di Luca Giuliani
L’inizio dell’anno scolastico segna il ritorno tra i banchi di milioni di ragazzi con zaini carichi, spesso sproporzionati rispetto alla loro corporatura. Un problema non nuovo, ma che continua a essere sistematicamente ignorato o sottovalutato – una scelta che rischia di pesare molto più del solo corredo scolastico.
Il rischio è reale
Secondo linee guida consolidate, il peso dello zaino non dovrebbe superare il 10-15% del peso corporeo dello studente. Per un bambino di 10 anni (36 kg), il limite massimo dovrebbe essere tra 3,6 e 5,4 kg; per un ragazzo di 12 anni (48 kg), si parla di circa 4,8-7,2 kg. Oltre questa soglia, un carico eccessivo può provocare disturbi funzionali (paramorfismi) o vere e proprie deformazioni anatomiche, come scoliosi o ipercifosi.
Le responsabilità ignorate
Esiste da tempo un preciso quadro normativo e strutturale che affronta la questione:
La circolare MIUR del 30 novembre 2009, firmata anche dai ministeri della Salute e del Lavoro, raccomanda esplicitamente di mantenere lo zaino entro la soglia critica del 10-15%.
L’accordo interministeriale del 17 gennaio 2019 inserisce la gestione del peso degli zaini in un’ottica più ampia di educazione alla salute.
La legge n. 169/2008, all’articolo 5, impegna il dirigente scolastico a vigilare sull’adozione di libri di testo adeguati, anche per alleggerire il materiale didattico.
Nonostante queste previsioni chiare, molti dirigenti scolastici continuano a non intervenire in modo sistematico, limitandosi spesso a promemoria o circolari generiche. Questo atteggiamento – quando non dettato da impotenza – rischia pericolosamente di configurarsi come menefreghismo istituzionale.
Esempi positivi... ma troppo pochi
Fortunatamente, in alcune realtà scolastiche arrivano segnali concreti: diverse scuole italiane hanno emanato vere e proprie “Circolari zaini”, con disposizioni chiare per insegnanti e famiglie. In Calabria, per esempio, una circolare dedica attenzione sia al peso ideale sia alla postura, invitando docenti e studenti a operare scelte consapevoli. Altre istituzioni pubblicano linee guida per ridurre il carico quotidiano, promuovendo l'alternanza dei libri, l'uso di risorse digitali (come Classroom o Drive) e la condivisione e rotazione dei testi tra studenti.
Ma non basta
Queste iniziative, seppur meritevoli, restano isolate. Manca un’azione coordinata che coinvolga:
I dirigenti scolastici, chiamati a implementare politiche concrete (armadietti, rotazione, digitalizzazione);
Enti locali e ministeri, che devono estendere linee guida e iniziative a livello nazionale;
Le case editrici, che dovrebbero intervenire sulla progettazione dei libri, riducendone il peso e favorendo materiali modulari o digitali.
Perché non si agisce?
Dietro il silenzio o l’inerzia dei dirigenti possono celarsi diverse cause:
Insufficiente formazione o sensibilità rispetto ai temi ergonomici e della prevenzione sanitaria;
Limitazioni logistiche o economiche, che rendono difficile introdurre armadietti o strutture alternative;
Ignoranza normativa, nonostante l'esistenza di leghi precise;
Semplificazione burocratica: l’emergenza sanitaria ha introdotto indicazioni di sicurezza (uso di trolley, pause, posture corrette) che spesso restano verbali e non integrate in una politica educativa complessiva.
Serve una svolta
È necessario un appello forte e pubblico: i dirigenti scolastici devono smettere di considerare il peso degli zaini un problema marginale. È ora di intervenire con politiche concrete: dotare le scuole di armadietti, programmare l’alleggerimento dei carichi, incentivare il digitale e educare a un ritmo scolastico a misura di studente.
Solo così si potrà garantire che la scuola non sia solo un luogo di trasmissione della cultura, ma anche di protezione della salute.









