di Luca Giuliani
Nel fine settimana, nel cuore di Cosenza, la passeggiata lungo Corso Mazzini dovrebbe rappresentare ciò che una città sa offrire di meglio: incontro, socialità, leggerezza.
Il periodo di Carnevale amplifica questa dimensione collettiva: coriandoli, maschere, bambini in festa. È un’immagine che appartiene alla tradizione, e che nessuno mette in discussione.
Il problema non è la festa.
Il problema è il senso civico.
1. Spazio pubblico: bene comune o terra di nessuno?
Lo spazio urbano è, per definizione, condiviso. La sua qualità dipende da un equilibrio sottile tra libertà individuale e rispetto collettivo. Quando gruppi si fermano in punti stretti impedendo il passaggio, quando il transito diventa impraticabile, non siamo più davanti a un momento di convivialità, ma a un uso disordinato e autoreferenziale dello spazio.
Il diritto di stare in strada non può trasformarsi nel diritto di occupare la strada.
2. Il ruolo educativo degli adulti
L’esuberanza dei bambini è naturale. Fa parte della crescita.
Ciò che non è naturale è l’assenza di guida.
Bombolette vuote buttate di proposito sotto i piedi dei passanti, oggetti lanciati con il rischio di far scivolare qualcuno, comportamenti potenzialmente pericolosi accolti con sorrisi compiaciuti: qui il tema non è il Carnevale, ma la responsabilità genitoriale. La città educa, ma prima ancora educano gli adulti.
Quando l’adulto ride davanti all’inciviltà, legittima il disordine.
3. Sicurezza e gestione degli animali
In contesti affollati, anche la conduzione dei cani diventa una questione di responsabilità civica. Guinzagli lunghi, intrecciati tra i passanti, possono trasformarsi in fattori di rischio. Non è una questione contro gli animali; è una questione di consapevolezza del contesto.
La libertà di uno termina dove inizia la sicurezza dell’altro.
4. La città come specchio culturale
La qualità della convivenza urbana riflette il livello culturale di una comunità.
Non bastano eventi, luminarie o centri commerciali affollati a definire la vitalità di una città. Se il rumore prevale sull’ordine, se l’euforia supera il rispetto, la città perde dignità.
Il senso civico non è un optional. È l’infrastruttura invisibile che permette a tutto il resto di funzionare.
5. La tentazione del ritiro
Di fronte al caos, la reazione istintiva è una sola: non uscire di casa. Ritirarsi. Evitare.
Ma questa è una sconfitta silenziosa dello spazio pubblico. La città non può diventare territorio esclusivo di chi urla più forte o occupa più spazio.
La soluzione non è l’isolamento, bensì una rinnovata consapevolezza collettiva:
educazione al rispetto,
presenza vigile delle istituzioni,
responsabilità individuale.
Conclusione
Una festa può essere rumorosa senza essere pericolosa.
Può essere gioiosa senza essere anarchica.
Il senso civico è la linea sottile che separa la libertà dalla prevaricazione.
Senza quella linea, la città non è più comunità: è soltanto somma disordinata di individui.
E una comunità che perde il rispetto reciproco perde, lentamente, se stessa.









