Questa immagine racconta il tempo.
Il portone in legno, consumato e segnato, sembra custodire storie silenziose, vite passate tra queste mura che ancora resistono. L’arco in pietra lo abbraccia come una cornice antica, solida, quasi a voler proteggere ciò che resta di un mondo più lento e autentico.
La parete, fatta di pietre irregolari e vissute, è un mosaico di memoria: ogni crepa, ogni sfumatura racconta stagioni, pioggia, sole e mani che hanno costruito con pazienza. Nulla è perfetto, e proprio per questo tutto è vero.
Quei coppi poggiati lì, quasi dimenticati, aggiungono un senso di quotidianità sospesa, come se qualcuno dovesse tornare da un momento all’altro per riprendere un lavoro lasciato a metà.
È uno scorcio semplice, ma potente: parla di radici, di identità, di un Sud che non ha bisogno di parole per farsi sentire. Basta guardare, e ascoltare il silenzio.
Katiuscia Rizzo









