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La Voce del Savuto

Tuesday
Dec 10th
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Poste Italiane:stop agli straordinari
lunedì 08 settembre 2008

di Marisa Fallico*

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Anche in Calabria da stamani (8 settembre) niente prestazioni straordinarie negli uffici postali.

E’ iniziato, infatti, lo stato di agitazione proclamato dalle segreterie nazionali di CISL, CISAL e UGL che proseguirà fino al prossimo 7 ottobre contro il nuovo piano industriale presentato dall’azienda e connotato da un drastico ridimensionamento, nonostante gli utili di circa 844 milioni di euro dichiarati dalla società SPA nel 2007. Forti le penalizzazioni per la Calabria. A rischio, nella nostra regione circa 400 posti di lavoro, tra quadro e operatori, e la chiusura di filiali importanti quali Castrovillari e Locri. Una strategia per contrastare probabilmente anche il problema della forzata immissione in ruolo di migliaia di precari che hanno vinto la causa di lavoro contro l’ente poste. Una situazione che comunque non si risolve – secondo i sindacati - riducendo gli sportelli, i servizi, costringendo i dipendenti a lavorare in contesti degradati e poco sicuri. Già in passato la chiusura di numerosi uffici nei piccoli centri soprattutto montani ha creato gravi disagi per i cittadini utenti, spesso anziani, costretti a spostarsi di svariati chilometri con collegamenti inadeguati per incassare la pensione, prelevare i risparmi, pagare le bollette. “Continuare su questa strada significa – sostiene il segretario regionale della CISL, Franco Sergio – voler smantellare una rete importante sia dal punto di vista economico-sociale che occupazionale nella nostra regione e imporre ai calabresi una qualità scadente per servizi essenziali”. Ancora una volta la solita politica predona che considera questa terra una sorta di colonia da sfruttare e trattare con sufficienza. Se l’azienda non cambierà atteggiamento ritirando le prospettive di taglio selvaggio nei servizi di recapito, sportelleria e centri contabili, le organizzazioni sindacali metteranno in campo iniziative di protesta più incisive per salvaguardare sia i livelli occupazionali sia l’erogazione di un servizio primario, almeno fino a quando non entrerà in vigore la liberalizzazione, vale a dire fino al 2011, con cui dovrà misurarsi l’Ente Poste Italiane e se le premesse sono queste...beh le conseguenze sono facilmente intuibili.
 
 
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