Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi / Commento critico del prof. Francesco (Franco) Vetere

Cultura
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"Placida notte, e verecondo raggio della cadente Luna;
e tu che spunti fra la tacita selva in su la rupe;
nunzio del giorno...
mentre ignote mi fur l'Erinni e il Fato....
già non arride spettacol molle ai disperati affetti........

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COMMENTO
Un dolore cosmico pervade il Poeta nella sofferta rievocazione della enigmatica e sensibile Poetessa greca
[14:20, 1/10/2020] +39 351 871 1468: pervasa da forte passionalità intrisa di struggente umanità il cui etico nitore viene decantato dal grande lirico greco Alceo.
La di lei storia esistenziale non suffragata da oggettivi e reali riscontri è falcidiata da fallaci calunnie da parte di artisti satirici del tempo che ottemperando al loro mordace spirito sarcastico la sprofondano nell'abisso dell'ambiguità femminea denigrando la sua figura fisica non baciata da dolce e formale estetica come invece è esaltata dai Poeti lirici che ammirando il suo spirito tendente ad assoluta libertà e a straordinaria intelligenza ne compongono un'immagine di statuaria bellezza non certo propensa ad un suicidio d'amore per un oscuro e incolpevole giovane.
Il Poeta recanatese pur conoscendo il crogiuolo di storia esistenziale della Poetessa di Lesbo propende per infelice similitudine con se stesso a cantare poeticamente "il disadorno ammanto" quale causa della insanabile depressione che la spingerà alla morte.
Il pessimismo del Poeta s'innesta nella delusione di Saffo di non vivere in un universale dolore in cui la Natura diventa cinica dispensatrice.
Nostalgico incipit è la sequenza di versi che si riversano nella contemplazione di una serena notte irradiata dalla flebile luce di una Luna calante che invita a momenti di placida meditazione contrastati però da altri di angoscioso pessimismo.
Allora inizia il triste ricordo dei tempi felici quando la Natura dispensava amene visioni con cui l'animo entrava in stretta simbiosi fino a quando una oscura coltre l' avviluppava in una dimensione di tetra infelicità generando naturale astio verso di Lei matrigna quale rea di averle rapito il piacere di vivere. 

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Biografia

FRANCO VETERE, docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore, poeta, saggista e critico letterario. I suoi commenti in prosa e versi sono stati apprezzati in molte manifestazioni culturali, vergati e declamati con grande afflato, carico e denso di grande significato e di "sentimento". È autore delle seguenti sillogi poetiche: Lo sguardo e la memoria, Saggio poetico di storia umana, Eroi in poesia, Lirici greci e Latini; Saggi in prosa: Apocalisse e Cristo, Hermetica, Egittologia, Theologica, Religioni orientali, Monachesimo illuminato, Boheme e Scapigliatura, Saggìo letterario sul primo 900, Autori stranieri dell' 800, Gli Evi della Letteratura italiana; Silloge di pensieri sparsi.
Le opere citate sono state da me commentate secondo il percorso tracciato dall' Autore.
ANTONIO AIELLO