GRIMALDI – Un paese che ha dato i natali a personaggi di grande spessore umano e professionale, non può non ricordare Raffaele Giuseppe Rose, fotografo di paese, e la sua innata capacità di raccontare, attraverso i suoi innumerevoli e memorabili scatti d’autore, momenti di vita, usi e costumi del ‘900. Le sue fotografie, quanto mai preziose e ricercate, rappresentano oggi un vero e proprio tesoro per quanti amano la storia del proprio paese e cercano di ricostruirla faticosamente, andando a ritroso nel tempo, alla ricerca di ogni tassello, anche il più piccolo, necessario a ricomporre i pezzi di un mosaico ancora incompleto: il nostro passato. Nato nel 1918, morto nel 1999, era figlio di Francesco Antonio Rose, detto mastru ‘Ntoni, e di Francesca Magliocco. Ebbe cinque fratelli: Pasquale, Silvio (perito in guerra), Amerigo, Rubens e Fernando. Sposò Maria Amendola, nata a Malito, dalla quale ebbe un unico figlio: Franco.
Raffaele Giuseppe Rose era un uomo discreto, cordiale. Lo incontravo spesso da ragazzina, quando passavo per Vico Monastero, dove abitava, o lungo Via Tommaso Maio. Spessissimo, lo vedevo camminare a braccetto con la sua adorata moglie, non vedente, con la quale amava fare delle lunghe passeggiate, sempre accompagnato dalla fedele macchina fotografica, che portava appesa al collo. Mi affascinavano la serenità che insieme riuscivano a trasmettere e la loro affabilità e gentilezza. L’educazione e il rispetto, tipici degli uomini e delle donne di un tempo, erano prerogative della loro personalità. L’attività di fotografo (da ritrattista di studio a fotoreporter) che lo vide operare tra Cosenza e il Savuto, in particolare a Malito e a Grimaldi, la svolse fino agli anni ’80. Oggi, delle sue opere rimane un ricco archivio fotografico, custodito amorevolmente dal figlio Franco, biologo e giornalista, che ha ereditato dal padre la grande passione per la fotografia. Questa raccolta racchiude diversi momenti di vita familiare (è il caso degli album di famiglia), ma anche scatti che rievocano occasioni tristi o liete; che raffigurano classi scolastiche, bande musicali; che raccontano riti e festività religiose, il dopoguerra, storie di emigrazione. È, dunque, il vissuto di un intero paese, concentrato in centinaia di supporti, alcuni molto piccoli (lastre, negativi, foto 6x9, 6x6), a volte poco più grandi un un francobollo.
Come gli altri fotografi di paese, Raffaele Giuseppe Rose ha il merito d’aver fermato il tempo, un tempo che diviene evocatore primario di un ricordo, di un profumo, di un clima, di una storia.