di Nicoletta Toselli
C’è un seme che attende di tornare alla terra. È il fagiolo poverello bianco, varietà antica dell’entroterra cosentino, studiata anni fa dagli agronomi dell’Arsac e custodita con cura in attesa di nuove mani disposte a restituirgli futuro.
L’idea, nata in seno all’associazione Destinazione Jassa e condivisa dal presidente Carlo Misasi, è quella di far nascere un piccolo orto solidale a Paterno Calabro, in un terreno che non è soltanto fertile, ma simbolico. Un lembo di collina tra gli ulivi, esposto al sole, con una sorgente discreta e un vecchia cibbia che potrebbe tornare a essere punto di incontro. Da lì lo sguardo sale verso le case in pietra del paese e si distende fino al Santuario di San Francesco di Paola, quasi in un abbraccio silenzioso.
È qui che il fagiolo poverello potrebbe tornare a germogliare. Non solo per la sua qualità, ma per ciò che rappresenta. Il nome richiama la sobrietà del frate povero, la misura, l’essenzialità. Piantarlo in questo luogo significa riannodare un filo tra spiritualità e lavoro della terra, tra memoria e responsabilità condivisa.
Il progetto non parla di grandi numeri, ma di comunità. Un orto curato insieme, come già accaduto in altre esperienze dell'associazione, dove ciascuno offre tempo e competenze. Gli anziani con i loro saperi contadini, i giovani con l’energia e la voglia di fare. Attorno, la possibilità di recuperare ricette antiche, di educare alla cura della natura, di offrire prodotti semplici e genuini anche a chi ne ha più bisogno.
In un’epoca in cui le aree interne faticano a trattenere persone e opportunità, un gesto come questo assume un valore che va oltre l’agricoltura. È un presidio, un modo concreto per dire che la terra non è nostalgia ma risorsa attuale. Forse tutto comincia da un seme. E dalla scelta di una comunità di prendersene cura, insieme.









