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La Voce del Savuto

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Un ospedale senza dosimetri
luned́ 11 agosto 2008

di Marisa Fallico*

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Praia a Mare - Succede veramente di tutto in Calabria e nella sanità calabrese a dispetto dei proclami e delle buone intenzioni.

Dopo la denuncia sulle liste d’attesa che possono arrivare anche a sette-otto mesi, da noi raccolta e rigirata alle autorità competenti, una vera vergogna che lede profondamente il diritto alla salute, siamo di nuovo costretti a raccontare un’altra vicenda che ha dell’incredibile e che testimonia la disattenzione o la noncuranza, per usare degli eufemismi, di chi ha in mano la gestione di un settore cosi delicato e fondamentale. Nell’ospedale di Praia a Mare, noto centro del tirreno cosentino, dal primo giugno scorso mancano i dosimetri per le radiazioni iodizzanti. In pratica dei misuratori per verificare il livello di radiazione nei posti più sensibili come le sale operatorie o le unità di radiologia. Strumenti necessari per garantire la sicurezza degli operatori e dei degenti. Il tutto perchè il primo giugno è stata revocata la convenzione con la società Nucleo Nova di Palermo che forniva i dosimetri e non è stato contemporaneamente fatto un nuovo affidamento mediante gara o altra procedura. I motivi sono oscuri. Non vogliamo entrare nel merito della revoca che potrebbe anche essere giustificata, ma di certo non è ammissibile che contestualmente non si sia provveduto ad un’altra convenzione per garantire la continuità nella fornitura. Come si fa a stabilire se in una ambiente dell’ospedale di Praia a Mare il livello delle radiazioni supera la soglia di sicurezza? E chi si assume la responsabilità di eventuali rischi? Anomalie che confermano ancora una volta come la sanità calabrese sia allo sbando, fatte poche e dovute eccezioni, nonostante il settore sia stato commissariato dal governo dopo i tanti casi di malasanità, o comunque, presunti tali, dopo le denunce forti contenute nella relazione Riccio sulle troppe disfunzioni, carenze, ritardi, approssimazione e a dispetto anche dei riflettori puntati quasi quotidianamente sulle vibrate proteste di sindaci e cittadini per una processo di accorpamento e razionalizzazione calato dall’alto e con la chiusura di reparti e strutture avviata in piena estate e senza il coinvolgimento del territorio. Per carità, nessuno pretende di avere un ospedale in ogni centro, ma la riduzione degli sprechi, la tanto invocata razionalizzazione va fatta con il confronto e tenendo conto delle peculiarità del territorio e delle reali esigenze. Ma prima ancora, bisogna mettersi in testa che la vera rivoluzione nella sanità calabrese è riuscire a garantire efficienza e qualità nei servizi e nell’approccio con i malati. E qui bastano volontà, senso di responsabilità e capacità di programmazione.

*Giornalista dell’emittente televisiva Ten

 
 
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