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La Voce del Savuto

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JETTATURA O MALOCCHIO / LA FATTUCCHIERA
venerd́ 24 febbraio 2017
pregiudizi e superstizioni.jpg
di Franco Bazzarelli
AMANTEA - Al mio paese, tra le varie forme di superstizione, la più temuta è quella del malocchio o iettatura.
I più superstiziosi, per scaramanzia, non ricorrono ai noti gesti come: toccare ferro, portare amuleti, fare corna con due dita della mano, perché ritenuti inutili; ma si recano dal fidato fattucchiere, come l’ammalato dal medico.
Alla mia nonna materna, fu un’anziana sua compaesana, che le trasmise le formule necessarie per combattere il malocchio, e allontanare gli spiriti erranti.Questo, secondo una popolare tradizione, avvenne durante la notte della vigilia di Natale. Un’inviolabile regola, fatta osservare da alcuni praticanti imponeva al neo-fattucchiere - maschio o femmina che fosse-, di non iniziare l’attività prima della morte del proprio maestro, altrimenti, lo scongiuro non avrebbe fatto effetto.Questa usanza non faceva parte del regolamento; ma inventata da qualcuno che di questa attività viveva e perciò temeva concorrenze professionali. Fino a quando questa falsa regola non fu smascherata, c’era chi doveva aspettare anni e anni prima d’intraprendere la tanto attesa opera. La nonna aveva una ventina di anni quando fece il primo scongiuro.
Ad Amantea, oltre a lei, vi erano diversi fattucchieri, in gran parte donne, raramente qualche uomo.
Come ho già detto, c’era chi esercitava questa attività a scopo di lucro; invece, la nonna, lo faceva solo a fin di bene e senza alcun interesse. Non voleva essere pagata; e dietro le continue insistenze dei beneficiati, accettava compensi come zucchero, caffe, biscotti, non potendo rifiutare quest’ultimi, in quanto, lo scongiuro, non avrebbe dato buoni risultati.Come i compensi in danaro, anche quelli in natura erano un’altra regola inventata.
Come fattucchiera la nonna era molto conosciuta e apprezzata dai suoi compaesani, e godeva buona fama anche nei paesi circostanti.Riceveva in casa i suoi clienti due giorni la settimana: martedì e venerdì.A consultarla erano quasi sempre le donne; raramente si vedevano gli uomini, perché occupati a lavorare, ma soprattutto perché con la nonna avevano poca familiarità. Quindi, era la donna che portava alla nonna un oggetto o un indumento appartenente all’uomo, il quale doveva servire per lo scongiuro, che in questo modo si faceva in assenza di lui. A porte socchiuse, seduta vicino alla donna, la nonna iniziava lo scongiuro facendosi il segno della croce; poi, recitando le preghiere a fior di labbra, metteva una mano sul capo della donna, sul quale vi rimaneva per tutta la durata dello scongiuro e con l’altra, faceva dei segni di croce su quasi tutte le parti del corpo. D’un tratto, la bocca della nonna, all’approssimarsi del primo sbadiglio, si spalancava: ciò significava che il caso era scongiurabile.Durante lo scongiuro, anche la donna che vi era sottoposta, emetteva qualche sbadiglio. A volte, la nonna non poteva fare a meno di certe sue considerazioni su clienti poveri e colpiti dalla sventura. Un giorno ad una vedova disse: - Oh figlia mia, ci mancava pure questo, chi sarà stato! E poi, che cosa hai tu da far invidia, proprio non lo so; non sei ricca, il tuo povero marito è morto giovane lasciando tre figli piccoli, e se non lavori tu... chi li sostiene? Poi riprendeva a pregare e a sbadigliare. Quando ciò le veniva meno, lo scongiuro poteva ritenersi finito, e si passava allo “spumu”.
La nonna prendeva tre pizzichi di sale, tre foglie secche di ulivo benedette, tre pizzichi d’incenso e buttava il tutto sulle braci da cui si alzava un profumo gradevole che si spandeva per tutta la stanza; poi, con ambo le mani alzava il braciere fumante e lo girava attorno al corpo e sulla testa della donna. Dopo aver posato il braciere per terra, con un segno di croce chiudeva definitivamente lo scongiuro. Nel congedare la donna le consigliava di ripetere a casa lo “spumu” una volta al giorno e per tre giorni di seguito, raccomandando di gettarne i resti dove nessuno, in modo particolare la persona scongiurata, sarebbe passato, altrimenti, la formula rituale si sarebbe dovuta ripetere.Oltre allo “spumu”, la persona scongiurata doveva bagnarsi la faccia con acqua, sale, aceto, e farsi il segno della croce prima d’immergervi le mani. Però, non sempre lo scongiuro riusciva; ed anche dopo vari sforzi, alla nonna, le era impossibile sbadigliare, e le rimaneva un groppo in gola. Questa volta non si trattava di malocchio; ma aveva a che fare con qualcosa di più duro, che lei tante volte aveva allontanato e che ora si trovava inerme a combattere. Si trattava di una vittima di morte violenta, la cui anima cosiddetta vagante, una volta incarnatasi nell’uomo, gli provoca spossatezza,inquietudine e insonnia.La nonna, impotente a questo nuovo caso, indirizzava la donna da un suo collega più esperto di lei.Oltre alle persone scongiurava anche animali e cose varie. Alle bestie che da diversi giorni non mangiavano, o che non producevano latte, la nonna, dopo averne scongiurato i peli e le setole, faceva sì che gli stessi ritornassero alla normalità.
Il fatto che sto per narrare è un caso che ad Amantea suscitò un certo clamore, anche verso i più scettici. Un giorno andò dalla nonna una sua vicina di casa, - come al solito era una donna -, e le spiegò che suo marito, venditore ambulante, da poco tempo aveva comprato un nuovo camion e che dopo alcuni giorni di lavoro non si metteva più in moto. La donna aggiunse che erano stati chiamati quasi tutti i meccanici del paese, fra i quali, nessuno aveva saputo trovare il guasto alla macchina. Preoccupata, la donna continuò: - Zia Luisa mia, se il camion non si aggiusta come farà mio marito a lavorare? Poi pregò la nonna di recarsi a casa sua e tentare lo scongiuro al camion. Aiutata a salire sul predellino, la nonna prese posto nella cabina di guida, e con un segno di croce cominciò lo scongiuro. Di tanto in tanto il silenzio veniva interrotto da alterni sbadigli, poi, finito lo scongiuro, ad un cenno della nonna l’autista innestò la marcia e il camion finalmente partì.
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 24 febbraio 2017 )
 
 
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