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La Voce del Savuto

Thursday
Aug 22nd
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La vertenza Santa Barbara Ŕ di tutti e non di pochi
venerdý 23 maggio 2008

di Francesca Gabriele
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Perché un signore distinto, di mezz’età, che ha svolto per trentacinque anni la professione  di medico assumendo la direzione dell’Unità di Anestesia di un piccolo ospedale, dopo essere andato in pensione

dovrebbe ancora interessarsi alle sorti del presidio ospedaliero Santa Barbara? La risposta  si può trovar nel parlare proprio con questo signore, Franco Funari, nell’avvertire l’amore profondo per quella che un tempo è stata la sua seconda famiglia. Chi meglio di lui può conoscere il dolore di chi ha bisogno di cure, di coloro che hanno necessità dell’efficienza di un personale qualificato anche solo per aggrapparsi ad una speranza? Lo difende Funari il suo ospedale conscio dell’importanza che ricopre nel territorio a sud di Cosenza. Non cela l’insofferenza per chi vuole scipparlo alla sua gente. Funari sempre accorto e accurato nel fare le sue dichiarazioni nel corso dell’intervista ha rotto ogni indugio ed ha puntato l’indice in direzione del direttore generale dell’Azienda ospedaliera.

 

- Dottore Funari rompiamo il ghiaccio facendo il punto sulla vertenza Santa Barbara.

«La vertenza è sicuramente in una fase di stallo. Ritengo che vada intensificata alla luce del fatto che il Piano sanitario non è di imminente approvazione».

- Parliamo del Santa Barbara di oggi visto con i suoi occhi.

«E’ un ospedale orfano».

- Perché?

«Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera (Cesare Pelaia, N.d.R.) ritiene che la struttura sanitaria da un momento all’altro debba passare sul territorio».

-E’ così?

«Assolutamente no. Il direttore generale non può rapportarsi al Santa Barbara come se questo ospdale fosse già sul territorio».

- C’è un Atto aziendale…

«Mi creda, si stanno verificando delle assurdità: mentre l’Atto aziendale viene applicato per bandire concorsi riguardanti il nosocomio in questione, non si fa altrettanto per fornire l’ospedale di Rogliano di quanto previsto dallo stesso Atto. Non vi è dubbio che ci sono delle grandi responsabilità da parte dei vertici aziendali».

-Ricordiamo le linee generali dell’Atto aziendale.

«L’Atto aziendale prevede per il presidio Santa Barbara il reparto di Medicina e quello di Chirurgia, che sono già attivi con i servizi, ed ancora la dialisi. Il direttore generale applica l’Atto aziendale solo per la dotazione di organico e per motivi riferibili sicuramente alla politica ».

-Ci si chiede quando la dialisi aprirà…

«I lavori sembrano non avere mai fine. Il manager dell’Azienda ospedaliera dovrebbe chiedersi il perché».

-E il day surgery aziendale?

«Non viene applicato perché evidentemente scalfisce gli interessi di qualcuno».

- Cosa dovrebbero fare le istituzioni?

«. L’invito che rivolgo alle istituzioni è di individuare  i responsabili di questa situazione. Allo stato attuale io non posso che indicare il direttore generale attuale e precedente. A mio parere queste responsabilità non sono state sufficientemente evidenziate né dall’amministrazione comunale di Rogliano, né dagli altri sindaci del comprensorio, né dalle forze sindacali».

- Perché non invitare Cesare Pelaia a Rogliano?

«Manca da diverso tempo. Ancora i dipendenti aspettano una risposta dopo aver chiesto la tutela del manager all’indomani della pubblicazione del rapporto della Commissione per l’emergenza sanità in Calabria. Sono trascorsi venti giorni senza che gli operatori abbiano ricevuto alcuna risposta. Ho la netta sensazione che anche le informazioni date alla Commissione non corrispondono a verità. La sanità offerta dall’ospedale del Savuto è di gran lunga migliore di altre che tante sciagure hanno determinato nella nostra regione».

-Sinceramente se potesse chiederebbe le dimissioni del manager dell’Azienda ospedaliera?

«Le dimissioni non spetta a me chiederle. Le dimissioni andrebbero rassegnate  da chi è interessato. Le ripeto, non le chiedo. Dico solo che da un anno a questa parte per quello che riguarda il Santa Barbara Cesare Pelaia non ha fatto il direttore generale per come l’ha fatto per l’Annunziata e il Mariano Santo. Il Santa Barbara, però, è ancora parte dell’Azienda ospedaliera».

- Come dovrebbero muoversi le forze politiche?

«Si sta preparando una proposta di emendamento con allegato un progetto. La mia preoccupazione è che il Psr possa avere tempi lunghi come previsto dall’onorevole Francesco Morelli in visita nei giorni scorsi all’interno del presidio ospedaliero. I tempi lunghi determinano sicuramente la morte per consunzione del Santa Barbara».

-Si parla di Chirurgia artroscopica e articolare. Cosa ne pensa?

«Il progetto è articolato bene, perché parte da quelli che sono i reparti che operano nel nosocomio. Non si fa altro che proporre quanto già previsto nell’Atto aziendale: il day surgery che deve essere eseguito non solo mediante comunicazioni, ma con un atto deliberativo,  e una struttura di Chirurgia articolare in grado di  rappresentare quell’Alta Specialità prevista nella bozza di Psr».

-Qual è l’invito di Franco Funari alle forze politiche?

«Si è voluto salvaguardare la figura del direttore generale che in questa fase le ripeto ha delle enormi responsabilità. Il mio invito è di assumere delle decisioni. Mi spiego: nell’attesa della definitiva approvazione del Psr il personale ospedaliero non deve subire spostamenti che non facciano riferimento alla dotazione organica del presidio roglianese».

-Da ex primario del Santa Barbara cosa augura a questo presidio ospedaliero?

«Purtroppo dobbiamo parlare di augurio. Mi auguro che sia riconosciuta al Santa Barbara l’importanza che ricopre nell’Azienda ospedaliera e che si attui quanto previsto nell’Atto aziendale nel più breve tempo possibile. Mi appello anche alle forze politiche affinché rimangano unite perché questa vertenza è di tutti e non di pochi».  

Ultimo aggiornamento ( venerdý 23 maggio 2008 )
 
 
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