Abbiamo chiesto all’ingegner Giovanni Ponterio, che vive a Carpanzano ed ha profuso molto impegno nel sociale, di esprimerci il suo punto di vista sulla situazione dell’emergenza dei collegamenti viari che si è venuta recentemente a creare a Carpanzano. Ecco il suo punto di vista:
“Desidero richiamare l’attenzione su una problematica che, da anni, interessa il territorio e che, negli ultimi giorni, ha assunto contorni ancora più preoccupanti.
Vorrei soffermare l’attenzione sul tronco stradale Marzi–Coraci, arteria fondamentale per la mobilità locale e per i collegamenti dell’area del Savuto e del nostro paese.
A Carpanzano sono caduti circa 300 mm di acqua nel mese di gennaio e 500 nei giorni di febbraio: uno strato d’acqua dello spessore di 80 cm che è circa l’equivalente della pioggia che cade in un intero anno.
Numeri importanti che comportano conseguenze drammatiche per la stabilità dei versanti. Tali eventi hanno sicuramente determinato i fenomeni franosi che si sono verificati su un territorio notoriamente fragile per aspetti che riguardano l’orografia e la geologia dei terreni.
Consultando gli atti dell’Archivio di Stato di Napoli ho trovato un documento dell’anno 1830 relativo al rifacimento della strada da Donnici a Tiriolo. A quei tempi nel nostro territorio non era ancora diffuso l’uso del calcestruzzo cementizio e, per la realizzazione di opere di sostegno, sono stati fatti dei muri a secco in pietra alti sui 2-3 metri. Quando non era possibile adottare questa soluzione sono stati eseguiti scavi per consentire l’avanzamento del tracciato stradale determinando sezioni a mezza costa con pareti anche di 10-15 metri .
In un contesto geomorfologico così complesso c’è da rilevare, inoltre, la presenza di corsi d’acqua che provocano fenomeni erosivi quali lo scalzamento al piede dei versanti determinando ulteriori instabilità dei pendii.
Occorrono, pertanto, interventi strutturali complessi che tengano conto di più fattori. Iniziare quindi da una corretta regimentazione delle acque dei fiumi con la realizzazione di briglie o altre opere idrauliche adeguate.
In merito ai versanti, occorre intervenire con opere geotecniche imponenti che possano trovare una corretta armonia con gli aspetti ambientali.
E’ convinzione diffusa che i movimenti franosi siano provocati quasi sempre dai tagli dei boschi. Certamente contribuiscono ad una migliore gestione naturale delle acque piovane, però bisogna considerare che le superficie di scorrimento delle frane sono generalmente ad una profondità ben al di sotto delle radici degli alberi.
In conclusione, sarebbe auspicabile che nell’immediato si adottino soluzioni provvisorie più opportune, ma la soluzione del problema sono interventi strutturali di tutto il tronco stradale da Marzi a Coraci. Nei piccoli centri non si può vivere rinviando la soluzione dei problemi e condannando gli abitanti a vivere un’emergenza senza fine.
Non si può continuare a guardare il futuro con preoccupazione. Anche se viviamo in piccoli centri presidiamo il territorio e abbiamo il diritto di guardare il futuro con speranza, ma la speranza non ci potrà essere senza un progetto complessivo e un piano di attuazione, affinché si possa passare dalla gestione delle urgenze a una visione di prevenzione e stabilità nel lungo periodo.
Dovremmo uscire un po’ dalla logica campanilistica ed acquisire la coscienza di una popolazione che vive su un territorio: la Valle del Savuto. Come abitanti di questa Valle dobbiamo essere grati a quanti, ai più vari titoli, si stanno interessando per il ritorno alla normalità, andando anche ben oltre il loro dovere".









