di Omar Falvo

Il Savuto, questa bellissima valle, incastonata magistralmente nel cuore della Calabria, pregna dei profumi autentici della nostra terra, continua a essere terra di conquista. Dalle truppe dell’Impero romano, ai “deputati” dei giorni nostri; il passo è breve, ma il significato persiste in eterna sintonia: “sfruttare e abbandonare”.

 Un tempo si registravano massicci prelievi di legname per le operazioni militari, e non solo, dell’Impero romano; oggi, invece, i prelievi interessano il bacino dei voti.  Non intravediamo più le truppe romane, ovviamente,  con le loro armature maestose, ma un esercito di auto blu, con centinaia di cavalli, carrozzerie scintillanti, autisti,  e cravatte.

I problemi perenni resistono alle inondazioni del “fiume di chiacchiere” che, puntualmente in ogni tornata elettorale, scalfiscono i territori della valle, usurpando e distruggendo quel poco di ancora percepibile.

Strade, lavoro, sanità, oltreché,  il dossier dei socialmente utili, centinaia di lavoratori “in nero”- per decenni- dello Stato, stabilizzati nell’ultimo periodo della loro carriera a pochissime ore dagli Enti. 

Quelli più fortunati con contratti a  20 ore  settimanali. I  contributi per la pensione? Solo figurativi. Una vita di “lavoro”, impegno per gli Enti e alla fine? Pensioni da fame!

Una piaga mai realmente affrontata, utilizzata con i soliti proclami elettorali dal politico di turno. Ancora oggi, alcuni parlamentari presentano proposte di legge a Roma, proposte: un fiume di parole da poter spendere nelle prossime settimane. 

 



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