere, a filare la lana e a ricamare. È proprio una ragazza da sposare, e Francesco, che la conosce fin da bambina, se ne innamora perdutamente.
Francesco, nato a Grimaldi il 17 agosto 1915 da Gianbattista Vecchio, originario di Aiello Calabro, e Angela Bruno, è il primo di cinque figli (seguono: Giovanni Paolo, Emilia, Erminia ed Antonietta). Vive con la famiglia in contrada Foresta, dove i genitori sono coloni di don Umberto Silvagni, nobile del luogo. Fin da bambino lavora nei campi dall'alba al tramonto e pascola il gregge.
Le famiglie si conoscono da tempo e i ragazzi si vedono spesso a Grimaldi, in contrada Vulganigra, dove i genitori di Erminia hanno una proprietà. È proprio qui che, un giorno di ottobre, Francesco la incontra e decide di dichiararsi. Erminia è sola ed è lì per accendere il fuoco nella casedda [1], dove ha deposto le castagne raccolte nei giorni precedenti. La fanciulla è intenta a bruciare la legna e il purpitu [2]. Francesco è fuori e pascola le sue pecore. Si avvicina, la chiama, la saluta. I ragazzi cominciano a parlare. Fra di loro c’è già del tenero e quando Francesco le dichiara il suo amore, lei, con gioia, accetta di ricambiare.
Emilia è bruna, esile, piccola di statura, con grandi occhi castani e lunghi capelli intrecciati e raccolti in uno chignon. Francesco è alto, magro, ha gli occhi e i capelli neri.
Da quel giorno i due ragazzi cominciano a frequentarsi di nascosto. Solo più tardi ufficializzeranno il loro fidanzamento.
L’unione viene inizialmente accettata di buon grado da entrambe le famiglie, fino a quando una donna, amica della madre di Francesco, incomincia a disprezzare le caratteristiche fisiche di Erminia, in particolare la sua bassa statura. Il suo è un vile tentativo, rivelatosi inutile, di allontanare Francesco dalla fanciulla per gettarlo tra le braccia di sua sorella. Il giudizio inclemente dell’amica influenza Angela, che impone al figlio di lasciare Erminia, che ora le appare improvvisamente insignificante al cospetto di Francesco.
I due ragazzi fingono di lasciarsi, ma in realtà continuano a vedersi di nascosto.
Sono tempi difficili. La famiglia di Francesco è molto povera e spesso a tavola manca il necessario. Erminia fa di tutto per aiutare l’uomo che ama e ruba, più volte e di nascosto dai suoi, pane, vino e formaggio, li avvolge in un canovaccio di lino e li va a depositare in un nascondiglio che conoscono solo lei e Francesco.
In montagna, tra le pietre di un muro di cinta, ce n’è una amovibile, il giovane, con fare furtivo, la estrae lentamente, allunga la mano destra per afferrare il fagotto che Erminia ha lasciato per lui, e la rimette al suo posto. Poi, con le spalle contro il muro, si lascia cadere a terra, lo apre e si sfama, ringraziando in cuor suo la sua dolce e premurosa amata.
Intanto, come se non bastasse, per i due innamorati le cose si complicano: Francesco, all'età di 25 anni, è chiamato alle armi.
I ragazzi si salutano quattro giorni prima della partenza di lui. È una sera d’estate. Erminia è nell’orto in contrada Buda, ad Aiello Calabro. Lui la raggiunge e le consegna in dono un anellino e una catenina con un ciondolo a forma di cuore, entrambi di oro rosa. Ai lati del cuore sono incise delle foglie, al centro è incastonata una piccola pietra blu. Erminia è molto triste, non vuole che il suo Francesco parta, ma accetta con gioia i regali, promettendo che li indosserà solo dopo la morte di suo padre. Anche lei ha qualcosa da consegnargli: quattro maglie di lana e sei paia di calze che ha fatto a mano per lui, lavorando di notte. Inoltre, in un sacco, la ragazza ha messo da parte anche un pane di granturco, uno di lupini, una soppressata e una forma di formaggio. 
I giovani si abbracciano e si giurano amore eterno. Erminia promette a Francesco di non sposarsi se lui morirà in guerra. È un addio. Non si vedranno mai più.
Francesco parte. Scrive delle lettere ad Erminia e le invia ad Anna, un’amica in comune che vive in contrada Buda. Erminia le riceve di nascosto e gli risponde.
Scrive anche alla madre, in dialetto e a caratteri grandi, fiero d'essere riuscito, in tre anni di guerra, ad imparare a leggere e scrivere. In particolare, in una di queste annuncia che sta bene, che tornerà a casa per Natale, intanto sogna Grimaldi e gli sembra di sentire ancora l'odore dei luoghi a lui familiari. Ma la sua è solo una vana speranza.
Francesco partecipa col 17° battaglione fanteria alle operazioni sul fronte albano-greco. Trasferito al 317°, sbarca a Zacinto, poi a Cefalonia. Ma il suo destino è segnato. Non farà più ritorno a casa e non potrà più riabbracciare la sua amata Erminia. Tre anni dopo, "il 28 settembre 1943, salterà in aria con l'Ardena sulla barriera minata intorno a Cefalonia. I suoi resti e quelli degli altri naufraghi giacciono ancora con la nave sui fondali di Vardiani, di fronte a capo San Giorgio. La madre morirà di dolore, la mente presa dall'ala della follia"[3].
Angela, infatti, scossa per la tragica morte del figlio, perde la ragione. Ormai sconvolta ed incapace di reagire, sbatte forte la testa contro gli alberi, fino a sanguinare, e i rivoli di sangue le rigano la fronte e le guance. La sua esile figura quasi non si distingue più, nascosta tra il nero dei lunghi abiti e i grandi foulard che porta sul capo. La donna vive nello strazio e nel dolore fino alla morte, avvenuta nel 1960, attendendo invano l'arrivo di Francesco.
Erminia apprende della tragica fine del suo amato dai Carabinieri. La notizia la sconvolge, non sa darsi pace, rischia di ammalarsi di depressione. Già vestita a lutto per la recente dipartita del nonno Pasquale, è morta dentro: soffre terribilmente per la perdita del suo Francesco e piange in silenzio perché nessuno sappia che ne è ancora innamorata. Deve mascherare la sua sofferenza e la scomparsa del nonno le consente almeno di indossare il lutto per il suo amato. Da quel momento, ogni volta che morirà qualcuno della famiglia lei non perderà occasione per vestirsi di nero.
Gli anni passano e ad Erminia non mancano i corteggiatori ma, tutte le volte che i familiari la esortano a fidanzarsi, lei sogna Francesco, che le ricorda di mantenere la promessa fattagli anni prima, nel giorno del loro addio. Erminia rifiuta ogni corteggiatore, nel suo cuore c’è posto solo per Francesco. Non si sposerà mai.
E mentre rinuncia a farsi una famiglia, le sorelle vanno all’altare una dopo l’altra. A lei non resta che aiutarle nella crescita dei figli. Nel 1970 va a vivere insieme ad Emilia e a Rosina a Grimaldi, in località Vasciuta. Nel 1999, pur rimanendo a Grimaldi, si trasferisce in casa della nipote Silvana, figlia di Rosina. Qui invecchia e decide di bruciare le lettere di Francesco, che negli anni aveva conservato gelosamente. È un gesto sofferto, ma sente che sta per giungere la sua ora e non vuole lasciare a nessuno quegli scritti preziosi che hanno rappresentato l’ultimo segno del suo legame con Francesco. Si ammala di Alzheimer. Muore il 13 novembre 2009, a 90 anni e sei mesi.
Oggi, che è passato tanto tempo da quel loro ultimo abbraccio, ci piace immaginare Francesco ed Erminia di nuovo insieme, felici, questa volta per sempre, in un luogo meraviglioso, degno del loro grande amore.


Note

[1] Luogo in cui venivano affumicate le castagne per poi essere trasformate in pastlli, che una volta essiccati venivano portati al mulino e trasformati in farina.

2 La buccia delle castagne raccolte l’anno precedente.

3 La sua storia, insieme a quella degli altri caduti, è riportata nel libro “Rapporto Cefalonia. Gli uomini della divisione Acqui”, scritto da Gianfranco Ianni, cosentino di Serra d’Aiello, edito da Solfanelli.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 22 febbraio 2017 )
 
 
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