Password dimenticata?
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color

La Voce del Savuto

Monday
Jan 27th
Home arrow Notizie arrow Attualità e Società arrow Rifiuti/ Rifondazione chiama Paul Connett
Rifiuti/ Rifondazione chiama Paul Connett
venerdì 21 novembre 2008
 
Image
Il *professore Connett
Il prossimo mercoledì 26 novembre, alle ore 18.00, presso il Teatro comunale di Rogliano, sito in via Oreste d’Epiro, si svolgerà un'importante iniziativa con uno dei maggiori esperti del riciclaggio dei rifiuti: si tratta del prof. Paul Connett,

Image
Il leader di Rifondazione, Ferdinando Aiello
professore di chimica alla St Lawrence University a Canton, New York, e famoso teorico della Strategia "rifiuti zero”. Il prof. Connett si occupa di rifiuti da 22 anni ed è la ventinovesima volta che si reca in Italia in 10 anni per discutere il modo migliore per trattare i rifiuti. La manifestazione di mercoledì a Rogliano è organizzata dal Forum Ambientalista del Savuto e dal Partito  della  Rifondazione Comunista.

 

Image
Il segretario, Aldo Gabriele
Intervista al professor Paul Connett

(24 marzo 2006)

 

Paul Connett: 21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra

contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.

All'inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: “ci sbarazziamo di tutte quelle

orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può

essere monitorata”. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si

producono le sostanze più tossiche che l'uomo abbia mai prodotto e poi, ogni 3

tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da

qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era la strada

sbagliata.

Ho cominciato a lavorare insieme agli altri cittadini che erano contrari e siccome

ero professore di chimica sono stato invitato nelle altre comunità dei vari stati

americani e poi del mondo per cercare di fermare l'incenerimento.

Abbiamo bloccato la costruzione di 300 inceneritori; dal 1996 negli Stati Uniti non

ne è più stato costruito uno.

 

Intervistatrice: E in questi anni ha cercato di diffondere la sua teoria “Rifiuti

Zero”. Ce la può spiegare sottolineando in particolare come si possono

ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di conseguenza

l'inquinamento?

 

Paul Connett: Quello che ho in mente è l'obiettivo finale; credo che la cosa più

semplice sia distinguere la teoria del riciclaggio al 100% e la teoria Rifiuti Zero.

Da molto tempo diverse comunità cercano di portare al massimo il riciclaggio e il

compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo noi abbiamo pensato che questo fosse

l'obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che nella nostra

società ci sono cose che non possono essere riciclate, cose che non possono essere

compostate e quindi no possono essere riutilizzate. Finché sarà così non ci sarà

mai possibile un riciclaggio al 100% e allora che cosa dice la strategia Rifiuti

Zero? Dice che i cittadini non possono farcela da soli, si devono necessariamente

combinare due livelli di responsabilità: quella della comunità nella fase finale del

processo e la responsabilità industriale che invece avviene all'inizio del processo.

Insomma all'industria dobbiamo dire: “Se non possiamo riutilizzarli, se no

possiamo riciclarli voi quei prodotti non li dovete più fare”. Il messaggio è:

“abbiamo bisogno di un disegno industriale migliore per il 21 secolo” perché entro

la fine di questo secolo dovremmo imparare a vivere in modo sostenibile.

I rifiuti coinvolgono chiunque, chiunque produce rifiuti ogni giorno, siamo tutti

parte del problema. Ma se seguiamo l'approccio rifiuti zero possiamo diventare

tutti parte della soluzione. E allora abbiamo bisogno di una comunità responsabile

che separi i rifiuti riciclabili, la frazione umida, che raccolga i sacchi porta a

porta, abbiamo bisogno di un'industria responsabile che metta a punto prodotti,

confezioni e imballaggi migliori e abbiamo bisogno di una buona leadership, fatta

di politici lungimiranti.

Purtroppo il vero nemico di questo approccio sostenibile è l'approccio

completamente insostenibile dell'incenerimento. Per troppo tempo gli ingeneri,

soprattuto quelli europei, hanno cercato di perfezionare l'incenerimento, hanno

cercato di perfezionare una pessima idea. Io dico che se anche esistessero

inceneritori sicuri, comunque non avrebbero senso di esistere. Non ha senso nel

21 secolo spendere così tanti soldi per distruggere risorse che dovremmo poter

riutilizzare in futuro. Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia,

parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori ma il problema resta, se

bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre

spendere nuovi soldi per l'estrazione delle materie prime, per la produzione e così

via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il

quadruplo di energia.

In questo senso la legge italiana che equipara il combustibile derivato

dall'incenerimento all'energia pulita e rinnovabile è il massimo ostacolo per il

minimo progresso nel problema dei rifiuti. Il governo vi chiede di pagare

l'elettricità ricavata dagli inceneritori tre volte tanto quello che costerebbe da

qualsiasi altra fonte, ma paradossalmente questa politica ci fa un favore perché

quando propongono di costruire un inceneritore, sul territorio la gente insorge e

si organizza ed è qui che entriamo in gioco noi con le nostre proposte alternative

che sono migliori per l'ambiente e per l'economia locale.

 

Intervistatrice: lei parlava prima di tre livelli di responsabilità, parliamo

dell'industria, perché le ditte e le grandi multinazionali dovrebbero essere

interessate a cambiare i loro processi produttivi?

 

Paul Connett: Potremmo metterla su un piano umano; queste industrie sono fatte

di donne e di uomini che hanno figli e nipoti e dunque hanno tutto l'interesse a

garantire loro un buon futuro, ma questo argomento non basta.

L'altro vantaggio per le industrie è che la strategia Rifiuti Zero fa risparmiare e

sono sicuro che a questo argomento prestano molta più attenzione. Vi faccio

un esempio semplice, meraviglioso, la multinazionale Xerox Europe sta usando gli

stessi camion che trasportano le nuove stampanti per ritirare quelle vecchie e

portarle tutte in un enorme magazzino che si trova in Olanda. Lì le stampanti

vengono smontate pulite e in gran parte riutilizzare; non finiscono in discarica.

Adesso riescono così a riutilizzare il 95% del materiale, ma la cosa ancora più

entusiasmante, soprattuto dal loro punto di vista, è che questo sistema gli fa

risparmiare 76 milioni di dollari all'anno ed è questo il messaggio che mi fa

essere più ottimista. Le ditte hanno meno costi di produzione, non devono

comprare ogni volta materie prime, non devono ricomprare nuove parti, si

possono riutilizzare quelle vecchie e hanno meno costi di smaltimento, molto

meno costi.

 

Intervistatrice: e come si può agire sul terzo livello di responsabilità: i politici

che fanno le leggi? Prima ha citato la legge delega del ministro Matteoli che

incentiva la costruzione di nuovi inceneritori.

 

Paul Connett: Io credo che il problema sia tutto qui. Le persone più potenti sono

quelle che hanno meno tempo per pensare al futuro. Il manager di una grande

impresa si limita a far quadrare il fatturato di trimestre in trimestre. Un politico

agisce in un arco di tempo finalizzato alla sua rielezione, fa progetti di mesi o al

massimo di qualche anno. Quindi, secondo me, noi dobbiamo rivolgerci ai

cittadini, alla gente che vota per queste persone, in particolare ai giovani che

hanno un immenso interesse per il proprio futuro; vanno educati, ispirati con un

approccio creativo di lungo respiro. Alla fine saranno loro i leader o saranno loro

ad organizzarsi nelle varie comunità.

In questi tempi in tanti paesi soffriamo per la mancanza di politici lungimiranti,

ma c'è una cosa su cui bisogna insistere anche se, dall'altra parte, non ci sono

politici sensibili al tema ed è questa: sostituire l'incenerimento con un sistema di

controllo della frazione secca, i cosiddetti rifiuti residui, affiancato da strutture

per la ricerca. Mi spiego meglio. Sappiamo già quanto sia utile riciclare vetro,

lattine, plastica eccetera. Sappiamo quanto sia utile compostare l'umido,

sappiamo anche come trattare i rifiuti tossici: solventi, batterie, pitture e così

via... niente di tutto questo è in discussione. Il problema sta nei rifiuti residui, nei

rifiuti solidi urbani appunto, io ho una definizione per questi scarti: “Cattivo

disegno industriale”. Quando le industrie fanno prodotti usa e getta, confezioni

usa e getta, vogliono toglierseli dai piedi. Vogliono gli inceneritori per farli sparire

dopo l'utilizzo. La strategia Rifiuti Zero, invece, vuole renderli visibili al massimo

questi rifiuti, allora ci vogliono delle strutture che passino al setaccio quello che

entra nelle discariche, non solo quello che esce, in modo che non ci siano rifiuti

tossici o organici.

La seconda struttura necessaria è un luogo di ricerca di fronte alla discarica dove

le università possano stabilire i loro dipartimenti di disegno industriale o di

sviluppo sostenibile. Un laboratorio funzionale alla struttura di controllo con due

compiti: esaminare quei materiali non riciclabili e valutare se si possono

trasformare in rifiuti riciclabili. Se questo non è possibile, lavorare insieme

all'industria in modo che non li produca più e studi delle alternative. Ma perché

non si può fare a meno dell'Italia in questo processo? Voi avete i migliori designer

al mondo, per secoli avete sviluppato il concetto di bellezza, e perché qualcosa di

estetico non può essere anche sostenibile? Il genio e la creatività di Leonardo, di

Galileo non sono spariti del tutto. Se l'Italia decidesse di costruire alcune strutture

di controllo e ricerca sui rifiuti voi potreste aprire la strada al resto del mondo.

Un'altra frase che uso molto spesso è questa: “un po' di creatività in entrata può

far risparmiare milioni di dollari in uscita” e non è una battuta. C'è una ditta di

stampanti in Australia, la Fuji, che ha studiato una piccolissima modifica al toner

dell'inchiostro, sostituendo un rullo di plastica, che è l'unica parte che si usura, la

ditta può recuperare il resto, la parte magnetica che è anche la più costosa. Quel

rullo costa 41 centesimi e ha fatto risparmiare all'azienda, addirittura 40 milioni

di dollari. E' questo il miglior esempio che conosca di creatività che faccia

risparmiare milioni di dollari. Oppure pensiamo a quei supermercati, esistono

anche in Italia, che hanno un sistema di ricarica delle bottiglie d'acqua vuote. Tu

vai al supermercato con la tua bottiglia vuota e torni a casa con la stessa bottiglia

di nuovo piena. Pensate a quante bottiglie si risparmiano.

 

Intervistatrice: qual è lo strumento più efficace per far conoscere le vostre

proposte? Alcune, come ci ha spiegato, riguardano i comportamenti dei

singoli cittadini, altre invece devono riuscire a convincere la classe dirigente,

pubblica e privata.

 

Paul Connett: Sicuramente gli attivisti sono un veicolo fondamentale, la gente che

lavora per Greenpeace, per esempio. E' molto più facile intervenire sul territorio

se puoi contare su un'organizzazione che ha una valida alternativa da proporre.

Ma dall'altro lato le nostre proposte si promuovono da sole, perché l'operazione

Rifiuti Zero crea migliaia di posti di lavoro, stimola nuovi interessi attorno al

recupero e al riutilizzo dei materiali e questo aspetto può convincere anche i

politici meno sensibili allo sviluppo sostenibile. Per esempio, la provincia Canadese

della Nuova Scozia non era affatto all'avanguardia nella gestione dei rifiuti o nella

coscienza ambientalista. Gli amministratori volevano allargare una discarica e i

cittadini hanno detto no, allora hanno pensato di costruire un inceneritore ad

Halyfax, ma anche il governo si è opposto. A quel punto sono intervenuti gli

attivisti.

Dal nulla hanno proposto un programma che in 5 anni ha ridotto del 50% i rifiuti

destinati alla discarica. Con questo processo hanno creato 3000 nuovi posti di

lavoro, 1000 nella raccolta e nella lavorazione dei materiali di scarto, gli altri

2000 nell'industria che progetta prodotti per il mercato, sono quindi riusciti a

catturare il valore aggiunto dei rifiuti. Un inceneritore avrebbe creato al massimo

100 posti di lavoro. La stessa cosa è accaduta a Canberra in Australia, le autorità

hanno chiesto “quanti rifiuti volete che finiscano in discarica?” e i cittadini hanno

risposto: “zero”, questo è stato l'inizio appunto della campagna Rifiuti Zero. A

Canberra hanno approvato una legge che si chiama “Zero Rifiuti entro il 2010”, la

stessa legge è stata adottata da metà dei comuni in Nuova Zelanda e da decine di

comuni anche in California.

Ci sono molte realtà economiche che stanno davvero dalla nostra parte, se

costruisci un inceneritore fai una scelta sbagliata e anche costosa, alla fine ti

ritrovi con una tonnellata di cenere tossica che nessuno vuole, ogni tre tonnellate

di rifiuti, se invece segui l'approccio Rifiuti Zero converti tre tonnellate di rifiuti in

una tonnellata di prodotti riciclabili, una tonnellata di prodotti organici e una

tonnellata di educazione, di educazione dei cittadini che imparano a recuperare e

di educazione delle industrie che smettono di produrre prodotti che non possono

essere riutilizzati.

 

Intervistatrice: crede davvero che la nostra società sia pronta per una sfida

del genere?

 

Paul Connett: Dobbiamo essere pronti. Non dico sia facile, ma sono sicuro che

questa è la giusta direzione. Non pretendiamo di azzerare i rifiuti in una notte.

Non pretendiamo di farlo ovunque, la nostra proposta dunque diventa,

proviamoci in diverse realtà, troviamo un paese, una città, una metropoli che

vogliano sperimentare il sistema Rifiuti Zero, che vogliano essere pionieri e

diventare un modello per tutte le altre comunità.

Anche l'Italia può fare la sua parte, come dicevo, può analizzare i materiali di

scarto e proporre un migliore disegno industriale.

 

 

L’intervista è un allegato inviatoci dal Circolo di Rifondazione Comunista di Rogliano. Ringraziamo il segretario Aldo Gabriele.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 21 novembre 2008 )
 
 
Benvenuti sul portale de La Voce del Savuto!
 
Entra in Chat                                                         

LA VOCE DEL SAVUTO

IL CALENDARIO DEL SAVUTO