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La Voce del Savuto

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Finisce in tragedia la scomparsa di Francesco Mazzei
venerdì 13 giugno 2008

di Francesca Gabriele

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Nove giorni sono trascorsi inesorabilmente uno dopo l’altro. Ogni giorno che è passato è stata l’alba di un nuovo dolore per la famiglia di Francesco Mazzei

il giovane che si è allontanato da casa lo scorso 26 maggio facendo perdere le sue tracce. Il cadavere di Francesco in evidente stato di decomposizione è stato ritrovato dagli inquirenti nel tardo pomeriggio dello scorso tre giugno riverso sul greto del fiume Busento, il corso d’acqua che attraversa il ponte che ha preso il nome del compianto Giacomo Mancini. E’ stato uno degli abitanti della zona a dare l’allarme. Appassionato di fotografia stava facendo degli scatti, quando ha notato qualcosa di strano. Ha preso il binocolo ed ha avvistato un corpo umano, da qui la segnalazione al 113. In un primo momento si è pensato che si trattasse di un cittadino extracomunitario. Poi il ritrovamento della carta d’identità ha tolto agli inquirenti ogni sospetto. Un telegiornale locale poco dopo le 22 ha dato la tragica notizia facendo svanire a tutti ogni illusione di ritrovare Francesco vivo, magari in qualche città del nord. La salma è stata trasportata nel cimitero di Cosenza. E’ toccato allo zio acquisito, Franco Pedace, confermare nella mattinata dello scorso 4 giugno l’identità del nipote. Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia per le ore 17 del 5 giugno.

LA SCOMPARSA - Francesco ha lasciato il calore della sua famiglia, la sicurezza della sua casa alle ore 15 di un radioso pomeriggio di fine maggio. Se n’è andato e non è più tornato. Ha indossato la sua maglietta blu a strisce marrone, gli abituali jeans, le scarpe sportive di colore celeste. Ha messo nel portafoglio cento euro. Non ha lasciato un biglietto. Un indizio. Solo una battuta alla sua mamma:«Vado a Milano!». Una semplice battuta subito corretta con una rassicurazione: «Vado a Cosenza». E’ sembrato tutto tranquillo a mamma Angela. Francesco aveva solo 22 anni e come tutti i suoi coetanei si recava spesso in città. La calma della famiglia Mazzei è stata spezzata dal calare delle prime luci della sera e, poi dall’arrivo della notte e dal sorgere del sole senza Francesco nel suo letto. A papà Gaetano e a mamma Angela non è sembrato normale. Questo figlio tanto amato non era un ragazzo facile ai colpi di testa. Era un giovane tranquillo. Aveva una vita normale: dopo avere preso un diploma di ragioniere dava una mano nell’Emporio di famiglia. La speranza era quella di trovare un lavoro. Una speranza ardua nel Savuto, un territorio dilaniato dalla disoccupazione. Francesco non era un chiacchierone. Sin da ragazzino ha avuto un carattere chiuso. La sua vita fino allo scorso 26 maggio era apparentemente tranquilla: le uscite con gli amici, qualche filarino non troppo importante, la passione per la musica di Vasco Rossi, un giro nel capoluogo per distaccarsi dalla routine quotidiana.

GLI INTERROGATIVI - Cos’è scattato nella mente di Francesco il 26 maggio scorso? Sono in tanti a chiederselo: i suoi familiari, gli amici, i paesani. Perché Francesco ha preso il pullman per recarsi a Cosenza, ma non è più tornato? Perché ha lasciato il telefonino a casa? «Telefonino guastatosi, forse, casualmente il giorno della scomparsa» - ha dichiarato papà Gaetano lo scorso 31 maggio agli uomini del Compartimento Polizia Lombarda della Stazione centrale di Milano.

IL VAGARE DI PAPA’ GAETANO- La speranza era tutta riposta in un allontanamento veloce per raggiungere i parenti che vivono tra Milano e Modena. Francesco in questi giorni purtroppo non è mai stato dagli zii. Papà Gaetano si è subito diretto in Lombardia. Ha vagato di città in città con la foto di Francesco in mano, si è rivolto agli investigatori, ha controllato ogni posto dove potrebbe andare un ventiduenne in fuga. Niente. Nessuna traccia che gli potesse aprire una pista da seguire. Un papà che non si è dato pace. Che ha continuato a cercare disperatamente suo figlio.

L’ATTESA DI MAMMA ANGELA - Mamma Angela è rimasta a casa, accanto al telefono. Ogni squillo è stato un continuo sobbalzare. Il desiderio disperato di sentire la voce del suo ragazzo o di una persona che potesse averlo visto l’ha consumata giorno dopo giorno. La nostra redazione l’ha contattata molte volte in questo periodo... la sua voce gentile era sempre più spenta. «Se lo troviamo –ci ripeteva – lo annuncerò per tutta la Calabria». Mamma Angela il suo ragazzo lo saluterà quando tornerà a Mangone subito dopo l’autopsia. Questa volta non la lascerà mai più.

IL CORDOGLIO DE LA VOCE DEL SAVUTO - Mentre scriviamo mancano pochi minuti all’entrata in stampa del nostro giornale. Avremmo voluto che questo numero de La Vcce del Savuto informasse della notizia del ritrovamento del giovane mangonese. Purtroppo non è stato possibile. La morte di Francesco sembra ancora un evento inspiegabile. Un mistero che fa tremare il cuore. A tutti.

Il dolore del sindaco Raffaele Pirillo

 

Mangone piange la tragica scomparsa di un giovane di solo 22 anni. E’ addolorato il sindaco Raffaele Pirillo. Il primo cittadino dal 26 maggio scorso ha contribuito attivamente alle ricerche per ritrovare in vita Francesco.

«Con noi hanno collaborato i coetanei di Francesco. Li ringrazio. Purtroppo non siamo riusciti a trovare il nostro concittadino. Ora è tempo di stare vicino ad una famiglia di lavoratori onesta e disponibile. Saranno giorni di dolore per tutti. Il nostro compito è quello di non lasciare da sola la famiglia Mazzei. Occorre che tutti, in primis politici ed amministratori, ci interroghiamo sul disagio e sul malessere giovanile che attanagliano il nostro territorio. Dobbiamo fare uno sforzo in più per non lasciare le nuove generazioni da sole. Per capirle. Per proteggerle. Per portare a soluzione l’annosa questione della disoccupazione».

Franco Pedace, lo zio del povero Francesco, lancia un accorato appello

Figura centrale nelle ricerche avviate in tutta Italia per trovare Francesco è quella dello zio Franco Pedace. Infaticabile, in questi giorni di passione, Franco ha attivato  tutti i canali che potessero mantenere accesi i riflettori sulla scomparsa di suo nipote. Si è rivolto alle testate giornalistiche lombarde, ha fatto un appello nel corso della trasmissione Rai Chi l’ha visto. Martedì 3 giugno poco prima delle 22 (a pochi minuti di distanza dal triste epilogo) con lui abbiamo avuto una lunga conversazione. L’indomani, ci aveva annunciato, avrebbe contattato i camionisti nella speranza che qualcuno di loro avesse potuto dare un passaggio a Francesco. Pensava anche di fare diffondere le foto del povero nipote sui telefonini. Franco però qualcosa sentiva. Giovedì 29 maggio era stato a cercare Francesco all’Oasi Francescana, a pochi metri dal Busento. Voleva scendere a perlustrare gli argini. Un cancello chiuso l’ha trattenuto. «Se fossi entrato sicuramente l’avrei visto. Da sopra non sono riuscito a vederlo». Forse il destino ha voluto semplicemente che andasse così. Franco però non si dà pace. «Mi nipote era un ragazzo pulito. Teneva molto ad andare in giro ordinato. Aveva un unico pallino: trovare un lavoro». Quel lavoro che dalle nostre parti sembra una chimera. Franco vuole che il gesto di Francesco non sia dimenticato, ma sia da monito per politici ed amministratori. «I figli  della Calabria finiscono in questo modo perché sono alla ricerca di un lavoro che non c’è o che si preferisce offrire agli stranieri. I nostri giovani muoiono perché non riescono a realizzarsi economicamente. Che il gesto di mio nipote non risulti vano».

 

                

Ultimo aggiornamento ( venerdì 13 giugno 2008 )
 
 
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