31 agosto 1860, Garibaldi a Rogliano (seconda parte)

Storia
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A Rogliano, dunque, Garibaldi arriva il 31 agosto 1860.
Rogliano è il centro della rivoluzione garibaldina e, come ha scritto Vittorio Cappelli, nel suo saggio "Politica e politici", "è il luogo canonico in cui si conviene che la Calabria nasca politicamente all'Italia".
Alle tre del pomeriggio di quel 31 agosto, "essendo giunto Donato Morelli con Thurr, Arrivabene, Caravà ed altri ufficiali e guide - scrive De Cesare - si diè a regolare le cose del Governo".
A Rogliano, il primo atto di Garibaldi è quello di nominare Donato Morelli governatore della Calabria Citeriore (la parte settentrionale della regione) con pieni poteri. E poi si passa alle questioni che affliggono la vita delle popolazioni povere. Garibaldi chiede che cosa maggiormente gradirebbe la popolazione come primo atto e, molto probabilmente, è proprio Donato Morelli a suggerire al Generale i decreti sull'abolizione della tassa sul macinato, sulla riduzione del prezzo del sale, nonché quello ormai famoso sull'uso gratuito per pascolo e semina delle terre demaniali. Ecco il testo dei decreti:
"In nome dell'Italia e di Vittorio Emanuele
1. E' abolita la tassa sul macinato per tutte le granaglie eccettuato il frumento, pel quale è conservata la tassa esistente nei diversi comuni.
2. Il prezzo del sale è dalla data di quest'oggi ridotto da grani otto a grani quattro per ciaschedun rotolo.
3. Gli abitanti poveri di Cosenza e Casali esercitino gratuitamente gli usi di pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila. E ciò provvisoriamente sino a definitiva disposizione.
Era quest'ultimo il provvedimento tanto atteso dai contadini.
Dopo la sosta a Rogliano, Garibaldi prosegue subito per Cosenza. Ci informa il De Cesare: "Le signore Morelli gli chiesero un ricordo, e il Generale lasciò loro il Memoriale per la fanteria e cavalleria, rilegato in marocchino rosso con fregi d'oro, e un grosso lapis, che lo chiude".
Il sogno secolare di contadini e pastori, però, sull'uso gratuito per pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila, dura appena cinque giorni. Donato Morelli, sotto le pressioni dei latifondisti (non immuni da un passato di usurpazione di terre) e del ceto dei proprietari, cosciente anche di avere pieni poteri politici, con l'ordinanza del 5 settembre vanificò, in sostanza, gli effetti dei decreti garibaldini, confermando la volontà di difendere gli interessi della propria classe sociale (la borghesia), mentre ai contadini restava la miseria di sempre. Morelli fu, dunque, tra i fautori della politica di un "ritorno al passato", descritta anche (per le vicende siciliane contemporanee) dallo scrittore Tomasi di Lampedusa nel suo famosissimo romanzo "Il Gattopardo", in cui mette in luce la volontà dei governatori dell'epoca di preservare le proprie ricchezze e i propri privilegi.
Sulla facciata di Palazzo Morelli c'è questa lapide: "Da questa casa / ove l'impeto generoso e la potenza organizzatrice / di / Vincenzo e Donato Morelli / raccolsero la voce dei martiri e dei ribelli / e disciplinarono le forze rivoluzionarie / Giuseppe Garibaldi / il 31 agosto 1860 / disse compiuto il voto di libertà / e / decretando l'affrancamento delle terre silane / consacrava i diritti del popolo / e le ulteriori rivendicazioni economiche / ".
La seconda parte, alla luce degli avvenimenti successivi , che abbiamo descritto, contiene un clamoroso falso. Il tanto declamato "affrancamento delle terre silane", come abbiamo visto, fu vanificato dalle ordinanze di Morelli, spegnendo gli entusiasmi della gente del popolo, che aveva riposto in Garibaldi la speranza del proprio riscatto. Questi avvenimenti diedero anche origine a due fenomeni, che ebbero grande rilevanza nella evoluzione storica ed economica del Sud d'Italia: la ripresa del brigantaggio (il terzo e il più conosciuto) e la prospettiva della emigrazione dei meridionali. Ma questa è un'altra storia.
Giuseppe Pizzuti, docente